Sei Nazioni U20: l’Italia lancia Braga e Vitale, tre cambi nell’Irlanda. L’analisi delle formazioni
Per la sfida di Cork gli allenatori Andrea di Giandomenico e Andrew Browne cambiano: Italia e Irlanda sono in cerca di riscatto dopo aver perso la prima partita (Azzurrini sconfitti 36-10 dalla Scozia, irlandesi battuti 50-21 dalla Francia) ed entrambe hanno modificato la formazione in vista del secondo match del torneo. L’Italia deve rinunciare a Celi, che ha preso un brutto colpo contro la Scozia, e lancia Edoardo Vitale ad estremo, mentre all’aperura tocca a Francesco Braga, già titolare al Mondiale contro Australia e Galles. Di Giandomenico ritrova anche il pilone destro Luca Trevisan mentre parte titolare il tallonatore Valerio Pelli, subentrato dalla panchina la scorsa settimana. Confermate le ali Faissal e Rossi e la coppia di centri Casarin-Coluzzi, forse una delle note migliori della difficile partita di venerdì scorso, così come viene confermata in blocco la seconda e la terza linea. Di Giandomenico, quindi, dà grande fiducia al suo gruppo nonostante la sconfitta all’esordio, e ha operato solo degli aggiustamenti per sfidare l’Irlanda venerdì 13 febbraio alle 20.45. Anche coach Browne cambia poco nonostante la sconfitta di sabato contro la Francia e opera solo tre sostituzioni: dentro il centro Rob Carney, il flanker Joe Finn (con Neill che si sposta da 6 a 7) e il tallonatore Lee Fitzpatrick.
Gioco aperto
Contro la Scozia si è visto solo a sprazzi il gioco che l’Italia vuole proporre: molto aperto, più destrutturato e incentrato sulla ricerca degli spazi. Nel secondo tempo gli Azzurrini sono riusciti a rendersi pericolosi fino a riaprire la partita, ma contro l’Irlanda servirà maggiore continuità. Anche perché gli irlandesi contro la Francia hanno sofferto nelle situazioni di gioco rotto e non sono riusciti a contrastare le imbucate dei trequarti Blues. Gli Azzurrini, quando riescono a trovare il primo avanzamento palla in mano, riescono poi a rendersi pericolosi: la chiave sarà vincere la collisione, affidandosi soprattutto a Opoku e ai centri Casarin e Coluzzi, per poi provare a innescare Faissal e Rossi, con il primo che contro la Scozia è stato molto impegnato anche nel gioco aereo. Essere precisi e veloci sarà una delle chiavi del match, anche perché l’Irlanda è la squadra che ha sbagliato più placcaggi nel primo turno: ben 34, con solo il 68% dei placcaggi riusciti. È una squadra quindi molto forte davanti, ma attaccabile nel gioco aperto. Sarà molto importante l’apporto di Braga, che con il suo piede può punire l’indisciplina irlandese ma può anche cercare degli spazi in mezzo al campo e mettere in difficoltà l’Irlanda nel gioco tattico.
Battaglia
All’Italia servirà grande compattezza difensiva per rispondere ai lunghi multifase irlandesi, che hanno nel numero 8 O’Connell il loro giocatore più avanzante. Nella battaglia davanti l’Italia dovrà difendersi bene, anche perché sono tanti gli irlandesi fisicamente prestanti e capace di fare metri a contatto: oltre al già citato O’Connell, attenzione anche al seconda linea McNeice e al pilone destro e capitano Bishti, ma in generale l’Irlanda è una squadra capace di essere pericolosa attaccando per linee dirette, guidata dal mediano di mischia Barrett capace anche di trovare il guizzo personale (una doppietta contro la Francia) e di alzare il ritmo quando necessario. La fisicità di Opoku e il dinamismo di Miranda e Bianchi saranno fondamentali per rispondere colpo su colpo alle cariche irlandesi. L’Italia può difendere bene: già contro la Scozia, nonostante le difficoltà, gli Azzurrini sono stati i più efficaci nel placcaggio di tutto il primo turno, con l’83% di placcaggi riusciti. Sarà fondamentale anche avere possessi di qualità, considerando che entrambe le squadre hanno sofferto nelle fasi statiche.
Le formazioni di Irlanda-Italia under 20
Irlanda U20: 15 Noah Byrne, 14 Derry Moloney, 13 Rob Carney, 12 James O’Leary, 11 Daniel Ryan, 10 Tom Wood, 9 Christopher Barrett, 8 Diarmaid O’Connell, 7 Josh Neill, 6 Joe Finn, 5 Donnacha McGuire, 4 Dylan McNeice, 3 Sami Bishti (C), 2 Lee Fitzpatrick, 1 Max Doyle
A disposizione: 16 Rian Handley, 17 Christian Foley, 18 Blake McClean, 19 Ben Blaney, 20 Billy Hayes, 21 James O’Dwyer, 22 Charlie O’Shea, 23 Johnny O’Sullivan
Italia U20: 15 Edoardo Vitale, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Francesco Braga, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Luca Trevisan, 2 Valerio Pelli, 1 Christian Brasini
A disposizione: 16 Jacopo De Rossi, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Thomas Del Sureto, 23 Alessio Scaramazza
Stage FIR–FFR Under 18: i convocati per il raduno di Parma e Fréjus
La Federazione Italiana Rugby ha ufficializzato il programma dello Stage di sviluppo Under 18 FIR / FFR, in programma dall’8 al 17 febbraio 2026, che coinvolge gli atleti convocati in un percorso di allenamenti e gare internazionali tra Italia e Francia.
Il raduno ha preso il via domenica 8 febbraio alle ore 14.00 presso l’Hotel Parma & Congressi di Parma. Nella giornata di lunedì 9 febbraio i ragazzi si sono allenati presso La Cittadella del Rugby.
Ieri la delegazione azzurra è partita in pullman alla volta di Fréjus e alloggia presso il Village Club Vacances IGESA Destremeau. Il programma francese prevede sedute di allenamento, attività di recupero e due incontri internazionali: il primo in programma domani giovedì 12 febbraio e il secondo lunedì 16 febbraio.
Il rientro in Italia è fissato per martedì 17 febbraio.
Questa la lista degli atleti convocati dal Responsabile Tecnico Alessandro Lodi:
Francesco Alderighi (Scandicci Rugby)
Mattia Andretti (Mogliano Veneto Rugby)
Dario ARGENTON (Cus Padova Rugby)
Giosuè BACCHETTI (Brixia Rugby)
Leon BLETA (Rugby Parma Football Club 1931)
Matteo BUSSELLI (Valpolicella Rugby 1974)
Alberto CIMINO (Unione Rugby Firenze)
Pietro COLLA (Rugby Parabiago)
Gianmarco DI NICOLA (Rugby Experience L’Aquila)
Giacomo FALCHETTO (Benetton Rugby Treviso)
Diego Andrea FERRAZZI (Rugby Parabiago)
Christian GERMANÒ (Fiamme Oro Rugby Roma)
Adam HAJRAOUI (Cus Padova Rugby)
Oscar Ledlie HARRISON (Bath Rugby Academy)
Simone INVERNIZZI (Rugby Parabiago)
Tommaso LERCI (Fano Rugby)
Leonardo MANCINI (Unione Rugby Capitolina)
Ernesto MARTINEZ BARAJAS (Unione Rugby Firenze)
Alessandro MESAGLIO (Cavalieri Union Rugby Prato Sesto)
Simone PE (Brixia Rugby)
Alessandro Marco REFRIGERI (Unione Rugby Capitolina)
Matteo ROSI (Stade Toulousain Espoirs)
Riccardo SANCHEZ (Cavalieri Union Rugby Prato Sesto)
Manuel SCAPPINI (Unione Rugby Capitolina)
Matteo SEBASTIANI (Stade Valdôtain Rugby)
Edoardo VALLERINI (Rugby Petrarca)
Sliding Doors Azzurre: quel calcio da metà campo, la meta di Venditti e il trionfo. Gonzalo Garcia racconta Italia-Irlanda del Sei Nazioni 2013
Stadio Olimpico di Roma: è il 35’ di Italia-Irlanda, gli Azzurri sono in vantaggio 6-3 e in controllo del match, ma non riescono a trasformare in punti il loro dominio, tenendosi attaccata un’Irlanda che – pur in un momento non brillante della sua storia – è la solita squadra ruvida, compatta e difficile da far crollare. Serve qualcosa di diverso, che cambi la partita, e arriva proprio a 5 minuti dall’intervallo: la mischia, dominante dall’inizio alla fine, conquista l’ennesimo calcio di punizione. Siamo a metà campo, ma non si va in touche: Gonzalo Garcia – centro degli Azzurri, oggi capo allenatore del Colorno – prende la piazzola e va per i pali. Il calcio è potente e preciso e permette all’Italia di costruire un primo reale vantaggio: 9-3. È il calcio che svolta la partita, è la prima sliding door di Italia-Irlanda.
Quel calcio da metà campo
“È stato uno dei calci più importanti della mia carriera. È vero, ero il piazzatore ‘da lontano’ di quell’Italia ma chiaramente non ero abituato a fare tantissimi calci, per cui sentivo la pressione di quel momento e di quella partita. Allo stesso tempo, però, ero tranquillo: avevo lavorato tanto sui piazzati e sapevo di poterlo mettere dentro” racconta Garcia: “Sicuramente vedere quel pallone entrare è stato un sollievo, ma anche e soprattutto una gioia per aver dato un contributo a dare punti alla squadra. E poi siamo riusciti a costruire un primo vero vantaggio sull’Irlanda, perché stavamo dominando ma non riuscivamo a capitalizzare”. Sono quelle cose che sbloccano una partita, e infatti Italia-Irlanda si sblocca. Racconta Garcia: “Col passare dei minuti acquistammo sempre più consapevolezza. Avevamo una mischia dominante, eravamo superiori nelle fasi statiche e sempre presenti nel breakdown e in difesa. Col senno di poi, avremmo potuto chiudere il match anche prima e con un punteggio più ampio, giocammo davvero bene”.
La meta di Venditti
L’Irlanda, si sa, è dura da battere, e infatti continua a restare attaccata alla partita. Il punteggio è di 9-6 per gli Azzurri, serve un altro punto di svolta, ed è rappresentato dalla marcatura di Venditti, che al 49’ trasforma un pallone “sporco” nel mezzo di una ruck in una delle sue classiche mete “di rapina”. Il giudice di linea Poite però non si muove, e l’arbitro Barnes ha bisogno di un lungo consulto a TMO Yuille. L’Olimpico trattiene il fiato, ogni secondo sembra durare un’eternità: “Sono momenti sempre particolari. Dopo l’azione ci siamo guardati con ‘Giamba’ e lui era convinto di aver segnato, e anche noi avevamo questa sensazione, ma chiaramente finché l’arbitro fischia la meta non c’è. Però eravamo tranquilli, anche perché stavamo dominando e sapevamo che se anche non ce l’avessero data avremmo continuato a giocare e a creare altre occasioni”.
Il finale
Il copione degli 80 minuti dell’Olimpico rimane sempre lo stesso: l’Italia è in controllo, ma non riesce a trovare il colpo del ko, mentre l’Irlanda rimane attaccata coi denti e con le unghie e torna sotto ancora con i calci di Jackson, autore di tutti i 15 punti irlandesi. L’Italia però non concede mai una vera occasione per ribaltare la partita, e anzi, all’80’ la chiude definitivamente col piazzato di Orquera per il 22-15 finale: “Sapevamo che avremmo dovuto dare il 100% e anche di più per vincere, sfruttando i loro errori e la nostra mischia dominante. Non è un caso che l’ultimo piazzato sia arrivato da un fallo nel breakdown, perché quello alla fine è il termometro della partita: se riesci a importi in quella situazione di gioco, creando possessi veloci e permettendo ai compagni di giocare fin da subito in avanzamento, puoi prendere in mano la partita, ed è quello che facemmo. Fu una grandissima gioia quella vittoria, anche perché venivamo da un Sei Nazioni altalenante dove però avevamo battuto la Francia e avevamo giocato una grande partita a Twickenham, dove forse avremmo meritato almeno di pareggiare. È anche difficile spiegare a parole cosa si prova nel chiudere un Sei Nazioni e nel chiuderlo con una vittoria così importante. Alla fine arrivammo quarti, ma in realtà a pari punti con la Scozia che era terza, fu un risultato incredibile per una squadra che comunque non era abituata a vincere tanto: quella partita fu il coronamento di un percorso fatto insieme, tra il gruppo storico e i giocatori più giovani, tutti hanno fatto il loro lavoro in quel Sei Nazioni e quella partita è stata la ciliegina sulla torta”.
La pressione
Quella partita fu così particolare e difficile da gestire anche per un altro motivo, racconta Garcia: “Noi eravamo arrivati bene a quella partita. Come detto, con l’Inghilterra ce la giocammo e meritavamo anche di pareggiare, ma eravamo anche consapevoli di non poter deludere noi stessi e gli 80mila tifosi presenti all’Olimpico quel giorno. In molti ci davano per favoriti, una cosa che difficilmente accade contro l’Irlanda, anche se non stava vivendo un periodo felice: noi non ci sentivamo favoriti, ma avevamo una gran voglia di giocare, di combattere e vincere quella partita. Il risultato è stato una conseguenza di tutto questo, del modo in cui abbiamo giocato e di come abbiamo gestito la pressione, mettendola tutta su di loro e creando le condizioni per costringerli a fare tanti falli, a commettere errori. E noi siamo stati bravi ad approfittarne”.
Piazzare da lontano
Dopo 11 anni dal piazzato di Gonzalo Garcia con l’Irlanda, nel 2024 l’Italia è tornata ad avere un piazzatore dalla lunga distanza, Martin Page-Relo: “È un fondamentale sempre più importante, e infatti tante squadre si stanno dotando di quel tipo di giocatore. Credo sia un gesto tecnico anche molto bello da vedere, oltre che da fare, perché è un insieme di sensazioni molto particolare: devi avere tantissima potenza nel piede per far fare al pallone quella distanza, ma allo stesso tempo devi saper controllare il tuo ritmo, il tuo respiro, perché devi fare in modo che la traiettoria rimanga precisa nonostante la lontananza dai pali. Ci vuole tanto allenamento fino a creare quella routine che ti porta a fare sempre gli stessi passi, lo stesso movimento ed avere lo stesso impatto col pallone”.
Sei Nazioni U20, la formazione dell’Italia per la sfida di Cork con l’Irlanda
La Nazionale Italiana U20 Maschile sarà di scena venerdì alle 20.45 italiane a Cork. Dopo un esordio amaro con la Scozia, gli Azzurrini sono di scena in trasferta, in uno stadio che nei prossimi mesi ospiterà anche le Nazionali U21 Femminile e Femminile Maggiore, nei rispettivi Sei Nazioni.
Nel commentare le scelte e nell’analizzare la partita di venerdì, coach Di Giandomenico ha fatto il punto: “Abbiamo analizzato profondamente la scorsa partita e condiviso gli errori fatti e le aree di miglioramento. Sta a noi innalzare l’esigenza che questa competizione richiede, individualmente e collettivamente. Sappiamo che ci aspetta una sfida impegnativa con una squadra che metterà ancora più pressione difensivamente; abbiamo lavorato per questo e ci aspettiamo una risposta adeguata”.
Irlanda U20 v Italia U20 sarà trasmessa venerdì 13 febbraio alle 20.45 italiane Su Sky Sport
La Formazione dell’Italia U20 per la sfida con l’Irlanda:
15. Edoardo VITALE (CUS Milano Rugby)14. Malik FAISSAL (Rugby Parma FC)13. Daniele COLUZZI (Old Colleferro Rugby)12. Riccardo CASARIN (Capitano, Amatori&Union Rugby Milano)11. Luca ROSSI (Pesaro Rugby)10. Francesco BRAGA (Valpolicella Rugby)9. Alessandro TEODOSIO (Fiamme Oro Rugby Roma)8. Davide SETTE (Rugby Experience L’Aquila)7. Carlo Antonio BIANCHI (Unione Rugby Firenze)6. Antony Italo MIRANDA (Mogliano Veneto Rugby)5. Enoch OPOKU-GYAMFI (Bath Rugby)4. Simone FARDIN (Rugby Casale)3. Luca TREVISAN (Golden Lions)2. Valerio PELLI (Mogliano Veneto Rugby)1. Christian BRASINI (Livorno Rugby)A disposizione
16. Jacopo DE ROSSI (Livorno Rugby)17. Giacomo MESSORI (Rugby Petrarca)18. Leonardo TOSI (Livorno Rugby)19. Jaheim Noel WILSON (Rugby Club Pasian di Prato)20. Marco SPREAFICHI (Benetton Rugby Treviso)21. Nikolaj VAROTTO (Benetton Rugby Treviso)22. Thomas DEL SURETO (Fiamme Oro Rugby Roma)23. Alessio SCARAMAZZA (Rugby Experience L’Aquila)Capo Allenatore: Andrea DI GIANDOMENICO
Italia, Niccolò Cannone: “Quella difesa da 30 fasi rispecchia la nostra identità. Con l’Irlanda servirà ancora di più”
È il minuto 85’, siamo alla 30esima fase di un assalto scozzese che sotto il diluvio di Roma sembra non finire mai, poi Niccolò Cannone arpiona Max Williamson, lo tiene alto, arrivano Hasa, Di Bartolomeo e gli altri. Il pallone non esce più, e l’Italia può finalmente festeggiare: per la seconda volta consecutiva, a Roma sono gli Azzurri a battere la Scozia per 18-15, dopo una grandissima difesa e una partita difficilissima da gestire, anche per il repentino cambio di condizioni meteo. “Il modo in cui abbiamo difeso nel finale rispecchia l’identità della nostra squadra” racconta Niccolò Cannone, seconda linea dell’Italia e del Benetton: “Non era la prima volta che ci trovavamo in questa situazione, e bisogna sapersi muovere perché si viaggia su un filo sottilissimo. Da un lato devi dare tutto te stesso, sacrificare ogni singola goccia di energia rimasta, ma dall’altro devi rimanere sempre concentrato e non perdere mai il controllo, perché non puoi concedere nessun fallo agli avversari in quella zona del campo. Però siamo una squadra di grande carattere, non molliamo mai e alla fine questo si è visto”.
Prima un grande inizio e un parziale di 12-0, con l’Italia sempre pericolosa muovendo il pallone, poi la battaglia sotto il nubifragio: com’è stato affrontare due partite in una?
“Eravamo preparati all’eventualità della pioggia e sapevamo che quando sarebbe arrivata avremmo dovuto giocare in maniera diversa. Non è cambiata la base del nostro gioco però: le nostre sequenze non sono state stravolte. Bisognava ovviamente adattarsi, e in questo siamo stati molto bravi. Anche se a un certo punto avevamo 12 punti di vantaggio non ci siamo mai rilassati, anche perché a questi livelli puoi ritrovarti dietro nel giro di un secondo, basta una distrazione. Però avevamo fin da subito la consapevolezza di potercela fare, quella non è mai mancata”.
La mischia è cominciata alla pari per i primi 30 minuti, poi l’Italia ha preso il sopravvento e ha dominato. Quanto è stato importante?
“Abbiamo fatto una grande partita davanti, non solo in mischia ma anche in touche, soprattutto in difesa. In attacco potevamo gestire meglio alcune situazioni, ma nel complesso la nostra mischia è stata sicuramente positiva. Va dato merito soprattutto alle nostre prime linee, che sono state fantastiche, e poi a tutto il pacchetto perché tutti gli 8 giocatori, compresi i subentrati, hanno fatto un grande lavoro. Sapevamo che poteva essere un nostro punto di forza e siamo stati bravi a sfruttarlo”.
Come sottolineato anche da Gonzalo Quesada, l’unico neo di questa partita è stato la disciplina. E adesso si va in Irlanda, contro una squadra tra le più brave a costringere gli avversari al fallo…
“Abbiamo preso 16 calci contro, di cui tantissimi evitabili, soprattutto quelli legati al fuorigioco. A Dublino non possiamo permetterci dei numeri così, perché concedere un singolo calcio di punizione all’Irlanda significa darle l’opportunità di metterci sotto pressione venendo a giocare nel nostro campo. È qualcosa che possiamo controllare e ci stiamo lavorando molto. Anche se abbiamo battuto una delle migliori squadre al mondo, perché la Scozia lo è, ma sappiamo comunque che per giocare a Dublino dovremo fare molto meglio di quanto abbiamo fatto la scorsa settimana. Sicuramente aver vinto aiuta e il morale è alto, domenica ci siamo riposati ma non vedevamo l’ora di tornare a lavorare per preparare le prossime partite, c’è davvero tanta voglia in gruppo”.
Le trasferte in Irlanda sono sempre state complicate per l’Italia: cosa rende difficile giocare a Dublino?
“L’Irlanda è sempre una squadra particolarmente difficile da affrontare: statistiche alla mano, i loro avanti sono i migliori al mondo nel muovere il pallone, per cui devi avere sempre gli occhi aperti chiunque di loro abbia il possesso, perché hanno tantissime opzioni in attacco. Sfortunatamente in questi anni non siamo riusciti a fare delle prestazioni importanti in trasferta, noi faremo di tutto affinché le cose vadano diversamente e per offrire la miglior versione di noi stessi. Mi aspetto una partita durissima: l’Irlanda gioca in casa dopo una sconfitta pesante (36-14 con la Francia, ndr) per cui arriveranno con il coltello tra i denti. Noi dobbiamo farci trovare pronti, sarà durissima ma non vediamo l’ora di giocare”.
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