Autore: Redazione Onrugby
Come funziona il TMO? Il rapporto con l’arbitro, il margine di intervento e la preparazione della partita con Matteo Liperini
Il TMO (Television Match Official) è ormai diventato un elemento chiave del rugby moderno ed è un sostegno fondamentale all’arbitro, soprattutto quando si tratta di dettagli che possono cambiare la partita: un contatto con la testa, un avanti prima della linea di meta, un fallo pericoloso da valutare. Matteo Liperini, arbitro e soprattutto TMO di tante partite importanti, ha raccontato nei dettagli come funziona il contatto costante con l’arbitro prima, durante e dopo il match, come si prepara una partita e come si interviene nel modo migliore su una decisione dubbia. In questo Sei Nazioni Liperini sarà TMO in Inghilterra-Irlanda (con Andrea Piardi arbitro e Gianluca Gnecchi assistente) e sarà al bunker, un ruolo che nel giro di due anni è già diventato un altro elemento chiave del rugby internazionale, in Scozia-Inghilterra e Francia-Inghilterra. Quando può intervenire il TMO? “Il TMO segue un protocollo World Rugby ben specifico, che definisce le aree di gioco in cui può o non può entrare. In linea generale il TMO interviene in due situazioni fondamentali: l’antigioco – colpi alla testa, gioco violento o pericoloso, falli contro lo spirito del gioco che in inglese vengono definiti ‘cynical’ – e le situazioni di meta, in cui si interviene per verificare se una marcatura è stata segnata, se c’è un grounding, se c’è stato un fallo in attacco o un in avanti. Ovviamente nel protocollo ci sono tante piccole sfaccettature, ma il TMO interviene principalmente in queste due situazioni. Negli ultimi anni questo protocollo si è evoluto: ad esempio, per verificare se c’era stato un in avanti in una situazione di meta si poteva intervenire fino a 3 fasi prima della marcatura, adesso invece la finestra di ingresso del TMO è molto più ampia ed è legata all’inizio della fase di possesso che ha portato alla meta. Per esempio: se una squadra ha la palla, commette un in avanti ma continua a giocare, anche per 15 fasi, e poi segna, il TMO può intervenire. Se una squadra perde il pallone in avanti, continua a giocare, poi perde il possesso e dopo un’altra azione lo riconquista e segna, a quel punto il TMO non può intervenire, perché c’è stato un passaggio di possesso con l’avversario. Inoltre, adesso il TMO può intervenire anche nelle situazioni in cui bisogna valutare se un placcaggio è stato completato o meno”. Com’è il rapporto tra arbitro e TMO? Ci si interfaccia già prima della partita? "Allora, il rapporto TMO-arbitro è fondamentale e lo testimonia, per esempio, il rapporto che io ho personalmente con Andrea Piardi. È un rapporto che si crea man mano, acquisendo esperienza ed empatia: quando andiamo in campo con Andrea troviamo quella sintonia per cui io so sempre cosa lui vuole da me e lui sa cosa io voglio da lui, sappiamo cosa aspettarci l’uno dall’altro e sappiamo quando dobbiamo stare zitti e quando intervenire. È una cosa che si crea con il tempo e con tanto lavoro dietro, con l’esperienza e con le partite. Il lavoro di preparazione pre-partita è lo stesso con tutti i direttori di gara: verifichiamo principalmente le situazioni di gioco più probabili, simuliamo dei processi in modo da poter arrivare alla stessa decisione. Ad esempio, guardiamo un’azione e ci chiediamo ‘per me è rosso, per te?’. E poi si lavora sul processo: cosa consideriamo antigioco, su cosa devo intervenire, su cosa vuoi che invece non intervenga. Si lavora così: clip dopo clip. Ovviamente nel caso di Andrea partiamo già da una conoscenza fuori dal campo e da una sintonia creata negli anni, con un arbitro nuovo invece questa sintonia bisogna crearla: il ruolo del TMO è legato alle cosiddette “live call”, le chiamate live durante la partita, e con un arbitro nuovo devi capire se vuole un certo tipo di chiamata, se vuole un mio intervento in un determinato momento della partita, su come vuole affrontare la formal review, ovvero il momento in cui l’arbitro e gli assistenti vanno allo schermo a verificare una situazione”. Quando è il TMO a decidere di intervenire e quando invece è l’arbitro a chiamarlo? "Io posso entrare a chiamare l’arbitro ogni volta che dal video vedo qualcosa che l’arbitro non ha visto, ovviamente sempre riferita alle situazioni in cui il TMO può intervenire, come dicevamo prima. Per esempio: l’arbitro vede il pallone a terra e assegna la meta, io dal video, col frame by frame, vedo che la meta non c’è perché c’è un in avanti prima o perché c’è un piede in touche o per qualsiasi altra situazione irregolare, e a quel punto intervengo. L’arbitro invece può chiamare me quando già in campo ha un dubbio: per esempio vede due giocatori che corrono verso l’area di meta, cadono insieme e non è riuscito a capire chi ha schiacciato. A quel punto l’arbitro ferma il gioco, viene da me e dice: ‘Non ho visto chi ha schiacciato e se è meta, guardiamola insieme’” Come funziona la revisione sul campo? “Una volta che si arriva a vedere le immagini sullo schermo il processo di ‘formal review’ inizia sempre con la visione delle immagini a velocità normale. Noi al TMO dobbiamo fare attenzione a non esagerare col rallentatore, perché il frame by frame è il peggior nemico dell’arbitro e tante situazioni vengono snaturate quando si guardano fotogramma per fotogramma. Per questo il processo TMO inizia sempre con il ‘live speed’, poi eventualmente si rallenta, si cambiano gli angoli, ma prima di prendere una decisione l’azione va rivista sempre un’ultima volta a velocità reale”. Qual è il “limite” che il TMO si pone nel provare a far cambiare idea all’arbitro, se ritiene che sia giusto farlo? "Personalmente entro sempre ogni qualvolta che per me – dal video – la decisione presa dall’arbitro è chiaramente sbagliata. Ovviamente riferendomi solo alle già citate situazioni in cui possiamo intervenire, quindi antigioco e segnatura di una meta. Durante la ‘formal review’ c’è un confronto: per esempio l’arbitro può dire ‘per me non c’è contatto con la testa’, e io posso dirgli ‘no, guarda, c’è chiaramente un contatto con la testa. Guarda questo angolo’. Chiaramente è importante ricordare che la decisione finale spetta sempre e comunque all’arbitro: io posso ‘sfidarlo’ tra virgolette, ma è giusto che alla fine decida lui”. In questo Sei Nazioni farai anche due partite da bunker: come funziona questo nuovo ruolo? "Il bunker è un secondo TMO, spesso – anche dal punto di vista del posizionamento – si trova spalla a spalla con il primo TMO, pur avendo i propri schermi. Il lavoro principale del bunker consiste nel verificare se un cartellino giallo può rimanere tale o se invece la gravità del fallo è tale da richiedere un cartellino rosso da 20 minuti. Una volta estratto il giallo e fatto il segnale del bunker, noi abbiamo 8 minuti di tempo per decidere. Il bunker non ha alcun tipo di contatto diretto con l’arbitro, ma solo con il TMO”. Anche in questo caso, qual è il margine di intervento del bunker? "World Rugby ci fornisce dei playbook, dei processi e delle scalette definite da seguire. Seguendo i fatti bisognerebbe arrivare automaticamente alla decisione finale. Si va per punti. Ad esempio, se c’è un possibile ‘croc roll’, che è uno degli interventi più rivisti, si parte chiedendoci se c’è un ‘twist’, quindi il movimento del croc roll: se la risposta è ‘sì’ allora ci si chiede se è fatto con velocità e con forza, se la risposta è sì ci si chiede poi se il giocatore cade sulle gambe. Questi tre punti portano al cartellino rosso da 20 minuti, se invece manca qualcosa si rimane sul giallo. Come bunker abbiamo a disposizione 8 minuti, con tutte le camere disponibili per rivedere i replay e analizzare i fatti per arrivare alla decisione migliore”. Il bunker può solo elevare il giallo a rosso da 20 minuti o può assegnare anche rossi permanenti? "No, il bunker può solo fare l’upgrade da cartellino giallo a rosso da 20 minuti. Non può assegnare cartellini rossi permanenti" Come si sviluppa il rapporto arbitro–TMO dopo la partita? "C’è tantissimo confronto. Sia l’arbitro che il TMO rivedono le loro partite, identificano determinate situazioni da analizzare e poi ci confrontiamo insieme su cosa poteva essere fatto meglio e cosa invece abbiamo fatto bene. Personalmente faccio tantissimo lavoro dopo le partite, è un modo anche per migliorare il rapporto e la sintonia con l’arbitro in vista di occasioni future in cui lavoreremo di nuovo insieme. Anche per questo, con arbitri come Andrea Piardi con cui lavoro molto spesso ormai ci conosciamo come le nostre tasche. Anche quando discutiamo, questa discussione è comunque un motivo di crescita, perché l’arbitro può far vedere al TMO alcuni punti di vista diversi e viceversa”.
Arbitri | 05/02/2026
Sei Nazioni U20: Italia col doppio play. Scozia, occhio alla prima linea. L’analisi delle formazioni
Subito una scelta importante per il nuovo capo allenatore dell’Italia under 20 Andrea di Giandomenico, che per la sfida con la Scozia schiera due numeri 10: Roberto Fasti all’apertura e Pietro Celi ad estremo. I due si erano alternati in cabina di regia durante il Sei Nazioni 2025, poi Celi era stato costretto a rinunciare al Mondiale a causa di un infortunio. Al fianco di Fasti ci sarà il mediano di mischia Teodosio, già impiegato nel test con l’Irlanda, mentre oltre a capitan Casarin sono presenti anche i due vice-capitani Faissal e Opoku, che hanno già esordito anche a livello di club con Zebre e Bath. Dall’altra parte attenzione soprattutto alla prima linea, che è la stessa che ha già giocato da titolare lo scorso Sei Nazioni, con il tallonatore Joe Roberts e i piloni McKenna e Lafferty. La Scozia, però, perde il suo capitano e numero 10: Ross Wolfenden non ci sarà a causa di una concussion, con il ruolo di leader affidato proprio a Roberts. Opzioni offensive Sono tante le opzioni in attacco per l’Italia. Di Giandomenico si è sempre distinto per un gioco più destrutturato, e lo dimostra anche la formazione schierata con due numeri 10 (Fasti e Celi) e con Luca Rossi all’ala, che può giocare anche mediano di mischia. Tanta fantasia e tante opportunità per farsi vedere in attacco, dove c’è tanta aspettativa ovviamente su Malik Faissal, il giocatore con più esperienza avendo già esordito con le Zebre sia in URC sia in Challenge Cup andando in meta in entrambe le competizioni. L’Italia, comunque, avrà anche la possibilità di attaccare per linee dirette: capitan Casarin ha già dimostrato al Mondiale di poter fare la differenza a contatto, e davanti c’è Enoch Opoku (che ha esordito con l’Italia Seniores a novembre, contro il Cile) come ball-carrier principale e con due flanker già rodati a livello under 20: Bianchi e Miranda. Lato scozzese, attenzione soprattutto all’ala Nairn Moncrieff, già autore di una meta nel Sei Nazioni U20 nel match vinto l’anno scorso contro il Galles. Mischia Il pericolo principale è rappresentato dalla mischia scozzese: McKenna, Roberts e Lafferty avevano già messo in difficoltà l’Italia lo scorso anno a Edimburgo, e a Treviso troveranno nuovamente di fronte gli Azzurrini, con un ulteriore anno in più di esperienza. Per Brasini (che ha già giocato con l’Italia lo scorso anno), Dinarte e Meroi reggere in prima linea sarà un compito difficile ma fondamentale per non dare alla Scozia una piattaforma su cui basare il proprio gioco. Disinnescare la mischia significa avere un tempo di gioco in più per difendere e soprattutto non concedere calci di punizione che potrebbero valere punti preziosi. Dall’altra parte, la Scozia potrebbe maggiormente pagare in terza linea, dove ci sono tre giocatori al debutto: Utterson e Purvis erano nel gruppo allargato del 2025 ma non hanno mai esordito, mentre Sam Byrd arriva dalla Scozia under 19. Le panchine La volontà della Scozia di imporsi davanti è evidente anche dalle scelte di coach Fergus Pringle, che si affida a un 6+2 in panchina con i due piloni di riserva (Pearce e Stewart) già provati e rodati al Mondiale under 20. Panchina 5+3 invece per l’Italia, con Varotto mediano di mischia di riserva, Vitale che può coprire i ruoli di estremo, apertura e centro mentre Roda potrà subentrare all’ala. Le formazioni di Italia-Scozia under 20 Italia U20: 15 Pietro Celi, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Roberto Fasti, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Erik Meroi, 2 Ettore Dinarte, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Valerio Pelli, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Edoardo Vitale, 23 Tommaso Roda Scozia U20: 15 Henry Widdowson, 14 Nairn Moncrieff (VC), 13 Campbell Waugh, 12 Henry Kesterton, 11 Rory McHaffie, 10 Jake Dalziel, 9 Hamish MacArthur, 8 Rory Purvis, 7 Jack Utterson, 6 Sam Byrd, 5 Alfie Blackett, 4 Christian Lindsay, 3 Ollie Blyth-Lafferty, 2 Joe Roberts (C), 1 Oliver McKenna A disposizione: 16 Jamie McAughtrie, 17 Will Pearce, 18 Jamie Stewart, 19 Fin Ronnie, 20 Harvey Preston, 21 Oliver Finlayson-Russell, 22 Adam McKenzie, 23 Calum Jessop
Italia U20 | 04/02/2026
Sliding Doors Azzurre: l’esordio, la prima vittoria, un nuovo capitolo. Alessandro Troncon racconta Italia-Scozia del 2000
È il 5 febbraio del 2000, ed è una data storica per il rugby italiano e non solo: l’Italia esordisce ufficialmente al Sei Nazioni. Il torneo di rugby più antico del mondo chiude un capitolo di storia durato 90 anni (il Cinque Nazioni si è giocato dal 1910 al 1999) per aprirne uno nuovo, con gli Azzurri protagonisti. L’appuntamento con la storia è in un Flaminio gremito, e di fronte c’è la Scozia, che l’ultimo Cinque Nazioni l’ha vinto: “Per noi era un appuntamento con la storia, ma lo abbiamo vissuto sapendo che lo avevamo conquistato con i risultati, nessuno ci aveva regalato nulla. Sapevamo di dover dimostrare di poter stare a quel livello. Sono quelle cose che desideri per tanto tempo e che dopo Grenoble ’97 ci siamo resi conto di poter realmente ottenere, sono cose che percepisci, che ascolti, ma poi capisci di averle ottenute solo quando ce le hai davvero in mano. E quel giorno a Roma ci siamo resi conto di essere arrivati lì, dove volevamo” racconta Alessandro Troncon, mediano di mischia dell’Italia che in quella partita fu anche il capitano, dopo “l’investitura” da parte di Massimo Giovanelli: “Fu un’emozione nell’emozione stessa della partita, un onore ma anche una grande responsabilità, che mi ha portato a trasmettere ancora più energia agli altri. Anche se in realtà quel gruppo era talmente motivato che tutti trasmettevano qualcosa agli altri, con il loro esempio o con le loro parole, e questa secondo me è stata una delle chiavi di quella vittoria”. L’ingresso nel rugby che conta Per la Scozia, l’obiettivo era mettere subito le cose in chiaro: erano i campioni in carica e arrivarono al Flaminio con l’intenzione di dimostrare ai nuovi arrivati come funzionava il torneo. La realtà, però, fu ben diversa: “Loro avevano vinto il Cinque Nazioni, mentre noi venivamo da un periodo complicato dopo il Mondiale 1999, dove non avevamo ottenuto risultati. Probabilmente la Scozia non si aspettava quel tipo di impatto da parte nostra: il comportamento, l’atteggiamento, la volontà, la determinazione nel voler dimostrare che c’era un motivo se eravamo entrati nel Sei Nazioni. Lo abbiamo fatto facendo una partita cinica, quadrata, senza troppi fronzoli, come voleva il nostro allenatore Brad Johnstone, che aveva portato un gioco molto essenziale, basato sui principi e sulla battaglia davanti. Siamo stati molto bravi a difendere e a battagliare nel punto d’incontro, per poi finalizzare tutto grazie alla qualità di Diego che ci ha permesso di portare sempre a casa qualcosa quando attaccavamo, tra calci di punizione, drop e trasformazioni”. Il match è combattuto soprattutto in mezzo al campo. L’Italia mette anima e corpo nel contrastare una Scozia tanto rapida quanto imprecisa, che al di là delle accelerazioni fulminee di Metcalfe si ritrova imbrigliata nella ragnatela sapientemente tessuta dai padroni di casa, con Diego Dominguez (che alla fine metterà a segno 29 punti su 34 nel 34-20 finale) che risponde colpo su colpo ai calci di Townsend e alla meta di Bulloch, tanto che all’intervallo sono gli Azzurri a chiudere davanti 12-10. L’impressione è che la Scozia abbia forse più qualità, ma che l’Italia possa andare avanti così fino alla fine, lottando punto a punto. Il secondo tempo, invece, dice addirittura un’altra cosa: l’Italia domina, prende il largo e stravince la partita. L’intervallo Negli spogliatoi, racconta Troncon, non c’è stato bisogno di dirsi molte parole. È bastato che la consapevolezza di potercela fare entrasse naturalmente in un ambiente sempre più carico. Lì è arrivato il punto di rottura della partita, in quello spogliatoio: “Non ci siamo detti nulla di particolare, non è ‘scattato’ realmente qualcosa, più che altro abbiamo acquisito davvero la consapevolezza di potercela fare, di poter lottare alla pari con i campioni in carica, di poter vincere la partita. Ognuno di noi voleva dimostrare che eravamo lì per un motivo, non solo perché avevamo vinto delle partite negli anni precedenti o perché serviva una squadra in più per motivi economici: noi eravamo lì perché lo meritavamo, e dopo quel primo tempo avevamo capito di poter andare fino in fondo a quella partita”. E così fu, perché nella ripresa l’Italia costruisce punto su punto un vantaggio che toccherà i 19 punti, con un Diego Dominguez scatenato, un Troncon che alimenta le fiammate azzurre e degli avanti in grado di rispondere colpo su colpo a degli scozzesi sempre più impotenti di fronte a una squadra così combattiva: “Non eravamo solo aggressivi. Eravamo anche e soprattutto lucidi, perché nonostante fosse un match molto ruvido siamo sempre rimasti solidi, anche quando facevamo degli errori. Abbiamo gestito bene il vantaggio, senza fronzoli ma senza mai cedere nulla”. Quel calcetto L’ultimo e definitivo punto di rottura della partita vede protagonista ancora Alessandro Troncon: calcetto dalla base che manda nel pallone Logan, che regala una rimessa laterale agli Azzurri, in vantaggio 27-13 a 4 minuti dalla fine. Ne nasce un vero e proprio assalto, con l’Italia che pianta le tende nei cinque metri avversari e la Scozia cede di schianto, fino alla meta di De Carli che chiude definitivamente la questione. Finì 34-20, fu un trionfo: “Forse prima di iniziare il Sei Nazioni, al di fuori di noi, in pochi avrebbero creduto che avremmo potuto battere i campioni in carica, ma noi ci credevamo e lo abbiamo dimostrato nell’arco di tutta la partita. Sapevamo quali erano i nostri punti forti e su cosa avremmo potuto fare leva per portare la partita dalla nostra parte. Volevamo vincere e lo abbiamo fatto: nel primo tempo ci siamo resi conto che potevamo farcela, e nel secondo lo abbiamo fatto davvero” racconta Troncon.
Italia | 04/02/2026
Italia, Lynagh ritrova la Scozia dopo due anni: “Quella vittoria fu un’emozione incredibile”
Due anni fa Louis Lynagh faceva il suo esordio in una delle partite più importanti della storia recente dell’Italia, che superò la Scozia 31-29 in un Olimpico strapieno. Due anni dopo Italia e Scozia sono di nuovo lì, a Roma, in uno stadio sold out. Nel mezzo sono successe tante cose, ma gli Azzurri sono pronti a giocarsi un’altra partita importante all’esordio nel Sei Nazioni 2026. L’ala del Benetton e dell’Italia ha ricordato quella giornata memorabile, ma anche analizzato come le due squadre arriveranno al match di sabato 7 febbraio. Louis, cosa ricordi di quel giorno a Roma? “Ricordo lo stadio Olimpico pieno, come lo sarà quest’anno, contro una Scozia veramente forte che si stava giocando il Sei Nazioni. Fu una partita particolare per me, l’emozione del primo cap, la vittoria, non ricordo tantissimo di quegli 80 minuti: ricordo molto bene invece la sensazione che ho provato negli spogliatoi dopo la vittoria, davvero incredibile, difficile da descrivere. È stata una bellissima sensazione e spero di riuscire a riprovarla sabato. E poi tornare a vincere in casa dopo 9 anni, in quel clima e in quello stadio è stata una sensazione unica”. Primo cap e anche prima meta in azzurro, ed era una meta pesante… “Sì, Paolo Garbisi ha visto lo spazio in profondità, l’ho chiamato e lui ha fatto un grandissimo calcio. A quel punto dovevo solo raccoglierlo e correre, non è stato molto difficile (ride, ndr), c’è molto merito di Paolo in quella meta. Era una giocata preparata? No, è stata un’idea venuta al momento, abbiamo visto lo spazio e Paolo ha messo la palla lì”. C’era anche la tua famiglia lì. Cosa ti hanno detto alla fine della partita? “È stato bello vederli così orgogliosi e felici dopo la partita. Mi hanno detto di continuare a divertirmi e che erano orgogliosi di me, ma anche di prepararmi per la partita successiva. Mio padre guarda sempre molto avanti, è sempre proiettato alla prossima partita, e ha ragione perché vincere è molto bello ma poi sei chiamato sempre a ripeterti la settimana dopo”. Con tuo padre parli molto di rugby e delle tue prestazioni? “Parliamo molto di rugby ma non è mai intervenuto nella mia carriera, mi ha sempre lasciato libero di seguire la mia strada, senza mai essere insistente e senza influenzarmi. Quando gli chiedo qualcosa ovviamente parliamo molto, così come se lui vuole farmi notare qualcosa me lo dice senza problemi, ma mi ha sempre lasciato molto libero: è stato molto importante”. In cosa pensi di essere particolarmente migliorato in questi due anni? “Sicuramente il gioco aereo, un’abilità fondamentale per giocare nel triangolo allargato. Penso che ora sia una delle mie abilità migliori ed è quella in cui sono migliorato di più. E poi ho lavorato molto sulla mia velocità: lo scorso anno ho dovuto saltare il Sei Nazioni per un infortunio, e ho approfittato di questo tempo per lavorare ulteriormente su questo aspetto, e ora mi sento molto più forte e più veloce. A 25 anni credo di essere arrivato a un buon punto, ma sento di poter anche fare un ulteriore salto in avanti nella mia carriera, e spero di riuscire a ottenere sempre più presenze con l’Italia”. Questa Scozia è diversa da quella di due anni fa? Quali sono gli aspetti a cui dovrete fare più attenzione? “Credo non sia cambiato molto. Rimaniamo due squadre molto simili, anche se magari esprimiamo il nostro gioco in forme diverse, ma entrambi vogliamo attaccare gli spazi e abbiamo un pacchetto di mischia molto fisico e combattivo e dei trequarti talentuosi e veloci. Ovviamente loro hanno Finn Russell che è fenomenale, e poi ci sono Tuipulotu e Kinghorn: hanno tanti giocatori pericolosi, dobbiamo esserne consapevoli e regolarci di conseguenza. Però anche noi siamo molto forti e pericolosi dietro: Nacho Brex e Tommy Menoncello formano una grande coppia di centri, e poi abbiamo Monty Ioane che è molto forte. È importante far arrivare loro palloni veloci e di qualità per renderci pericolosi in attacco”. Cosa serve all’Italia per vincere questa partita? “Dobbiamo impedire a Finn Russell di giocare la sua partita, mettergli pressione, togliergli opzioni. Russell è il fulcro del loro gioco, se glielo portiamo via porteremo via un elemento importante dell’attacco scozzese. Allo stesso tempo, però, non dobbiamo focalizzarci solo su di lui, ma dobbiamo essere pronti su ogni iniziativa dei loro giocatori. Quando abbiamo la palla, come detto, dobbiamo essere in grado di creare azioni veloci, con un lavoro nel breakdown che ci permetta di avere possessi di qualità. Allo stesso tempo, però, dobbiamo avere anche un gioco al piede efficace che ci permetta di avere altre opzioni nei momenti in cui non riusciamo ad avanzare: sicuramente il gioco aereo sarà fondamentale in questo senso”.
Italia | 03/02/2026
Riccardo Casarin, il nuovo capitano dell’Italia U20: “Un onore. Parisse era il mio idolo”
Anche l’Italia under 20 si avvicina all’esordio stagionale, previsto venerdì 6 febbraio a Monigo contro la Scozia. Il nuovo capitano degli Azzurrini sarà Riccardo Casarin, centro dell’Amatori Milano e dell’Accademia Ivan Francescato. Un onore ma anche una grande responsabilità, che l’azzurrino aveva già intuito negli ultimi tempi: “È stata una cosa graduale. Lavorando già in accademia con Andrea di Giandomenico e vedendoci tutti i giorni, un po’ me l’aveva fatto capire. Già in una partita di Coppa Italia mi aveva fatto fare il capitano, e poi mi chiedeva come andavano determinate dinamiche di squadra, quindi avevo già un po’ il ruolo di ‘tramite’ tra il gruppo e lo staff. Quando poi Andrea mi ha nominato capitano per il test con l’Irlanda avevo capito che avrei potuto svolgere questo ruolo anche durante il Sei Nazioni. È un onore e un privilegio, e voglio farlo al meglio”. Com’è nata la passione per il rugby? “È nata un po’ per caso e un po’ per passione familiare, visto che mio zio ha giocato e allenato e i miei cugini giocavano a rugby. Io però l’ho scoperto diversamente, a 7 anni, grazie a un’attività che facevano a Milano e si chiamava ‘Rugby nei parchi’. Un giorno ci sono andato, mi è piaciuto e ho deciso di continuare, e alla fine ho fatto tutto il percorso con l’Amatori Milano, da quando ho iniziato fino ad oggi”. Qual è stato il tuo primo punto di riferimento rugbistico? “Come per molti della mia generazione, Sergio Parisse. Alla fine quando ho ‘scoperto’ il rugby lui era all’apice della sua carriera, era il giocatore di riferimento per il rugby italiano, e quando ho iniziato è diventato subito il mio idolo. Poi crescendo è stato un’ispirazione anche dal punto di vista tecnico, perché comunque anche se sono un centro mi piace molto attaccare per linee dirette e cercare il contatto” Qual è stato il momento in cui ti sei reso conto che questa passione poteva diventare anche qualcosa di più? “Il primo momento in cui ho capito che stava diventando più di uno sport risale alle prime convocazioni per le selezioni regionali, e poi chiaramente quando sono entrato in Accademia. Da piccolo ovviamente un po’ lo speri, è il tuo sogno, ma quando sono entrato in Accademia e mi sono reso conto di quanto stavo migliorando sia dal punto di vista tecnico che fisico ho capito che potevo avere delle possibilità. E poi ovviamente c’è stato il Mondiale under 20, il mio esordio: ero molto teso perché prima di Italia-Nuova Zelanda non avevo mai giocato 80 minuti in Nazionale. Poi però quando sono entrato in campo è scomparso tutto, ho pensato solo a giocare e a dare il meglio”. Com’è arrivata la chiamata in azzurro? “Avevo già fatto il raduno per il Sei Nazioni under 20 dell’anno scorso, anche se poi non è arrivata la convocazione. Credo che quei mesi siano stati fondamentali per la mia crescita, perché ho giocato praticamente sempre tra juniores e prima squadra dell’Amatori Milano, e questo mi ha aiutato a progredire in fretta, e poi è arrivata la chiamata dell’Italia under 19 che è stata un altro importante passo avanti. Probabilmente in questi mesi sono riuscito a fare quel ‘salto’ che serviva per arrivare in Nazionale”. L’Italia under 20 è sempre accompagnata da tante aspettative, per via dei risultati che ottiene ogni anno. Come si gestisce questa pressione e – da capitano – come si aiuta il gruppo a gestirla? “Principalmente cerco di essere d’esempio e aiutare soprattutto chi è alle prime esperienze in Nazionale e magari non ha mai avuto tutte queste aspettative prima d’ora. Anche solo parlare in camera o dopo l’allenamento di quello che ci aspetta in campo aiuta a prepararsi alla pressione, perché giocare in stadi come Monigo o Lille davanti a tanti spettatori e davanti alle televisioni di tutta Europa chiaramente porta delle pressioni che dobbiamo essere bravi a gestire. Credo sia umano avere un po’ di pressione prima di eventi così importanti, ma la cosa fondamentale è poi trasformarla in energia positiva quando si va in campo. Ovviamente il rugby è uno sport di squadra e alla fine non c’è soltanto un capitano, ma un gruppo di leader che aiutano tutti: mi confronto molto ovviamente con Enoch e Malik, che sono i due vicecapitani, ma anche con Pietro Celi e Roberto Fasti che sono i numeri 10 e i leader tecnici del gruppo, e con Christian Brasili che è il leader della mischia ed è un po’ il nostro motivatore”. Cosa cambierà dal punto di vista del gioco rispetto all’anno scorso e cosa ti aspetti dalla Scozia? “Anche se le under 20 cambiano ogni anno, alla fine la Scozia è sempre una squadra che lascia tutto in campo e rende le partite difficili, è una loro caratteristica, e anche l’anno scorso è stato così, quindi sappiamo che non sarà una partita semplice. Dal nostro punto di vista, Andrea sta portando un gioco più destrutturato rispetto all’anno scorso: sfidiamo l’uomo più spesso e siamo più portati a provare la giocata, ma per contro dobbiamo stare molto attenti a non isolarci o sfilacciarci, perché è molto più facile che succeda se non facciamo attenzione. Ma anche in Accademia ci siamo resi conto che quando collettivamente facciamo le cose nel modo giusto vengono fuori delle azioni molto belle”. Vi siete posti un obiettivo? “In termini di risultati no. Chiaramente vogliamo sempre fare meglio e l’obiettivo principale è essere in qualche modo la migliore under 20 possibile: provare a fare di più, migliorarsi sempre di anno in anno. Noi cerchiamo di portare in campo quello che facciamo in allenamento, e se le cose vengono come devono venire sappiamo di avere la possibilità di giocarcela con tutti”.
Italia U20 | 03/02/2026
Italia: l’analisi dei convocati per il Sei Nazioni 2026
Sono 33 i giocatori scelti da Gonzalo Quesada per iniziare il Sei Nazioni 2026: il tecnico preparerà il primo match tra Italia e Scozia con 18 avanti e 15 trequarti, tra i quali si trovano tanti giocatori con caratteristiche diverse. Nonostante i tanti infortuni, alcuni di questi recuperabili nel corso del torneo, Quesada ha a disposizione un gruppo eterogeneo e completo, nel quale pescare a seconda delle esigenze tecniche. Gli avanti In prima linea ci sono due piloni sinistri, due piloni destri e un utility, Hasa, che nelle ultime stagioni ha giocato di più a sinistra ma che può coprire entrambi i ruoli, soprattutto in assenza dell’infortunato Riccioni. Al posto del pilone dei Saracens è stato convocato Giosué Zilocchi, che con il confermato Simone Ferrari completa il reparto di destra. A sinistra, oltre al già citato Hasa, possono giocare Danilo Fischetti e Mirco Spagnolo, due giocatori giunti a piena maturazione anche a livello internazionale. Confermati i tre tallonatori visti alle Quilter Nations Series e nel tour estivo, con Giacomo Nicotera che fa parte del gruppo dei 4 capitani scelti da Quesada, mentre Tommaso di Bartolomeo e Pablo Dimcheff si confermano in crescita. In seconda linea Quesada farà tanto affidamento su Niccolò Cannone, 58 caps e nel gruppo dei capitani azzurri. Confermato anche l’esperto Federico Ruzza e un Andrea Zambonin in rampa di lancio dopo le ottime prestazioni di novembre e un minutaggio importante in PREM con Exeter. Riccardo Favretto in questo gruppo può fare da “jolly”: può coprire tutti i ruoli dal 4 all’8, in seconda e terza linea. Quesada può utilizzarlo come ricambio di Cannone, in concorrenza con Ruzza e Zambonin o come alternativa in terza linea, soprattutto come flanker. Anche in terza linea c’è tanta concorrenza: confermati il capitano Michele Lamaro, Manuel Zuliani, Lorenzo Cannone, Alessandro Izekor e David Odiase, mentre gli infortuni di Negri e Vintcent hanno aperto la strada alla convocazione di Samuele Locatelli, a completare un pacchetto di sei terze linee più Favretto. Lorenzo Cannone è l’unico “8” di ruolo, ma in tanti – da Lamaro al già citato Favretto, fino ad Odiase – possono giocare terza centro in caso di necessità. Tanta concorrenza anche per i due posti da flanker, anche perché Quesada ha a disposizione giocatori molto diversi tra loro: Lamaro è stato per due volte (2022 e 2024) il miglior placcatore del Sei Nazioni, Zuliani è uno specialista del breakdown, così come Locatelli sta crescendo molto in questo fondamentale, mentre Izekor e Odiase possono portare tanta fisicità in campo. La mediana In mediana, Quesada ha ritrovato Martin Page-Relo dopo un infortunio, e avrà a disposizione quelli che ormai sono i 4 mediani collaudati ad alto livello: Stephen Varney sta facendo una grande stagione ad Exeter e già a novembre si è dimostrato in grande forma, mentre l’italo-francese dovrà recuperare per tornare al 100% ma è un giocatore di grande continuità, oltre ad essere un importante aiuto nel gioco al piede e dalla piazzola, con i suoi calci dalla lunga distanza. Tra i quattro mediani Alessandro Fusco è col maggiore impatto dal punto di vista del ritmo, e viene spesso utilizzato a gara in corso in azzurro, anche per via della sua duttilità: può giocare ala e Quesada, nel tour estivo, lo aveva designato come possibile “secondo 10” in caso di problemi a Da Re nelle sfide col Sudafrica. Come Fusco a Parma, anche Alessandro Garbisi sta giocando con grande continuità al Benetton, alternandosi in maniera costante con Andy Uren. In assenza di Tommaso Allan, infortunato – ma forse recuperabile lungo il Sei Nazioni – Gonzalo Quesada ha chiamato Paolo Garbisi e Giacomo Da Re, oltre a Leonardo Marin che pur essendo inserito in lista come centro può giocare anche da numero 10. Garbisi è ormai titolare azzurro da 5 anni e rappresenta una garanzia assoluta in termini di gestione del gioco, oltre ad avere delle qualità difensive notevoli. Giacomo Da Re è stato rilanciato dal tour estivo in Sudafrica, e Quesada ha sempre espresso parole importanti su di lui. L’utilizzo di Marin potrebbe essere legato anche alla sua duttilità, potendo giocare praticamente in tutti i ruoli dal 10 al 15. I trequarti Per quanto riguarda i centri, ci si aspetta come sempre tanto dalla coppia Menoncello-Brex, confermatissima. Dietro di loro scalpita proprio Leonardo Marin, che sta giocando con continuità al Benetton in questo ruolo e garantisce un’importante alternativa a Brex come secondo playmaker. Tra i convocati ci sono anche Damiano Mazza (presente anche in autunno, seppur non schierato) e Paolo Odogwu, che torna in Nazionale dopo aver giocato con la Namibia questa estate e può ricoprire i ruoli di centro e ala, ed è reduce da prestazioni di peso al Benetton. Il numero di scelte nel triangolo allargato è stato ridotto dagli infortuni: prima Allan e Capuozzo, poi Todaro. Ci sono due estremi di ruolo: Lorenzo Pani e Matt Gallagher, dalle caratteristiche molto diverse, anche se entrambi dotati di un gran piede. Il primo più fantasioso e propositivo in attacco, il secondo più presente in fase di gestione del gioco tattico e sulle palle alte. Quesada ha già detto che sceglierà in base al tipo di partita. Per quanto riguarda le ali, Monty Ioane e Louis Lynagh rappresentano ormai delle garanzie, e hanno avuto una prima parte di stagione positiva. I convocati dell’Italia per il Sei Nazioni 2026 PiloniSimone FERRARI (Benetton Rugby, 69 caps)Danilo FISCHETTI (Northampton Saints 58 caps)Muhamed HASA (Zebre Parma 4 caps)Mirco SPAGNOLO (Benetton Rugby, 19 caps)Giosuè ZILOCCHI (Benetton Rugby, 24 caps) TallonatoriTommaso DI BARTOLOMEO (Zebre Parma, 6 caps)Pablo DIMCHEFF (Colomiers Rugby, 3 caps)Giacomo NICOTERA (Stade Français, 36 caps) Seconde LineeNiccolò CANNONE (Benetton Rugby, 58 caps)Riccardo FAVRETTO (Benetton Rugby, 8 caps)Federico RUZZA (Benetton Rugby, 67 caps)Andrea ZAMBONIN (Exeter Chiefs, 14 caps) Terze LineeLorenzo CANNONE (Benetton Rugby, 33 caps)Alessandro IZEKOR (Benetton Rugby, 8 caps)Michele LAMARO (Benetton Rugby, 49 caps)Samuele LOCATELLI (Zebre Parma, esordiente)David ODIASE (Zebre Parma, 3 caps)Manuel ZULIANI (Benetton Rugby, 38 caps) Mediani di mischiaAlessandro FUSCO (Zebre Parma, 20 caps)Alessandro GARBISI (Benetton Rugby, 19 caps)Martin PAGE-RELO (Bordeaux, 21 caps)Stephen VARNEY (Exeter Chiefs, 36 caps) Mediani di aperturaGiacomo DA RE (Zebre Parma, 6 caps)Paolo GARBISI (Toulon, 49 caps) CentriJuan Ignacio BREX (Toulon, 49 caps)Leonardo MARIN (Benetton Rugby, 17 caps)Damiano MAZZA (Zebre Parma, esordiente)Tommaso MENONCELLO (Benetton Rugby, 34 caps)Paolo ODOGWU (Benetton Rugby, 7 caps) Ali/EstremiMatt GALLAGHER (Benetton Rugby, 3 caps)Monty IOANE (Lione, 42 caps)Louis LYNAGH (Benetton Rugby, 9 caps)Lorenzo PANI (Zebre Parma, 8 caps)
Italia | 02/02/2026
Italia under 20: l’analisi dei convocati verso il Sei Nazioni 2026
Il nuovo capo allenatore dell’Italia under 20, Andrea di Giandomenico, ha scelto 33 atleti per preparare il Sei Nazioni 2026 di categoria. L’ossatura del gruppo è formata dai ragazzi che hanno già disputato il Sei Nazioni dello scorso anno e il Mondiale under 20 in Italia, ai quali si sono aggiunti diversi prospetti classe 2006 e 2007 ad arricchire e rendere ancora più eterogeneo il gruppo. Gli avanti Davanti sarà il secondo Sei Nazioni per il pilone Christian Brasini, quattro presenze nel torneo 2025 (due da titolare) e chiamato quest’anno a un ruolo di grande responsabilità, essendo il più esperto tra i piloni. Lo scorso anno ha giocato principalmente a sinistra, ma può essere impiegato anche a destra. Sarà un torneo importante anche per Gioele Boccato, che lo scorso anno aveva fatto parte del gruppo pur giocando solo 17’ contro l’Inghilterra. Sarà interessante capire anche come sarà impiegato Giacomo Messori, pilone sinistro e anche tallonatore. A destra, invece, potrebbe arrivare la grande occasione da titolare per Luca Trevisan, spesso impiegato da impact-player nel 2025, mentre sarà il primo Sei Nazioni per Erik Meroi, così come per il classe 2007 Leonardo Tosi. Completamente rinnovato invece il reparto tallonatori, con Valerio Pelli, Ettore Dinarte (classe 2007) e Antonio Reina tutti al primo Sei Nazioni. In seconda linea ci si aspetta tanto da Enoch Opoku-Gyamfi, che dopo aver giocato tutta la stagione con gli Azzurrini ha esordito anche in Nazionale Maggiore contro il Cile. Il seconda linea di Bath ha avuto una crescita costante nel corso del 2025 e aver imparato a sfruttare al meglio la sua fisicità sarà fondamentale per fare la differenza lì davanti. C’è comunque tanta concorrenza nel ruolo, con Simone Fardin che ha giocato quasi tutto il Mondiale under 20 da subentrato e i nuovi arrivati Thomas Kurti e Marco Spreafichi, già testati da Di Giandomenico nel test di preparazione contro l’Irlanda. Inoltre, Fardin e Spreafichi rappresentano un’ulteriore opzione anche in terza linea. In terza linea ci si aspetta tanto da Carlo Antonio Bianchi e Anthony Italo Miranda. Il primo è cresciuto di partita in partita, cominciando il Sei Nazioni 2025 da impact-player e chiudendo l’annata con gli Azzurrini giocando 80 minuti in entrambe le partite della fase finale del Mondiale contro Australia e Galles. Il secondo ha giocato ben sette partite tra Sei Nazioni e Mondiale lo scorso anno, di cui sei da titolare. A giocarsi un’altra maglia in terza linea ci saranno Inza Dene, Davide Sette e Jahemin Noel Wilson. I trequarti Tanta concorrenza nel ruolo di mediano di mischia: Luca Rossi è già subentrato dalla panchina in tre partite dello scorso Mondiale under 20; Nikolaj Varotto ha già esordito in URC e in Challenge Cup con la maglia delle Zebre, pur giocando pochi minuti; e infine Alessandro Teodosio è stato il numero 9 titolare del test di gennaio contro l’Irlanda. Concorrenza altrettanto furiosa anche per la maglia numero 10, considerando che i mediani convocati da Andrea di Giandomenico si sono già contesi il posto da titolare lo scorso anno: Roberto Fasti e Pietro Celi (entrambi possono giocare anche estremo) si sono alternati durante tutto il Sei Nazioni, con il secondo costretto a saltare il Mondiale per infortunio. È arrivato allora il classe 2007 Francesco Braga, che ha esordito giocando da titolare contro Australia e Galles nella fase finale del torneo. Anche in questo caso, tutti e tre hanno le carte in regola per partire dall’inizio, e sarà una scelta molto difficile per Di Giandomenico. Passando ai centri, ci si aspetta tanto da Riccardo Casarin, una delle grandi sorprese dell’ultimo Mondiale. In lizza per una maglia anche Daniele Coluzzi, che aveva già fatto parte del gruppo del Sei Nazioni 2025 pur non scendendo in campo, ma ha giocato titolare al fianco di Casarin nel test contro l’Irlanda, dove è subentrato anche Thomas Del Sureto. Completa l’elenco dei centri il 2007 Luca De Novellis, che si era fatto notare nell’ultimo Six Nations under 18 Festival. Per quanto riguarda le ali, chiaramente, ci sono tantissime aspettative su Malik Faissal, il giocatore di maggior esperienza internazionale, considerando le quattro presenze (tre da titolare) e le due mete segnate con la maglia delle Zebre tra URC e Challenge Cup. Le altre ali “pure” sono Tommaso Roda, già visto contro l’Irlanda, e Giovanni Marzotto, che può giocare anche centro ed è stato convocato anche dall’Italseven per il torneo di Dubai. Nel triangolo allargato, comunque, molti giocatori sono in grado di coprire più ruoli: i due estremi sono infatti Edoardo Vitale e Alessio Scaramazza, il primo può giocare anche centro e apertura, e il secondo può fare anche l’ala. Prime lineeGioele BOCCATO (pilone sinistro)Christian BRASINI (pilone destro e sinistro)Ettore DINARTE (tallonatore)Erik MEROI (pilone destro)Giacomo MESSORI (pilone sinistro e tallonatore)Valerio PELLI (tallonatore)Antonio REINA (tallonatore)Luca TREVISAN (pilone destro e tallonatore)Leonardo TOSI (pilone destro) Seconde lineeSimone FARDIN (anche terza linea)Thomas KURTIEnoch OPOKU-GYAMFIMarco SPREAFICHI (anche terza linea) Terze lineeCarlo Antonio BIANCHIInza DENEDavide SETTEJaheim Noel WILSONAntony Italo MIRANDA Mediani di mischiaLuca ROSSIAlessandro TEODOSIONikolaj VAROTTO Mediani di aperturaPietro CELI (anche estremo)Roberto FASTI (anche estremo)Francesco BRAGA CentriRiccardo CASARINDaniele COLUZZILuca DE NOVELLISThomas DEL SURETO AliMalik FAISSALTommaso RODAGiovanni MARZOTTO (anche centro) EstremiAlessio SCARAMAZZA (anche ala)Edoardo VITALE (anche centro e apertura)
Italia U20 | 02/02/2026
Italia: tutti i numeri di 97 anni di storia e le statistiche al Sei Nazioni
L’Italia è pronta a debuttare nella ventisettesima edizione del Sei Nazioni: la squadra azzurra si presenta all’appuntamento dopo un 2025 in cui ha ottenuto quattro vittorie, due delle quali di grandissimo peso: Galles, Namibia, Australia e Cile. Sarà anche il 97esimo anno di storia della Nazionale Italiana, che debuttò ufficialmente il 20 maggio 1929 a Barcellona contro la Spagna (9-0 per i padroni di casa), mentre la prima vittoria in assoluto arrivò 9 giorni dopo nella rivincita di Milano contro gli iberici. Anche nel 2025 l’Italia si è confermata tra le migliori dieci squadre al mondo, chiudendo l’anno proprio al decimo posto del World Rugby Ranking, conquistando anche la seconda fascia nel sorteggio della Rugby World Cup 2027, che la vedrà di fronte a Sudafrica, Georgia e Romania. Un po’ di storia In 97 anni di storia e 562 incontri giocati l’Italia ha ottenuto 209 vittorie, 15 pareggi e 338 sconfitte, mettendo a segno in totale 9892 punti e subendone 13277. Nel 2025, invece, l’Italia ha segnato 278 punti, subendone 351. Nel corso della sua storia l’Italia ha conquistato 29 vittorie contro squadre considerate Tier 1: il primo grande successo arrivò contro l’Argentina nel 1978 a Rovigo, con gli Azzurri – guidati da Pierre Villepreux – che sconfissero i Pumas 16-9. Le ultime due vittorie contro una Tier 1 sono arrivate proprio nel 2025: 22-15 al Galles nel Sei Nazioni (seconda vittoria di fila contro i gallesi e quarta nelle ultime tre partite) e 26-19 all’Australia nelle Quilter Nations Series, anche qui la seconda di fila contro i Wallabies. La squadra Tier 1 battuta più spesso è stata la Scozia con nove vittorie, di cui otto conquistate al Sei Nazioni. La vittoria più larga, a livello di distacco, della Nazionale Italiana risale al 18 maggio 1994: l’Italia sconfisse 104-8 la Repubblica Ceca. La peggior sconfitta della storia azzurra risale invece al 1999, quando il Sudafrica vinse 101-0 a Durban. Nel 2026 l’Italia giocherà dodici partite: le cinque del Sei Nazioni contro Scozia (in casa), Irlanda (in trasferta), Francia (in trasferta), Inghilterra (in casa) e Galles (in trasferta) e le sei del nuovo National Championship. Gli Azzurri giocheranno tre match in trasferta nell’Emisfero Sud a luglio contro Giappone, Nuova Zelanda e Australia, per poi sfidare in casa a novembre Sudafrica, Argentina e Fiji. L’ultima partita è prevista tra il 27 e il 29 novembre a Twickenham contro la pari classificata della graduatoria dell’Emisfero Sud del torneo. I numeri degli Azzurri Il miglior marcatore della storia dell’Italrugby è Diego Dominguez con 983 punti (9 mete, 208 calci di punizione, 127 trasformazioni e 20 drop). Il secondo, nonché primo azzurro in attività, è Tommaso Allan con 552, frutto di ben 15 mete, 92 calci di punizione, 99 trasformazioni e un drop. Nel 2023 l’azzurro ha superato Stefano Bettarello, terzo in questa speciale classifica con 483 punti. Tra i giocatori in attività al quinto posto c’è Paolo Garbisi, che nel 2025 ha superato anche Mirco Bergamasco e Ramiro Pez salendo a quota 266 punti segnati. Il giocatore più vicino adesso è Luigi Troiani, al quarto posto con 294 punti. Sergio Parisse, inserito meritatamente nella Hall of Fame di World Rugby, è il giocatore più presente della storia dell’Italrugby con 142 presenze, seguito da Castrogiovanni e Zanni, entrambi a quota 119. Parisse è anche l’azzurro con più partite giocate da capitano, 93, mentre l’attuale capitano Michele Lamaro è al secondo posto in questa speciale graduatoria con 39 partite da capitano, appaiato a Marco Bortolami. Subito dietro ci sono Massimo Giovanelli con 37 partite e Marco Bollesan con 36. Il giocatore in attività con più presenze totali è Tommaso Allan, con 87 partite disputate in azzurro: è al dodicesimo posto, a sole 2 partite da Mirco Bergamasco e McLean. Il giocatore con più mete segnate è Marcello Cuttitta, a quota 26, seguito da Paolo Vaccari a 23 e dalla coppia formata a Carlo Cecchinato e Manrico Marchetto a 21. Tra i giocatori in attività il più prolifico è Monty Ioane, che nel 2025 ha guadagnato ulteriori posizioni salendo a quota 19, appaiando al quarto posto Alessandro Troncon. I numeri dell’Italia al Sei Nazioni Dal suo ingresso nel Torneo delle Sei Nazioni, avvenuto nel 2000, l’Italia giocato 130 partite ottenendo 16 vittorie, due pareggi (nel 2006 con il Galles e nel 2024 con la Francia) e 112 sconfitte, con 1906 punti fatti e 4414 subiti. Gli Azzurri hanno battuto otto volte la Scozia, cinque il Galles, due la Francia e una l’Irlanda. L’Italia ha vinto anche tre Trofei Garibaldi, conquistati battendo la Francia nel 2011 e nel 2013, mentre quello del 2024 – in seguito al pareggio di Lille – è stato assegnato a pari merito ad entrambe, che hanno tenuto il trofeo sei mesi a testa. Gli Azzurri hanno conquistato anche la Cuttitta Cup nel 2024, battendo la Scozia all’Olimpico. Per due volte un italiano ha conquistato il titolo di miglior giocatore del Sei Nazioni: Andrea Masi nel 2011 e Tommaso Menoncello nel 2024. La vittoria più larga dell’Italia al Sei Nazioni risale al 2007: 37-17 a Edimburgo contro la Scozia, in un match rimasto nella storia per quelle tre mete segnate nei primi sette minuti di gioco, con Mauro Bergamasco a segno per la prima volta dopo soli sedici secondi. La peggior sconfitta, in termini di distacco, risale al 2001, quando gli Azzurri persero 80-23 in Inghilterra. Nel 2007 e nel 2013 l’Italia ha ottenuto il miglior piazzamento della sua storia, quarta con due vittorie: nel primo caso contro Scozia e Galles, nel secondo contro Francia e Irlanda. Anche se con un piazzamento inferiore (quinto posto) a livello di risultati il miglior Sei Nazioni della storia azzurra è stato quello del 2024, perché alle due vittorie delle altre annate citate si è aggiunto anche il pareggio con la Francia. L’unica squadra del Torneo ancora mai battuta dagli Azzurri è l’Inghilterra. Per quanto riguarda i premi individuali, per 23 volte da quando viene assegnato il premio di Player of the match è stato vinto da un azzurro: 5 volte da Sergio Parisse, 2 da Alessandro Troncon, Alessandro Zanni, Andrea Masi e Juan Ignacio Brex, una da Mirco Bergamasco, Fabio Semenzato, Martin Castrogiovanni, Luciano Orquera, Michele Campagnaro, Josh Furno, Luke McLean, Tommaso Allan, Tommaso Menoncello e Lorenzo Cannone. Sergio Parisse è il giocatore più presente della storia del Sei Nazioni, con 69 partite giocate, davanti a Cian Healy (67), Brian O’Driscoll (65), Alun Wyn Jones e Rory Best (64). Per quanto riguarda gli italiani, Parisse è davanti a Castrogiovanni (60) e Zanni (54). Il primo azzurro in attività è Tommaso Allan, con 38 partite, e nel 2025 ha superato Santiago Dellapè conquistando il tredicesimo. Proprio Tommaso Allan nel 2024 è diventato il giocatore italiano con più mete segnate nel Sei Nazioni, otto, staccando Mirco Bergamasco e Sergio Parisse. Tommaso Allan è anche il miglior marcatore azzurro nella storia del Sei Nazioni, con 210 punti segnati. Al secondo posto Diego Dominguez con 163, che resta però l’azzurro con più punti segnati in una singola partita: ben 29 nel successo all’esordio assoluto nel Sei Nazioni 2000 contro la Scozia, battuta 34-20. L’unico azzurro che ha fatto registrare un “full house” nel Sei Nazioni (almeno una meta, una trasformazione, un calcio di punizione e un drop nella stessa partita) è Carlo Canna, nel 2016 contro la Francia. Fuori dal Torneo, prima di lui ci erano riusciti Stefano Bettarello (nell’83 contro il Canada) e Diego Dominguez, contro l’Australia nel 1993 e contro il Sudafrica nel 2001. Nel corso di queste 25 edizioni, l’Italia ha avuto otto capitani ufficiali: Alessandro Troncon, Alessandro Moscardi, Andrea De Rossi, Marco Bortolami, Sergio Parisse, Leonardo Ghiraldini, Luca Bigi e dal 2022 Michele Lamaro.
Italia | 02/02/2026
Italia under 20: la storia, i record, i risultati e le statistiche al Sei Nazioni
Dal 2008, anno di nascita della versione giovanile del Sei Nazioni under 20 e del Mondiale di categoria, il mondo del rugby giovanile è nettamente cambiato, con due competizioni (poi si è aggiunto anche il Rugby Championship giovanile nell’Emisfero Sud) a ricalcare il calendario mondiale dei “grandi” e a creare un primo vero trampolino di lancio per i campioni del futuro. L’Italia under 20 è sempre stata protagonista di entrambi i tornei, ha partecipato a tutte le edizioni del Sei Nazioni U20 e del Mondiale di categoria (tredici volte nella massima serie e due nel Trophy, la seconda divisione, vincendo in entrambi i casi). In totale, dal 2008 a oggi, l’Italia under 20 ha giocato 169 partite, ottenendo 52 vittorie, due pareggi e 115 sconfitte considerando il Sei Nazioni di categoria, il World Rugby under 20 Championship e le Summer Series 2022 che in quell’occasione sostituirono la rassegna mondiale. I risultati dell’Italia under 20 Il miglior piazzamento dell’Italia al Sei Nazioni under 20 risale al 2023, quando gli Azzurrini chiusero al terzo posto con due vittorie, ma ottenendo punti in tutte le partite, prima e unica selezione azzurra a riuscirci. Il record di vittorie invece risale al 2022, quando gli Azzurrini ottennero ben tre successi contro Inghilterra, Scozia e Galles, e chiusero in classifica appaiati all’Inghilterra ma quarti per differenza punti. Al Mondiale, invece, l’Italia ha recentemente migliorato il proprio miglior piazzamento di sempre, conquistando il settimo posto al World Rugby under 20 Championship disputato proprio in Italia, battendo l’Irlanda e pareggiando con la Georgia nella fase a gironi e battendo poi il Galles nella finale per il settimo posto. Prima del 2025, l’Italia si era classificata per due volte all’ottavo posto, nel 2017 e nel 2018. Alle due retrocessioni nel Trophy, la seconda divisione, nel 2009 e nel 2012 sono sempre seguite due vittorie del trofeo con l’immediato ritorno fra i “grandi”. La vittoria più larga dell’Italia risale al 2021, quando sul campo neutro di Arms Park la squadra di Brunello demolì la Scozia 43-3. La peggiore sconfitta è invece un 74-3 subito dall’Inghilterra al Sei Nazioni 2011. La Scozia è la squadra battuta più spesso dagli Azzurrini: ben 13 volte tra Sei Nazioni e Mondiali. Solo una squadra non è mai stata battuta dall’Italia under 20 in partite ufficiali: la Nuova Zelanda. Recentemente l’Italia ha rotto anche il tabù Irlanda al Sei Nazioni, battendola nell’ultima giornata del torneo 2025: fino a quel momento aveva vinto soltanto al Mondiale 2017, per poi fare il bis anche nell’ultima rassegna. L’Italia under 20 è stata guidata dal 2008 al 2011 da Andrea Cavinato, dal 2011 al 2012 da Craig Green, dal 2012 al 2013 da Gianluca Guidi, dal 2013 al 2017 da Alessandro Troncon, dal 2017 al 2020 da Fabio Roselli, dal 2020 al marzo del 2024 da Massimo Brunello, dal 2024 al 2025 da Roberto Santamaria, e il Sei Nazioni 2026 rappresenterà l’inizio dell’avventura di Andrea di Giandomenico sulla panchina degli Azzurrini. L’ultimo Sei Nazioni U20 L’Italia under 20 ha sfiorato il podio all’ultimo Sei Nazioni di categoria, chiudendo al quarto posto con 10 punti, frutto di due vittorie contro Scozia e Irlanda e due punti di bonus conquistati contro Galles e Inghilterra. Gli Azzurrini sono partiti bene, battendo nettamente la Scozia a Edimburgo per 22-10, poi contro il Galles è arrivata la prima sconfitta in una partita particolare, in cui l’Italia ha sprecato tanto e alla fine è stata battuta 20-18. L’unico vero passo falso di questo torneo è stato però alla terza giornata, con la Francia che ha vinto nettamente 58-5 a Treviso. Poi, nella partita più difficile, è arrivata una grande reazione d’orgoglio dell’Italia che contro la favoritissima Inghilterra ha tirato fuori una grandissima prestazione, trascinata da un Malik Faissal in stato di grazia. Non è bastato a conquistare la vittoria, ma è arrivato comunque un punto di bonus nel 33-24 finale con le mete di Faissal (doppietta), Drago e Casartelli. Ritrovata la fiducia, l’Italia ha ritrovato anche la vittoria, superando l’Irlanda 15-12 nell’ultima giornata del torneo. Un successo che poteva valere il podio, sfuggito a causa dell’impresa del Galles, che superando a sorpresa l’Inghilterra è rimasto davanti agli Azzurrini in classifica. L’Italia al Sei Nazioni U20 L’Italia under 20 esordisce al Sei Nazioni, nella sua prima partita ufficiale, al Dubarry Park di Athlone, Irlanda, perdendo 6-0 contro i padroni di casa. Quell’anno arriverà anche la prima vittoria, 14-13 a Mogliano contro la Scozia. L’Italia ha ottenuto un terzo posto nel 2023 e quattro quarti posti nel 2018, nel 2022, nel 2024 e nell’ultima edizione del 2025. Dopo le difficoltà delle prime edizioni, gli Azzurrini sono stati sempre competitivi negli ultimi cinque anni, riuscendo sempre ad ottenere almeno una vittoria: l’ultimo “cucchiaio di legno” risale al 2017. Un caso a parte è rappresentato dal Sei Nazioni 2020, mai concluso a causa della pandemia: l’Italia vinse contro il Galles all’esordio, per poi perdere contro Francia e Scozia (di misura) prima dell’interruzione, e non riuscì a recuperare le due partite mancanti contro Irlanda e Inghilterra. La squadra battuta più volte nel Torneo è proprio la Scozia: dieci volte su diciotto edizioni del Torneo, l’ultima vittoria è stata il 22-10 di Edimburgo nella gara d’esordio del torneo 2025. Nel 2013 arrivò il primo – e unico – pareggio degli Azzurrini, 25-25 contro l’Irlanda. Il primo successo al Sei Nazioni contro il Galles risale al 2018, con gli Azzurrini che vinsero 18-7 a Colwyn Bay, per poi ripetersi due anni dopo nello stesso stadio. Il 2022 è stato l’anno della storia: prima vittoria in assoluto contro l’Inghilterra (6-0 a Monigo), per poi fare il bis anche durante le Summer Series, e tre vittorie totali in un Torneo da ricordare, con il podio che sfuggì solo per la differenza punti proprio contro l’Inghilterra, dopo aver battuto anche Scozia e Galles. Il 2023 è stato poi l’anno della conferma: due imprese sfiorate contro Francia e Inghilterra, poi un’altra sconfitta con bonus con l’Irlanda, infine le due vittorie contro Galles e Scozia che sono valse il primo podio dell’Italia under 20 al Sei Nazioni. Nel 2024 e nel 2025 sono arrivati altri due quarti posti, a conferma dell’ormai costante competitività degli Azzurrini nel torneo.
Italia U20 | 02/02/2026
URC: l’analisi della decima giornata
Serata sfortunata per le due franchigie italiane impegnate nella decima giornata di United Rugby Championship, entrambe battute dopo due partite tirate. A Cardiff il Benetton va sotto 14-3, sfiora la rimonta nel finale grazie alla marcatura di Ruzza, va vicinissimo al sorpasso e poi viene beffato dal calcio di Lloyd che toglie ai biancoverdi anche il bonus per il 17-8 finale. A Parma invece le Zebre tengono colpo su colpo contro Glasgow pur giocando mezz’ora in 14, ritornano sotto con la meta d’intercetto di Pani e sfiorano il colpaccio contro una delle formazioni più forti del torneo, che però alla fine passa 26-21. La squadra di Brunello deve accontentarsi del punto di bonus. Partita bloccata a Cardiff Il primo tempo di Cardiff è una partita a scacchi. Difese nettamente prevalenti sugli attacchi, tanto gioco al piede e fasi statiche altalenanti, con la pioggia che rende difficile giocare al largo. Ne viene fuori un match in cui i trequarti faticano a creare occasioni, e la differenza la fa la disciplina con Sheedy che porta i gallesi in vantaggio con due piazzati per il 6-0 con cui si chiude il primo tempo. Nella ripresa il Benetton parte forte e accorcia subito con Smith, ma la prima vera fiammata della partita è di Cardiff, che mette in difficoltà i biancoverdi soprattutto con in gioco al piede – con continui calci nella profondità a cercare Smith e Odogwu – e al 49’ passa con McNally, che sarà poi premiato player of the match. Nel momento più difficile il Benetton reagisce, e dopo una partita bloccata riesce invece a trovare più avanzamento nel finale, come dimostra la meta di Ruzza, arrivata dopo un lungo assalto. Nel momento migliore arriva la beffa: il Benetton si vede annullare la meta di Mendy in concomitanza all’azione più bella della partita, con Drago che trova il buco di forza e serva Garbisi, con il sostegno dell’argentino che vola in mezzo ai pali. Secondo l’arbitro, però, il passaggio di Drago è in avanti e l’azione sfuma. Nel finale Lloyd, con un piazzato difficile, toglie anche il bonus ai biancoverdi con il piazzato del 17-8 finale. Tra le note migliori della partita del Benetton sicuramente la mischia, migliorata soprattutto nella ripresa con gli ingressi di Spagnolo e Gallorini, e anche Garbisi e Drago sono riusciti a dare una bella spinta nel finale, anche se non è bastato. Pesano soprattutto i 10 minuti di superiorità numerica non sfruttati nel primo tempo per un giallo ad Alex Mann e il non aver sfruttato le opportunità in attacco: il Benetton ha chiuso il match con 27 difensori battuti (contro i 7 di Cardiff) ma con una sola meta. Zebre coraggiose, ma non basta A Parma i Glasgow Warriors conquistano il primo posto in classifica con una vittoria molto più faticosa del previsto, perché le Zebre ribattono costantemente ai colpi della corazzata di Franco Smith e alla fine chiudono anche col rimpianto di non essere riuscite a ribaltare il risultato, perdendo 21-26. La squadra di Brunello si dimostra compatta e ben posizionata in campo aperto, e alla fine è col drive che Glasgow riesce a fare la differenza: le due mete tra il 19’ e il 24’ (la prima di punizione, con giallo a Odiase) sono quelle che indirizzano il match sullo 0-14. Le Zebre, nonostante lo svantaggio, non escono mai dalla partita, e alla mezz’ora ritornano sotto con Franco Carrera, che finalizza una bella serie di cariche da parte dei padroni di casa. La sofferenza in maul è troppa, e al 33’ Glasgow segna la terza meta in fotocopia, ancora con Hiddleston. Nella ripresa le Zebre sfruttano alla grande la superiorità numerica (giallo ad Hastings per un intervento pericoloso su Batista) e marcano di forza con Bertaccini. Nel momento più importante però le Zebre pagano l’indisciplina, con due gialli prima a Carrera e poi a Krumov che di fatto costringono i padroni di casa a giocare gran parte del secondo tempo in 14. Glasgow ne approfitta, sa di poter allargare maggiormente il gioco con un uomo in più e marca in bandierina con Hastings, ma tre minuti dopo Lorenzo Pani è bravissimo a leggere in anticipo il passaggio del numero 10 scozzese, trovando l’intercetto che riapre la partita. Le Zebre nel finale sognano il colpaccio, ma la difesa di Glasgow si dimostra solida nel momento più complicato, e alla fine passano gli scozzesi 26-21 a Parma.
News | 25/01/2026
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