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Sliding Doors Azzurre: la rimonta, i piazzati e la gioia del Flaminio. Mirco Bergamasco ricorda Italia-Francia del 2011

Roma, Stadio Flaminio. È il 60’ di Italia-Francia quando Andrea Masi trova la meta dell’11-18 dopo una bellissima azione della squadra di Mallett, che sta tenendo testa a una squadra che è venuta a Roma per fare punti e provare a vincere il Sei Nazioni. Sulla piazzola, per la trasformazione, arriva Mirco Bergamasco: fino a quel momento non era stato perfetto, aveva sbagliato due calci tutto sommato agevoli, ma da posizione angolata stavolta non sbaglia. Il Flaminio esplode, l’Italia accorcia sul 13-18 e da quel momento inizia la rimonta che la porterà a battere per la prima volta la Francia al Sei Nazioni, proprio grazie ai calci di Mirco Bergamasco, che da quel momento diventerà un cecchino infallibile: altri tre piazzati, tutti perfetti, per il 22-21 finale. I piazzati In quel momento, l’Italia aveva assoluto bisogno dei punti di Mirco per ritornare sotto: “Avevo sbagliato due calci, uno addirittura centrale in cui avevo preso più terra che pallone. Ma ho sempre cercato di non focalizzarmi troppo sull’errore, di non portarmelo dietro. Ho sempre pensato al presente, al calcio successivo: inconsciamente, forse, quella trasformazione difficile mi ha dato una carica in più, ma anche se l’avessi sbagliata avrei continuato a provarci. Ero convinto delle mie capacità, tanto che subito dopo abbiamo ottenuto un altro calcio (quello del 16-18) e quando l’arbitro ha fischiato ho subito detto a Sergio Parisse ‘fammela calciare’. E nemmeno lui ha esitato, anche lui era convinto che potessi metterlo dentro. Non pensavo alla difficoltà o agli errori precedenti: pensavo solo che dovevo mettere dentro 3 punti importanti per la squadra”. La storia Dietro i calci di Mirco Bergamasco, che rimarranno per sempre legati a quella partita, c’è una storia che comincia due anni prima, quando il capo allenatore dell’Italia Nick Mallett e l’assistente Philippe Doussy (oggi skills coach degli Azzurri) decidono di provare un nuovo piazzatore: “Io piazzavo da ragazzo, poi da adulto per diversi motivi non avevo più avuto la possibilità di farlo e quindi ho deciso di lasciar perdere. Continuavo a calciare per divertimento, ma quando nel 2009 alla vigilia dei test autunnali Philippe mi disse che l’Italia stava cercando un nuovo piazzatore ci ho provato. Era una sorta di test su 25 calci da posizioni diverse: ne misi dentro 23 su 25. Ricordo che anche Tito Tebaldi, che era molto giovane, calciò molto bene e ne mise 22. Ricordo anche che, siccome non piazzavo da tanto, usai la piazzola di Luke McLean per esercitarmi. Dopo quei 23 calci Mallett disse ‘Ok, partiamo con Mirco’, e da lì è iniziato tutto”. Vacanze Romane Un anno e mezzo dopo, Mirco Bergamasco si sarebbe trovato a mettere dentro i piazzati importanti della sua carriera, dopo una partita particolare in cui l’Italia stava mettendo in grande difficoltà i francesi ma che allo stesso tempo non riusciva a sfruttare le occasioni a disposizione: “Anche se a un certo punto eravamo sotto con un certo distacco nel punteggio (6-18) sapevamo di star facendo una buona partita, di star tenendo testa alla Francia. Ci eravamo resi conto che non riuscivano a fare quello che pensavano. Era una giornata particolare, noi eravamo motivatissimi anche dal clima che si era creato. Ricordo che i giornali francesi scrissero ‘Vacanze Romane’ in relazione a quella partita, la consideravano già vinta. Molti di noi all’epoca giocavano in Francia, abbiamo preso un po’ a cuore quella cosa, ci ha dato ancora più forza per reagire. Già alla fine del primo tempo (6-11 per la Francia) ci eravamo resi conto che non erano così imbattibili come si diceva, e anche dopo aver subito un’altra meta abbiamo continuato a giocare convinti di poter lottare fino alla fine. Poi la meta di Masi ci ha dato quella spinta in più per capire che potevamo davvero ribaltare il risultato”. Il calcio decisivo e quella mischia E allora si ritorna sempre lì, ai calci di Mirco Bergamasco, che al 75’ firma il sorpasso col piazzato del 22-21: “Ricordo che il Flaminio era una bolgia. Come se tutti avessero avuto la sensazione di star vivendo qualcosa di importante: potevamo finalmente ottenere la prima vittoria con la Francia al Sei Nazioni. Abbiamo stretto i denti, abbiamo sofferto, cercando di mantenere il vantaggio. Ricordo l’ormai celebre assalto finale con la mischia: non finiva più! (Ride, ndr). Sapevamo di non poter concedere calci di punizione, perché sarebbe stata una posizione favorevole per segnare, e di non poter concedere altro avanzamento. Gli avanti hanno fatto un grande lavoro. Credo che in qualche modo certe partite siano ‘scritte’: quella dovevamo vincerla noi, quel giorno nulla avrebbe potuto fermarci. È difficile da spiegare perché ovviamente in campo non ci pensi, ci pensi dopo. Riguardando la partita, ti accorgi che nulla poteva andare in maniera diversa da com’è andata: per la settimana che avevamo vissuto, per la motivazione che avevamo, per la partita che abbiamo giocato. Dovevamo vincerla noi, e l’abbiamo vinta” conclude Mirco.

Italia | 19/02/2026

Italrugby, Spagnolo: “Grande prestazione in Irlanda, peccato per il risultato. Furlong? Serve rispetto, è una leggenda”

Tra i tanti spunti offerti da Irlanda-Italia, l’ennesima prestazione dominante della mischia chiusa è quello che salta maggiormente all’occhio. Anche i media internazionali hanno riconosciuto il grande lavoro di crescita della prima linea dell’Italia, capace ancora una volta di mantenere lo stesso livello di prestazioni anche con i cambi e mettendo in seria difficoltà l’Irlanda in una partita che poteva finire anche diversamente dal 20-13 con cui i padroni di casa hanno portato a casa il match. Lo ha spiegato Mirco Spagnolo, pilone sinistro del Benetton e della Nazionale: “È stata una prestazione assolutamente positiva, in un campo difficile e in cui in passato abbiamo spesso fatto fatica, ma chiaramente quando finisce così rimane un po’ di rimpianto, siamo andati vicini al pareggio e avremmo potuto segnare nel finale. Peccato non esserci riusciti, sarebbe stato bello chiudere almeno con un pari una partita che abbiamo giocato bene”. Come contro la Scozia, anche con l’Irlanda c’è stato un dominio in mischia, e quella vinta al 65’ contro Furlong ha fatto il giro del web. “Sì, però mi dispiace perché credo si stia un po’ esagerando. Un conto è il video della mischia, ma sto vedendo anche tanti meme che secondo me sono irrispettosi: stiamo parlando di Furlong, una leggenda di questo sport. Un conto è l’aspetto sportivo e capisco il voler sottolineare la forza della nostra mischia, ma quando si va oltre e si fanno dei "meme" per mettere in ridicolo un pilone che ha fatto la storia del rugby non va bene”. Al di là della singola mischia, la prestazione di Dublino conferma ancora una volta la crescita costante di tutto il pacchetto. Qual è la chiave di questa evoluzione? “Sono diverse. Prima di tutto, chiaramente, il tantissimo lavoro che stiamo facendo sulla mischia e la volontà di migliorarsi sempre di più e di essere davvero dominanti. E poi credo sia importante anche l’affiatamento che si è creato: noi prime linee siamo davvero un grande gruppo, come una famiglia, siamo sempre insieme e anche quando arriva qualche ragazzo nuovo come Momo Hasa o l’anno scorso Tommaso di Bartolomeo riesce subito ad integrarsi. Lavoriamo tantissimo per diventare una cosa sola, praticamente. Poi comunque ci conosciamo tutti molto bene e lo staff è stato bravo a unire il tutto. Anche in allenamento con Moro (Andrea Moretti, allenatore degli avanti, ndr) sappiamo quando c’è da scherzare e divertirci e quando invece c’è da fare sul serio, e quando si fanno le mischie non si scherza per niente”. Come sono gli allenamenti in mischia? “Spesso le facciamo a fine allenamento. Anche perché essendo a fine allenamento siamo più stanchi e quindi riviviamo la stanchezza della partita, e come in partita devi dare tutto perché se non lo fai non c’è modo di uscirne. A ogni mischia sai di dover dare il 100%, e alla fine questa cosa ritorna anche in partita, perché il nostro obiettivo è essere dominanti”. Come vivete la concorrenza? “Secondo me è una cosa molto positiva. Intanto perché comunque siamo un gruppo molto unito, come ho detto: non è che quando Fischio (Fischetti, ndr) gioca titolare e io vado in panchina allora mi arrabbio. Anzi, è uno stimolo in più per migliorare e allo stesso tempo lui sa che c’è qualcuno dietro di lui che spinge. È una concorrenza positiva: sai che hai di fronte un ragazzo che è un tuo grande amico, ma quando si fanno le mischie contro tutti vogliamo sempre avanzare. Ad esempio, faccio spesso le mischie contro Simone Ferrari, che gioca a destra, e anche se siamo molto amici tutti vogliamo prevalere in quel momento. Alla fine la mischia è questo, e poi i risultati di tutto questo processo e di questa concorrenza forte, ma positiva, si vedono in partita”. Contro la Francia si prospetta un match completamente diverso dal punto di vista tattico, viste le caratteristiche dei Blues. Dal punto di vista della mischia, invece, che partita sarà? “Giocano in casa e stanno dominando il torneo, arriveranno sicuramente molto decisi e mi aspetto una battaglia incredibile davanti. Anche perché in Top 14 le mischie sono davvero durissime, ci sono giocatori esperti e provenienti da grandi squadre. Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di essere il più performanti possibile e dare sempre il 100%. Lo abbiamo fatto bene in queste prime due partite ma dobbiamo continuare a farlo per tutto il Sei Nazioni”. Come si studiano i piloni avversari prima di una partita? “All’inizio si fa una revisione generale di tutti i piloni convocati dalla squadra avversaria, perché fino a due giorni prima della partita non sappiamo chi giocherà. Una volta vista la formazione, riguardiamo tutte le clip dei due piloni in lista gara, sia chi parte titolare sia chi parte dalla panchina. Poi ci sono i casi in cui ti trovi davanti un pilone che hai già affrontato altre volte, però lo studio comunque non cambia: guardi cosa fa, come attacca, come si muove in mischia e pensi a come puoi difenderti e controbattere”.

Italia | 18/02/2026

Andrea Piardi: “Tre arbitri italiani nella stessa partita è un traguardo incredibile, ma è frutto del lavoro del movimento”

Inghilterra-Irlanda sarà una partita speciale per il movimento italiano: per la prima volta, ci saranno tre arbitri italiani nel team di una partita del Sei Nazioni. Andrea Piardi come arbitro, Gianluca Gnecchi come assistente e Matteo Liperini al TMO. La ciliegina sulla torta di un percorso che ha portato gli arbitri italiani ad essere sempre più presenti nel panorama internazionale, come dimostra lo stesso Sei Nazioni che ha visto Piardi, Gnecchi (come assistenti) e Liperini (al bunker) impegnati già nella seconda giornata in Scozia-Inghilterra. Liperini sarà al bunker anche nella sfida più attesa dell’ultima giornata: Francia-Inghilterra. “È davvero una grande soddisfazione, siamo estremamente contenti di poter formare un team di 3 arbitri italiani su 4: una cosa che qualche anno fa non avremmo mai pensato. È la dimostrazione di un movimento che lavora e che grazie al lavoro sta ottenendo questi risultati” racconta Andrea Piardi, ormai pienamente consolidato ad alti livelli e all’ennesima partita importante della sua carriera. Come si è arrivati a questo traguardo così importante “Come detto, questo risultato è frutto di un percorso che parte da lontano. Credo che l’arrivo dell’ex capo degli arbitri di World Rugby, Alain Rolland, come consulente arbitrale abbia permesso di cambiare alcune cose. C’è stata poi una grande attenzione da parte della Federazione verso gli arbitri. E tutto questo ha permesso di poter lavorare con maggiori competenze e con grande serenità, e questo fa sì che prima o poi i risultati arrivino, com’è successo”. Anche perché, al di là del Sei Nazioni, c’è anche una presenza costante da parte degli arbitri italiani in URC e nelle coppe europee… “Esatto. Questo fa capire che non si lavora solo sul singolo nome, ma è tutto un sistema che lavora ed è credibile a livello internazionale, e questo ci permette di avere tante persone nei tornei di alto livello come l’URC, la Champions Cup e la Challenge Cup. Tutto però nasce prima dall’Italia, dalla capacità di far crescere i ragazzi e farli arrivare fino ai massimi livelli nazionali come la Serie A Elite, per poi fare il ‘salto’ internazionale. Quando tutto il sistema lavora bene poi i risultati arrivano, e lo dimostrano le tante presenze degli italiani nelle partite all’estero, non solo io, Gianluca Gnecchi e Matteo Liperini ma anche Federico Vedovelli e Clara Munarini”. A livello personale, è ormai il terzo anno in cui dirigi con costanza grandi partite. Come ti fa sentire? “Sono stati due anni davvero intensi e soddisfacenti dal punto di vista professionale. È stato un sogno: la prima partita al Sei Nazioni, poi gli All Blacks, poi i test match e ancora in Sei Nazioni, fino ad arrivare a una partita dei Lions e poi ancora agli All Blacks con l’Inghilterra. È stato un percorso che mi ha arricchito dal punto di vista professionale, ed è bellissimo”. Tra queste partite, qual è quella che ti ha lasciato qualcosa di speciale? “Molto difficile scegliere, devo dirne almeno due che per me sono sullo stesso piano. La prima è sicuramente l’esordio al Sei Nazioni in Irlanda-Galles, perché era la prima volta di un arbitro italiano e perché comunque arrivare da primo arbitro in un torneo così importante ti dà un mix di emozioni davvero forte. La seconda è Australia-Lions, perché il tour dei Lions dal punto di vista delle emozioni, del contesto e della tensione è qualcosa di unico nel panorama mondiale. Per quanto partite come Inghilterra-All Blacks siano importanti, quando giocano i Lions si percepisce proprio qualcosa di diverso, anche se magari per chi non vive il mondo anglosassone è un po’ più difficile da comprendere. Quando entri nel mondo dei Lions respiri la loro tradizione, la loro cultura, e allo stesso modo ti rendi conto di quanto per la squadra che li affronta – in questo caso l’Australia – sia importante giocare contro di loro e provare a batterli. Poi ho avuto anche la fortuna di arbitrare la partita più importante della serie, perché alla fine il secondo match è quello che decide il destino di tutto il tour: o una squadra vince la serie, com’è successo ai Lions, o si va sull’1-1 e quindi la partita finale diventa poi decisiva. Mentre ero in campo avevo la consapevolezza di far parte di qualcosa di storico, ed è stato indimenticabile”.

Arbitri | 17/02/2026

Italia U20, Bianchi: “Rimpianto per il risultato, ma con l’Irlanda la prestazione c’è stata. Ora pensiamo alla Francia”

Se dopo la partita con la Scozia il sentimento dominante era la delusione, dopo il match perso 30-27 a Cork con l’Irlanda le sensazioni sono molto diverse. C’è la soddisfazione per aver finalmente mostrato il proprio gioco e le proprie qualità, ma anche il rimpianto di non essere riusciti a vincere una partita che a un certo punto sembrava alla portata, come racconta Carlo Antonio Bianchi, terza linea dell’Italia under 20, dell’Accademia Nazionale I. Francescato e dell’Unione Rugby Firenze. Gli Azzurrini torneranno in campo sabato 21 febbraio contro la Francia a Lille. In Irlanda si è vista un’Italia diversa: è più il rimpianto per il risultato mancato o la soddisfazione di essere tornati subito competitivi? “Alla fine entrambi. In Irlanda si è vista una bella reazione rispetto alla partita con la Scozia, ma rivedendo la partita abbiamo posto l’attenzione su delle marcature irlandesi che potevamo sicuramente evitare, quindi c’è un po’ di rimpianto per un punteggio che poteva essere diverso. Dall’altra parte c’è la soddisfazione di essere riusciti a fare il nostro gioco, anche in trasferta”. Cosa è mancato per portare a casa la partita? “Probabilmente qualche singola scelta, e a livello difensivo siamo stati spesso troppo vicini al punto d’incontro e questo ha portati a concedere più spazio all’esterno. Sapevamo che l’Irlanda tende a muovere tutta la linea dei trequarti in un senso per poi andare a giocare fuori, e hanno saputo sfruttare ogni occasione in cui abbiamo concesso degli spazi all’esterno”. Quella con la Francia, classifica alla mano e considerando che si va anche in trasferta è forse la partita più difficile delle cinque. Come si affronta? “La partita di sabato per noi è un’opportunità, un modo per mettere alla prova il nostro gioco contro una squadra forte e che ha un modo di giocare simile al nostro. La vedo come un’opportunità di confronto. Fin dalle prime sedute di allenamento di questa settimana stiamo cambiando un po’ di cose, sapendo di dover affrontare una squadra che gioca molto diversamente da Scozia e Irlanda: ci stiamo concentrando molto sulle velocità difensiva, soprattutto perché loro cercano di far uscire rapidamente il pallone dal breakdown per poi attaccare subito in velocità muovendo il pallone. Noi dobbiamo stare al passo ed essere altrettanto veloci in difesa”. Ora che le prestazioni sono arrivate, qual è l’ultimo passo che serve per conquistare anche la vittoria? “Contro l’Irlanda abbiamo dimostrato di esserci anche a livello offensivo, credo sia stata una buona prova. Dobbiamo lavorare meglio nel punto d’incontro per evitare di prendere troppi calci di punizione com’è successo sia contro la Scozia che contro l’Irlanda: non dobbiamo concedere queste opportunità e doppiamo avere a disposizioni possessi migliori portando fuori i giocatori avversari in pulizia”.

Italia U20 | 17/02/2026

Sei Nazioni: una grandissima Italia spaventa l’Irlanda, che vince 20-13 a Dublino

Un'Italia meravigliosa sogna l'impresa a Dublino, chiude il primo tempo in vantaggio, combatte nella ripresa e cede solo nel finale, conquistando comunque il punto di bonus difensivo. All'Aviva Stadium passa l'Irlanda 20-13, rimontando il 5-10 con cui gli Azzurri erano andati all'intervallo. La squadra di Quesada gioca alla pari contro un'Irlanda che soffre in mischia per tutta la partita e viene trascinata dall'esperienza di Gibson Park, cambio decisivo nell'economia del risultato finale. Italia a segno con la meta di Nicotera sugli sviluppi di una maul e con i piazzati di Garbisi, per l'Irlanda mete di Osborne, Conan e Baloucoune, con un piazzato di Crowley. Gli Azzurri torneranno in campo domenica 22 a Lille contro la Francia per la terza giornata del Sei Nazioni 2026. La cronaca di Irlanda-Italia Italia subito attiva in difesa, con Ioane, Zuliani e Ferrari tra i più attivi a mettere sotto pressione i padroni di casa, in particolare Prendergast. In mischia il primo colpo è irlandese, con Clarkson che mette in difficoltà Fischetti: l'Irlanda va in touche e conquista un altro penalty, Sheehan gioca alla mano ma viene punito per aver tentato di saltare un placcaggio. Dall'altra parte l'Italia risponde: calcio passaggio di Garbisi su Lynagh che vince la battaglia aerea con Ringrose, arriva Marin che con un offload serve Menoncello, il cui calcio però è troppo lungo ed esce. Subito dopo gli Azzurri rimangono temporaneamente in 14 per un giallo a Lynagh per avanti volontario. Con l'uomo in più l'Irlanda accelera. Al 15' Lamaro salva miracolosamente recuperando un pallone nel raggruppamento a 5 metri dalla linea di meta, poi al 17' McCloskey evita il placcaggio di Zuliani e in caduta riesce a servire Osborne per la prima marcatura del match. Dall'altra parte sugli sviluppi di una touche Izuchukwu tocca Zambonin mentre è ancora in aria e gli Azzurri vanno per i pali: Garbisi firma il 5-3. Recuperato Lynagh l'Italia sfiora anche il vantaggio: grande giocata di Pani che supera la prima linea di difesa con un calcetto per se stesso, apre il campo ma non trova l'offload per Lamaro che avrebbe avuto la strada spianata verso i pali. Al 32' è l'Irlanda a restare in 14 per un giallo a Casey per un placcaggio alto su Lorenzo Cannone. L'Italia va in touche, la maul inizialmente non ingrana ma arrivano anche i trequarti e gli Azzurri prendono l'abbrivio, poi Nicotera è bravissimo a staccarsi al momento giusto e a schiacciare per la meta del vantaggio. Garbisi trasforma per il 10-5. Cambia anche l'inerzia della mischia ordinata, con la prima linea irlandese che al 37' cede di schianto e concede un altro calcio all'Italia, che torna in attacco ma spreca con Menoncello e Lynagh che non si capiscono. Sulla successiva mischia, con introduzione irlandese, è ancora l'Italia a fare la differenza e a conquistare un altro penalty: si va in touche, pallone vinto da Zambonin ma la maul stavolta viene disinnescata dai padroni di casa, che chiudono il primo tempo sotto 10-5. A inizio ripresa Farrell mette dentro Furlong, l'Irlanda spinge subito e alla prima occasione trova la meta del pareggio: touche "furba" letta bene dall'Italia, ma i padroni di casa insistono e con una serie di cariche vanno a segno con Jack Conan per il 10-10, con Prendergast che non trova la trasformazione. Dall'altra parte Marin con una grandissima giocata trova Pani all'esterno, portato fuori di un soffio da Osborne. La squadra di Quesada però ha molto più possesso rispetto al primo tempo e al 52' ha una grandissima opportunità: finta strepitosa di Menoncello che passa in mezzo a due e poi serve Lynagh che va a schiacciare in bandierina, ma il passaggio del centro azzurro è considerato in avanti e la meta viene annullata. Dall'altra parte è ancora Lamaro a salvare tutto con un grande turnover nei suoi 22, in una partita che è un continuo botta e risposta. Al 58' però è l'Irlanda a tornare in vantaggio: stop di piede "calcistico" di Lowe che dà il via a una lunghissima azione coi trequarti irlandesi, poi Baloucoune attacca in prima persona rompendo il placcaggio di Pani e va a segnare la meta del 17-10 con trasformazione di Crowley. L'Irlanda è nel momento migliore della partita: Gibson Park alza il ritmo e l'Italia fa più fatica a reggere le accelerazioni dei padroni di casa, che al 63' vanno oltre il break con il piede di Crowley per il 20-10. La mischia italiana però anche con i cambi continua ad essere dominante, e al 66' Garbisi accorcia le distanze dalla piazzola e riporta gli Azzurri entro il break di distacco. Al 76' l'Italia ha una grandissima occasione per pareggiare, con uno splendido calcetto di Garbisi che innesca la corsa di Menoncello, ma il centro azzurro non riesce a controllare il pallone a un passo dalla linea di meta. Il finale è un assalto azzurro: 20 fasi di battaglia, con l'Irlanda che però rosicchia metri e alla fine recupera l'ovale con l'intercetto di Lowe su Ioane. L'ala dell'Irlanda addirittura si invola verso la metà campo avversaria, i padroni di casa cercano la meta del bonus che però non arriva: finisce 20-13, con un'Italia che esce comunque a testa altissima dall'Aviva Stadium. Dublino, Aviva Stadium, 14 febbraio 2026Guinness Men’s Six Nations - I turnoIrlanda v Italia 20-13 (5-10)Marcatori: p.t 17’ m. Osborne tr. S.Prendergast (5-0); 21’ cp. P.Garbisi (5-3); 33’m. Nicotera tr. P.Garbisi (5-10) s.t 3’m. Conan (10-10); 18’m. Baloucoune tr. Crowley (17-10); 23’cp. Crowley (20-10); 27’ cp. P. Garbisi (20-13)Irlanda: Osborne; Baloucoune, Ringrose, McCloskey, Lowe; S.Prendergast (15’st Crowley), Casey (12’st Gibson-Park); Conan, Doris (Cap), Izuchukwu (19’st  Timoney); Ryan (30’st Edogbo), McCarthy (12’st Beirne); Clarkson (1’st Furlong), Sheehan (12’st Kelleher), Loughman (27’st O’Toole)all. Andy FarrellItalia: Pani; Lynagh, Menoncello, Marin (27’st Odogwu), Ioane; P.Garbisi, Fusco (23’st A.Garbisi); L.Cannone (27’st Odiase), Zuliani, Lamaro (Cap); Zambonin (21’st Ruzza), N.Cannone (27’st Favretto); Ferrari (19’st Hasa), Nicotera (19’st Di Bartolomeo), Fischetti (19’st Spagnolo)all. Gonzalo Quesadaarb: Hollie Davidson (SRU)AA: Matthew Carley (RFU); Luc Ramos (FFR)TMO: Ian Tempest (RFU)Cartellini:  11’pt. Giallo a Lynagh (Italia): 32’pt. Giallo a Casey (Irlanda)Calciatori:  S.Prendergast (0/2); P.Garbisi (3/3); Crowley (2/2)Player of the Match: Baloucoune (Irlanda)Note: Giornata fredda, stadio sold out, prima partita diretta da una donna nel Sei Nazioni Maschile, esordio con l’Irlanda per EdogboPunti in classifica: Irlanda 4; Italia 1

Italia | 14/02/2026

Sei Nazioni: la presentazione di Irlanda-Italia

L’Italia cerca conferme in una delle partite più difficili del suo Sei Nazioni, contro l’Irlanda all’Aviva Stadium di Dublino, un campo in cui gli Azzurri hanno spesso fatto fatica nella storia recente del torneo. La squadra di Quesada arriva però da un importantissimo successo con la Scozia e col morale alle stelle dopo aver vinto 3 delle ultime 4 partite giocate, avendo battuto anche Australia e Cile a novembre. Dall’altra parte l’Irlanda è in cerca di riscatto dopo la sconfitta con la Francia, e in casa è da sempre una squadra difficilissima da battere. Inoltre, nel Sei Nazioni non ha mai perso contro gli Azzurri tra le mura amiche (solo una volta a Roma, nel 2013). Sarà una partita difficile, ma anche un’occasione per confermare la prestazione dell’Olimpico: si gioca alle 15.10 all’Aviva Stadium di Dublino. Come arriva l’Irlanda La squadra di Andy Farrell sta vivendo un momento particolare: tantissimi infortuni hanno influenzato le scelte di formazione per il match contro la Francia, perso 36-14 con una bella reazione nel secondo tempo che però non è bastata a risollevare una partita iniziata male. L’Irlanda scenderà in campo all’Aviva Stadium consapevole di non poter più sbagliare, tanto che Cian Prendergast ha dichiarato che il discorso Sei Nazioni è tutt’altro che chiuso: per rimanere in corsa, però, è obbligatorio vincere contro un’Italia forte e in grande forma. La squadra di Farrell ha cambiato in corsa piano di gioco a Parigi: i tanti calci del primo tempo non hanno sortito gli effetti sperati, e mantenendo maggiormente il possesso nella ripresa gli irlandesi sono riusciti a rendersi pericolosi e a riaprire un match che sembrava chiuso. A Dublino, l’Irlanda giocherà una partita molto improntata alla battaglia fisica, provando a sporcare i possessi dell’Italia nel punto d’incontro e cercando di avere più possesso possibile. Come arriva l’Italia Il successo contro la Scozia ha confermato la competitività degli Azzurri, reduci da 3 vittorie nelle ultime 4 partite giocate. Contro l’Irlanda, soprattutto in trasferta, è sempre durissima e lo sarà anche questa volta, soprattutto perché la squadra di Farrell è già spalle al muro e giocherà con la cattiveria tipica delle partite decisive. Gli Azzurri devono però approfittare del lato positivo di questa situazione, giocando liberi di testa – ma concentrati – sapendo che tutta la pressione sarà sull’Irlanda, che da un lato potrebbe soffrire le potenti accelerazioni azzurre, ma dall’altro può fare male con i suoi lunghi multifase. Sarà importante soprattutto migliorare la disciplina, l’unico neo sottolineato da Gonzalo Quesada dopo il match contro la Scozia: bisognerà necessariamente diminuire il numero di falli (16 quelli commessi a Roma) per evitare di concedere occasioni all’Irlanda troppo facilmente. Tutte le informazioni per seguire Irlanda-Italia La sfida del Sei Nazioni tra Irlanda e Italia si giocherà sabato 14 febbraio alle 15.10 all’Aviva Stadium di Dublino e sarà trasmessa in diretta su Sky Sport Uno e in chiaro su Tv8, diretta streaming su NOW e Tv8.it. L’irlandese Hollie Davidson dirigerà il match, coadiuvata dagli assistenti Matthew Carley (Inghilterra) e Luc Ramos (Francia). Al TMO l’inglese Ian Tempest, al bunker il francese Tual Trainini. Le formazioni di Irlanda-Italia Irlanda: 15 Jamie Osborne, 14 Robert Baloucoune, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 James Lowe, 10 Sam Prendergast, 9 Craig Casey, 8 Jack Conan, 7 Caelan Doris (C), 6 Cormac Izuchukwu, 5 James Ryan, 4 Joe McCarthy, 3 Thomas Clarkson, 2 Dan Sheehan, 1 Jeremy Loughman A disposizione: 16 Rónan Kelleher, 17 Tom O’Toole, 18 Tadhg Furlong, 19 Edwin Edogbo, 20 Tadhg Beirne, 21 Nick Timoney, 22 Jamison Gibson-Park, 23 Jack Crowley Italia: 15 Lorenzo Pani, 14 Louis Lynagh, 13 Tommaso Menoncello, 12 Leonardo Marin, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C), 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 David Odiase, 22 Alessandro Garbisi, 23 Paolo Odogwu

Italia | 14/02/2026

Sei Nazioni U20: l’Italia sogna il colpaccio a Cork, ma l’Irlanda passa 30-27

Una partita tiratissima, con l'Italia brava a rispondere colpo su colpo a ogni marcatura dell'Irlanda, ma alla fine sono i padroni di casa a passare 30-27: quattro mete per parte e due trasformazioni, alla fine decide un calcio di punizione in più, quello di Wood al 63' che aveva portato gli irlandesi sul temporaneo 30-22. Un match a due facce per gli Azzurrini, che quando sono riusciti ad accelerare sono stati pericolosissimi, ma hanno sofferto le iniziative palla in mano dell'Irlanda in una partita sostanzialmente alla pari e decisa dai dettagli e dalla mischia, che nel finale ha visto i padroni di casa prevalere. L'Italia porta a casa 2 punti dopo aver sognato di espugnare Cork e tornerà in campo sabato 21 febbraio contro la Francia. La cronaca di Irlanda-Italia Irlanda subito in vantaggio con il piede di Ryan, che capitalizza un calcio di punizione concesso per fallo di Fardin. I padroni di casa perdono subito McNeice per infortunio, dentro Hayes, mentre l'Italia prova ad accelerare cambiando spesso fronte di gioco e guadagna terreno con i calci di Braga, ma spreca la prima rimessa laterale in attacco. Dall'altra parte l'Irlanda resiste alla prima sfuriata azzurra e al 13' colpisce: Moloney trova un varco all'interno della linea azzurra e attacca dalla propria metà campo, batte in velocità Casarin e poi serve Barrett in sostegno per la meta del 10-0 con trasformazione di Wood. L'Italia risponde con un gran turnover di Opoku che riporta tutti nei 22 irlandesi: Casarin attacca subito la linea, poi Opoku carica dritto per dritto ma la difesa irlandese risponde presente e vanifica l'azione italiana. La squadra di Di Giandomenico però insiste e al 20' va a marcare con una bellissima azione corale: pallone recuperato da Opoku, tanti passaggi e veloci e all'altezza con Braga a distribuire velocemente il pallone, poi Teodosio apre un primo spazio attaccando in prima persona, Casarin allarga bene per Rossi che batte in velocità Byrne e marca alla bandiera. Braga trasforma: 10-7. Gli Azzurrini prendono in mano la partita ma sprecano due occasioni chiave, e dall'altra parte Carney attacca l'interno di Coluzzi a metà campo e crea il primo break, poi Noah Byrne assorbe la difesa italiana con una corsa di taglio e serve Ryan con un offload per la meta del 15-7. La risposta però è immediata. L'Italia sfrutta l'indisciplina irlandese per tornare in attacco: touche vinta da Sette, maul avanzante e Valerio Pelli finalizza per la seconda meta, con Braga che trasforma per il 15-14. Il ritmo si alza e anche la successiva risposta irlandese è immediata, con la squadra di Di Giandomenico che difende bene ma concede un calcio di punizione per un placcaggio alto di Brasini: Wood va in touche, ma la difesa azzurra da maul è ottima e poi Casarin risolve tutto con un altro turnover. Dall'altra parte Braga non perdona e con un gran piazzato porta l'Italia in vantaggio sul 17-15 con cui si chiude il primo tempo. Anche nel secondo tempo parte meglio l'Irlanda, che punisce l'Italia con un'altra ripartenza fulminea, creando il due contro due all'esterno con Carney che con un calcetto lancia la corsa di Moloney, che batte in velocità Coluzzi e segna la meta del 20-17 con Wood che non trasforma. Ancora una volta l'Italia ribatte colpo su colpo, e al 50' ritorna in attacco con un drive di nuovo nettamente avanzante: l'Irlanda retrocede, soffre e alla fine fa crollare la maul. Finn paga per tutti e viene ammonito. L'Italia continua a insistere, e dopo 50 minuti di sostanziale parità la mischia azzurra prende un primo vantaggio. Opoku carica e arriva corto, poi Teodosio serve bene Pelli che trova lo spazio per schiacciare: 22-20. Il pack irlandese reagisce e nella prima mischia dopo la meta subita la prima linea di casa fa la differenza e conquista un calcio di punizione per tornare nei 22. Arriva un secondo penalty, l'Irlanda lo gioca alla mano e va a segno con la carica Neill per il 27-22. Al 62', proprio mentre Finn ritorna in campo, Sette viene ammonito per un placcaggio non chiuso: Wood piazza per il 30-22. L'Irlanda dimostra di aver cambiato l'inerzia della mischia ordinata ma non capitalizza la superiorità numerica. Al 67' con un gran tenuto Bianchi conquista il calcio che riporta l'Italia ai 5 metri: ancora una maul avanzante e Jacopo De Rossi finalizza per la quarta meta, con Braga che non trova la trasformazione, 30-27. Gli Azzurrini tengono duro con un'altra grande difesa di fronte a un'azione irlandese furiosa: lunghissima serie di raccogli e vai, poi O'Shea e Blaney non si capiscono e il seconda linea irlandese perde il pallone in avanti. Al 78' Casarin sorprende tutti giocando un calcio di punizione veloce e arriva fino a 10 metri dalla linea di meta, poi però la difesa di casa risponde presente e conquista il calcio di punizione che vale la partita. Cork, Virgin Media Park, 13 febbraio 2026U20 Six Nations - II turnoIrlanda U20 v Italia U20 30-27 (15-17)Marcatori: p.t 3’ cp Wood (3-0); 13’ m. Barrett tr. Wood (10-0); 20’ m. Rossi tr. Braga (10-7); 32’m. Ryan (15-7); 35’ m. Pelli tr. Braga (15-14); 41’ cp. Braga (15-17) s.t 6’m. Moloney (20-17); 15’ m. Pelli (20-22); 20’ m. Neill tr. Wood (27-22); 33’cp Wood (30-22); 28’ m. De Rossi (30-27)Irlanda U20: Byrne; Moloney, Carney (37’st O’Sullivan), O’Leary, Ryan; Wood (29’st O’Shea), Barrett (29’st O’Dwyer); O’Connell (11’st Blaney), Neill, Finn; Walsh, McNeice (6’-14’pt.Hayes; 21 st Hayes); Bishti (Cap, 29’st McClean)), Fitzpatrick (18’st Handle), Doyle (29’st Foley)all. Andrew BrowneItalia U20: Vitale (26’st Scaramazza); Faissal, Coluzzi (26’st Del Sureto), Casarin (Cap), Rossi; Braga, Teodosio (21’st Varotto); Sette (33’st Wilson), Bianchi, Miranda; Opoku-Gyamfi (26’st Spreafichi), Fardin; Trevisan (11’st Tosi), Pelli (26’st De Rossi), Brasini (26’st Messori)all. Andrea Di Giandomenicoarb: Luke Rogan (USAR)AA: Robin Kaluzniak (RC); Mike Lawrenson (USAR)TMO: Dan Jones (RFU)Cartellini: 11’ st giallo a Finn (Irlanda); 22’st giallo a Sette (Italia)Calciatori:  Wood (4/6); Braga (3/4)Note: Serata FreddaPunti in classifica: Irlanda U20 5; Italia U20 2

Italia U20 | 13/02/2026

Sei Nazioni U20: la presentazione di Irlanda-Italia

Irlanda-Italia è la sfida del riscatto. Entrambe le squadre vengono da una sconfitta e vogliono ricominciare nel migliore dei modi. L’Irlanda è stata battuta 50-21 dalla Francia, mentre l’Italia viene da una sconfitta per 36-10 contro la Scozia: sono due squadre che non sono ancora riuscite a mostrare il loro potenziale, esprimendo solo a tratti il proprio gioco. Gli Azzurrini, nel secondo tempo di Treviso, hanno dimostrato di poter essere pericolosi attaccando gli spazi, mentre gli irlandesi sono riusciti a portare a casa punti quando hanno avuto tanto possesso. Si gioca al Virgin Media Park di Cork, calcio d’inizio alle 20.45. Come arriva l’Irlanda Contro la Francia gli irlandesi sono andati subito in difficoltà, subendo 4 mete nei primi 33 minuti. Poi quando il ritmo si è abbassato l’Irlanda è riuscita ad avere più possesso e a quel punto è diventata più pericolosa, andando a marcare e rimanendo attaccata alla partita fino all’ultimo quarto, quando i Bleus hanno dilagato per il 50-21 finale. La squadra di Browne ha comunque dimostrato di avere degli avanti solidi e pericolosi, e una struttura di gioco che può portare a dei risultati importanti. Come arriva l’Italia Gli Azzurrini sono riusciti ad esprimere il loro gioco solo a tratti, contro una Scozia apparsa molto solida e brava a mettere pressione alla squadra di Di Giandomenico. Il gioco dell’Italia ha grandi potenzialità, ma per essere applicato va eseguito con grande precisione, e sicuramente una settimana in più di lavoro garantirà agli Azzurrini maggiore sicurezza nell’esecuzione del piano di gioco. Sarà importante sfruttare i momenti chiave della partita: contro la Scozia, nonostante le difficoltà iniziali, l’Italia aveva dato l’impressione di poter riaprire la partita, e dopo la meta di Coluzzi ha avuto diverse occasioni per tornare sotto break. Non aver capitalizzato quel momento favorevole alla fine ha permesso alla Scozia di riprendere il largo: contro l’Irlanda servirà la massima concentrazione per finalizzare ogni opportunità. Tutte le informazioni per seguire Irlanda-Italia under 20 La sfida tra Irlanda e Italia under 20 si giocherà venerdì 13 febbraio alle 20.45 e sarà trasmessa in diretta tv su Sky Sport Arena e in streaming su NOW e SkyGo. L’arbitro del match sarà lo statunitense Luke Rogan, con il connazionale Mike Lawrenson e il canadese Robin Kaluzniak assistenti. Al TMO l’inglese Dan Jones. Le formazioni di Irlanda-Italia under 20 Irlanda U20: 15 Noah Byrne, 14 Derry Moloney, 13 Rob Carney, 12 James O’Leary, 11 Daniel Ryan, 10 Tom Wood, 9 Christopher Barrett, 8 Diarmaid O’Connell, 7 Josh Neill, 6 Joe Finn, 5 Donnacha McGuire, 4 Dylan McNeice, 3 Sami Bishti (C), 2 Lee Fitzpatrick, 1 Max Doyle A disposizione: 16 Rian Handley, 17 Christian Foley, 18 Blake McClean, 19 Ben Blaney, 20 Billy Hayes, 21 James O’Dwyer, 22 Charlie O’Shea, 23 Johnny O’Sullivan Italia U20: 15 Edoardo Vitale, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Francesco Braga, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Luca Trevisan, 2 Valerio Pelli, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Jacopo De Rossi, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Thomas Del Sureto, 23 Alessio Scaramazza

Italia U20 | 13/02/2026

Irlanda-Italia: Quesada dà fiducia al gruppo che ha battuto la Scozia, Farrell ne cambia sette. L’analisi delle formazioni

Da una parte il capo allenatore dell’Italia Gonzalo Quesada conferma in blocco il XV che ha battuto la Scozia, sostituendo solo l’indisponibile Brex con Lorenzo Pani, dall’altra parte Andy Farrell cambia completamente l’assetto della sua Irlanda, sostituendo ben 7 giocatori rispetto al match perso contro la Francia. Due approcci completamente diversi che introducono una partita ricca di spunti tattici. L’Italia si è dimostrata una squadra completa, forte nelle fasi statiche e nel gioco aperto, ma è stata anche molto indisciplinata (16 i falli commessi) mentre l’Irlanda dopo aver sofferto tantissimo nel primo tempo di Parigi si è affidata ai suoi avanti e ha trovato una grande reazione, mettendo all’angolo i francesi con i suoi lunghi multifase, e si presenta al match di Dublino con una formazione fresca e rinnovata. Piede Se già normalmente il gioco al piede rappresenta un fattore chiave delle sfide con l’Irlanda, in questa occasione lo è ancora di più: sia perché la squadra di Farrell ha calciato tanto nel primo tempo con la Francia, ma senza riuscire a vincere la battaglia tattica al piede (e virando poi verso un piano di gioco diverso e più funzionale) sia perché l’Italia contro la Scozia ha usato benissimo il piede, alternandosi con Garbisi e Marin in mezzo al campo e mettendo pressione agli avversari con i calci dalla base di Fusco. Proprio in vista di una partita dove il piede sarà importantissimo, Quesada ha riproposto dall’inizio Lorenzo Pani, l’azzurro con la gittata più ampia a disposizione. Dall’altra parte l’Irlanda ritrova però un giocatore pericolosissimo in questo senso: James Lowe, dotato di un grande piede, oltre che di notevoli abilità offensive. Multifase La scelta di calciare tanto dell’Irlanda deriva anche dalle difficoltà legate agli infortuni: senza tanti giocatori chiave, per la squadra di Farrell diventava difficile impostare 80 minuti incentrati sul possesso e su lunghe azioni multifase, come sempre fatto negli ultimi anni. Dall’altra parte, però, la migliore Irlanda a Parigi si è vista proprio quando ha cominciato a mantenere di più il possesso, punendo gli errori difensivi di una Francia fino a quel momento perfetta. È questo uno degli interrogativi chiave del match di Dublino: quanta “benzina” ha l’Irlanda per giocare come vorrebbe? Sicuramente i cambi daranno una grande mano. Il ritorno di Lowe darà qualità all’attacco irlandese, mentre davanti Farrell cambia tantissimo: capitan Doris si sposta a flanker, mentre partono dall’inizio Conan da numero otto e Izuchukwu (esordio al Sei Nazioni) a completare il reparto, mentre in seconda linea sarà Ryan ad affiancare McCarthy. Confermata invece la prima linea con Loughman, Sheehan e Clarkson. L’Italia ha sempre sofferto tantissimo le azioni prolungate degli irlandesi, che di conseguenza potrebbero decidere di mantenere molto di più il possesso rispetto a Parigi. Dall’altra parte, gli Azzurri hanno già dimostrato contro la Scozia di poter difendere per lunghi periodi di gioco senza cedere: lo dimostra la grande tenuta per 29 fasi durante l’assalto finale scozzese, ma anche i 226 placcaggi totali riusciti, con un’efficacia dell’86%. Questa Italia, quindi, può difendersi anche contro le logoranti iniziative irlandesi, ma non potrà permettersi di concedere 16 calci di punizione come contro la Scozia: ogni fallo sarà un’opportunità per l’Irlanda di impostare un drive pericolosissimo in attacco, e a quel punto anche una difesa ben strutturata come quella azzurra rischia di andare in difficoltà. Anche per questo Quesada ha cambiato la struttura della panchina, portando un avanti in più (Odiase) e inserendo in lista gara Paolo Odogwu, centro (e all’occorrenza ala) in grado di garantire avanzamento e velocità. Gioco aperto e pressione Gli Azzurri hanno già dimostrato di poter fare molto male nel gioco aperto, in particolare sui lanci di gioco. Il doppio regista (che rimane anche con Marin al posto di Brex) garantisce imprevedibilità alla manovra italiana, come in occasione della prima meta scozzese quando Garbisi si è spostato sul lato sinistro e invece la squadra di Quesada ha attaccato a destra con Brex, che ha poi servito Lynagh con il piede. Dall’altra parte ci sarà un’Irlanda molto diversa da quella vista a Parigi: confermata la coppia di centri McCloskey-Ringrose (una delle note migliori del match con la Francia), Farrell ritrova il pericolosissimo Lowe e dall’altra parte lancia Baloucoune, ala di Ulster all’esordio al Sei Nazioni e con 8 mete all’attivo in questa stagione. Un’incognita a livello tattico e fisico, considerando il suo 1.92 di altezza per oltre 100 kg: un giocatore meno elusivo rispetto a O’Brien, ma fisicamente molto pericoloso. L’Italia è riuscita a battere la Scozia anche disinnescando Finn Russell, e ora dovrà fare lo stesso con un giocatore altrettanto talentuoso: Sam Prendergast. Al suo fianco però non c’è Gibson Park, apparso un po’ stanco con la Francia, ma Craig Casey, che garantisce maggiore freschezza ma che può essere messo sotto pressione dagli Azzurri. Dall’altra parte, l’Italia deve aspettarsi un’Irlanda furiosa davanti, con Doris, Conan e Izuchukwu a lottare su ogni pallone e a rallentare i possessi azzurri su ogni punto d’incontro: per costruire occasioni e avere palloni veloci il pacchetto di mischia azzurro sarà chiamato a un grande lavoro nel breakdown. Le formazioni di Irlanda-Italia Irlanda: 15 Jamie Osborne, 14 Robert Baloucoune, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 James Lowe, 10 Sam Prendergast, 9 Craig Casey, 8 Jack Conan, 7 Caelan Doris (C), 6 Cormac Izuchukwu, 5 James Ryan, 4 Joe McCarthy, 3 Thomas Clarkson, 2 Dan Sheehan, 1 Jeremy Loughman A disposizione: 16 Rónan Kelleher, 17 Tom O’Toole, 18 Tadhg Furlong, 19 Edwin Edogbo, 20 Tadhg Beirne, 21 Nick Timoney, 22 Jamison Gibson-Park, 23 Jack Crowley Italia: 15 Lorenzo Pani, 14 Louis Lynagh, 13 Tommaso Menoncello, 12 Leonardo Marin, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (C), 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti A disposizione: 16 Tommaso Di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 David Odiase, 22 Alessandro Garbisi, 23 Paolo Odogwu

Italia | 13/02/2026

Cork, Lille e Newport: tre storie per tre stadi. Le sedi delle trasferte dell’Italia under 20

Cork, Lille e Newport: tre città completamente diverse, tre stadi completamente diversi, ma che a loro modo hanno scritto un pezzo di storia dello sport, e non solo. Come da tradizione, gli anni pari sono quelli delle tre partite in trasferta per l’Italia under 20, che affronterà l’Irlanda a Virgin Media Park di Cork (conosciuto da sempre come Musgrave Park), la Francia allo Stadium Lille Metropole di Lille (ex Stadium Nord) e il Galles al Rodney Parade di Newport. Tre stadi che racchiudono un’infinità di storie, che a volte vanno ben oltre il rugby. Cork: la torba in tempi di guerra, le sedie di Lansdowne Road e gli All Blacks La prima idea di Musgrave Park (oggi Virgin Media Park) nasce nel 1938, quando il Munster Branch acquistò questo pezzo di terra a Ballyphehane, un sobborgo di Cork. Soffiavano già venti di guerra, ma nel giro di due anni la Federazione Irlandese (IRFU) riuscì comunque a mettere insieme un piccolo padiglione con due campi. E su quei campi si giocò fin da subito, con l’inaugurazione del 10 novembre 1940 con il match tra il “Munster Branch President’s XV” e il “Branch Honorary Secretary XV”. Chiaramente, però, in quei tempi di rugby non se ne poteva parlare più di tanto, e infatti durante la Seconda Guerra Mondiale il campo posteriore di Musgrave Park fu utilizzato come deposito di torba, un combustibile fondamentale in quegli anni durissimi. Terminata la guerra, arrivò il momento di rendere Musgrave Park uno stadio vero e proprio, e per farlo furono utilizzate le vecchie sedie in legno del West Stand di Lansdowne Road. Una sorta di “passaggio di consegne”, considerando che in questo stadio – così piccolo e così ricco di storia – sarebbero state scritte pagine indelebili di questo sport. Proprio a Musgrave Park Munster divenne la prima provincia irlandese a battere una grande squadra dell’Emisfero Sud, superando 11-8 l’Australia il 25 gennaio 1967. Il capitano di quel Munster non era uno qualunque: era Tom Kiernan, che 11 anni dopo, da allenatore, si tolse una soddisfazione ancora più grande, battere gli All Blacks nell’altra “casa” della Red Army, Thomond Park. Gli stessi All Blacks che 5 anni prima, nel 1973, si erano salvati per il rotto della cuffia proprio a Musgrave Park, in una partita incredibile pareggiata 3-3 e ripresa per i capelli soltanto con un piazzato a tempo scaduto. Oggi il Virgin Media Park (per un periodo anche Irish Independent Park) è la casa di Munster, dei Dolphin, del Sundays Well e dell’Irlanda under 20, che affronterà proprio a Cork l’Italia, in uno stadio dal fascino unico. Lille: rugby, calcio, atletica e… Pavarotti e i Pink Floyd Da Lille è passato davvero il mondo, e non è un’iperbole. Dal rugby al calcio passando per l’atletica, fino a un pezzo di storia della musica mondiale, da Luciano Pavarotti ai Pink Floyd. Del resto, il Lille Metropole (o Stadium Nord, agli inizi) nasce come impianto multifunzionale nel 1976. Il rugby ci arriva dopo, ma lo fa nel modo più rappresentativo: con la Rugby World Cup e con gli All Blacks, che in quello stadio eliminarono il Canada nei quarti di finale del 1991. Da lì in poi, il Lille Metropole ha sempre accolto il grande rugby: nel 1992 arrivarono gli Springboks a sfidare i French Barbarians, e lo Stade Français ci ha giocato alcune partite di grande peso, come la semifinale di Heineken Cup del 2001 contro Munster. Dal 2004 e fino al completamento dello Stade Pierre-Mauroy, nel 2012, è stato anche casa del LOSC Lille di calcio. Dal Lille Metropole non sono passati solo i grandi campioni dello sport, ma hanno suonato e cantato anche delle leggende della musica: nel 1988 i Pink Floyd riempirono l’allora Stadium Nord durante il tour di A Momentary Lapse of Reason Tour, per certi versi uno dei più particolari, visto che fu il primo dopo l’addio del bassista e cantante Roger Waters, ma fu anche la prima tournee dopo ben 7 anni. Era infatti dal tour di “The Wall” (1981) che i Pink Floyd non facevano concerti. Al Lille Metropole hanno cantato anche il cantante e attore francese Johnny Hallyday, tra gli artisti più amati di sempre in Francia, e il leggendario Luciano Pavarotti nel 2002. Rodney Parade: la prima in notturna, il memoriale ai caduti e i 31.000 per gli Springboks Rodney Parade, storico impianto dei Dragons a Newport, entrò nella storia già nel 1879 (era nato solo 2 anni prima) quando fu il primo stadio del Galles a ospitare una partita in notturna, grazie a un sistema di illuminazione a gas. Sotto queste luci così particolari, e un po’ tremolanti, si sfidarono Newport e Cardiff in un contesto che ai tempi sembrava quasi fantascienza. Rodney Parade era nato nel 1877 su un terreno concesso dal visconte di Tredegar al Newport Athletic Club: si giocava a rugby, ma anche a cricket, in una Newport che stava crescendo come città industriale e portuale. E arrivò anche la Nazionale Gallese, che tra il 1884 e il 1912 giocò sei volte a Rodney Parade, prima di prendere come riferimento principale l’Arms Park di Cardiff. A Newport, comunque, sono passati anche gli Springboks (con un’affluenza record di 31.000 spettatori nel 1952, col Sudafrica che vinse 12-6 contro Newport) e gli All Blacks, battuti proprio dalla squadra di casa per 3-0 nel 1963, una delle vittorie più incredibili e indimenticabili della storia del rugby gallese. Rodney Parade, però, non è solo sport. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Newport Athletic Club volle lasciare un segno permanente dei propri caduti: tra il 1923 e il 1924 vennero inaugurati i Memorial Gates, all’ingresso dello stadio. Un vero e proprio portale attraverso cui tifosi e giocatori continuano a passare da oltre un secolo. Nel 2020 questi cancelli sono stati ufficialmente riconosciuti come edificio tutelato (Grade II), a conferma del valore storico e civile del luogo. Oggi Rodney Parade è più compatto e piccolo, ma continua a rimanere un luogo in cui si può percepire ad ogni passo un pezzo di storia del rugby, e forse del mondo.

Italia U20 | 13/02/2026