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Sliding Doors Azzurre: l’esordio, la prima vittoria, un nuovo capitolo. Alessandro Troncon racconta Italia-Scozia del 2000

Italia Nazionali News |

È il 5 febbraio del 2000, ed è una data storica per il rugby italiano e non solo: l’Italia esordisce ufficialmente al Sei Nazioni. Il torneo di rugby più antico del mondo chiude un capitolo di storia durato 90 anni (il Cinque Nazioni si è giocato dal 1910 al 1999) per aprirne uno nuovo, con gli Azzurri protagonisti. L’appuntamento con la storia è in un Flaminio gremito, e di fronte c’è la Scozia, che l’ultimo Cinque Nazioni l’ha vinto: “Per noi era un appuntamento con la storia, ma lo abbiamo vissuto sapendo che lo avevamo conquistato con i risultati, nessuno ci aveva regalato nulla. Sapevamo di dover dimostrare di poter stare a quel livello. Sono quelle cose che desideri per tanto tempo e che dopo Grenoble ’97 ci siamo resi conto di poter realmente ottenere, sono cose che percepisci, che ascolti, ma poi capisci di averle ottenute solo quando ce le hai davvero in mano. E quel giorno a Roma ci siamo resi conto di essere arrivati lì, dove volevamo” racconta Alessandro Troncon, mediano di mischia dell’Italia che in quella partita fu anche il capitano, dopo “l’investitura” da parte di Massimo Giovanelli: “Fu un’emozione nell’emozione stessa della partita, un onore ma anche una grande responsabilità, che mi ha portato a trasmettere ancora più energia agli altri. Anche se in realtà quel gruppo era talmente motivato che tutti trasmettevano qualcosa agli altri, con il loro esempio o con le loro parole, e questa secondo me è stata una delle chiavi di quella vittoria”.

L’ingresso nel rugby che conta

Per la Scozia, l’obiettivo era mettere subito le cose in chiaro: erano i campioni in carica e arrivarono al Flaminio con l’intenzione di dimostrare ai nuovi arrivati come funzionava il torneo. La realtà, però, fu ben diversa: “Loro avevano vinto il Cinque Nazioni, mentre noi venivamo da un periodo complicato dopo il Mondiale 1999, dove non avevamo ottenuto risultati. Probabilmente la Scozia non si aspettava quel tipo di impatto da parte nostra: il comportamento, l’atteggiamento, la volontà, la determinazione nel voler dimostrare che c’era un motivo se eravamo entrati nel Sei Nazioni. Lo abbiamo fatto facendo una partita cinica, quadrata, senza troppi fronzoli, come voleva il nostro allenatore Brad Johnstone, che aveva portato un gioco molto essenziale, basato sui principi e sulla battaglia davanti. Siamo stati molto bravi a difendere e a battagliare nel punto d’incontro, per poi finalizzare tutto grazie alla qualità di Diego che ci ha permesso di portare sempre a casa qualcosa quando attaccavamo, tra calci di punizione, drop e trasformazioni”.

Il match è combattuto soprattutto in mezzo al campo. L’Italia mette anima e corpo nel contrastare una Scozia tanto rapida quanto imprecisa, che al di là delle accelerazioni fulminee di Metcalfe si ritrova imbrigliata nella ragnatela sapientemente tessuta dai padroni di casa, con Diego Dominguez (che alla fine metterà a segno 29 punti su 34 nel 34-20 finale) che risponde colpo su colpo ai calci di Townsend e alla meta di Bulloch, tanto che all’intervallo sono gli Azzurri a chiudere davanti 12-10. L’impressione è che la Scozia abbia forse più qualità, ma che l’Italia possa andare avanti così fino alla fine, lottando punto a punto. Il secondo tempo, invece, dice addirittura un’altra cosa: l’Italia domina, prende il largo e stravince la partita.

L’intervallo

Negli spogliatoi, racconta Troncon, non c’è stato bisogno di dirsi molte parole. È bastato che la consapevolezza di potercela fare entrasse naturalmente in un ambiente sempre più carico. Lì è arrivato il punto di rottura della partita, in quello spogliatoio: “Non ci siamo detti nulla di particolare, non è ‘scattato’ realmente qualcosa, più che altro abbiamo acquisito davvero la consapevolezza di potercela fare, di poter lottare alla pari con i campioni in carica, di poter vincere la partita. Ognuno di noi voleva dimostrare che eravamo lì per un motivo, non solo perché avevamo vinto delle partite negli anni precedenti o perché serviva una squadra in più per motivi economici: noi eravamo lì perché lo meritavamo, e dopo quel primo tempo avevamo capito di poter andare fino in fondo a quella partita”. E così fu, perché nella ripresa l’Italia costruisce punto su punto un vantaggio che toccherà i 19 punti, con un Diego Dominguez scatenato, un Troncon che alimenta le fiammate azzurre e degli avanti in grado di rispondere colpo su colpo a degli scozzesi sempre più impotenti di fronte a una squadra così combattiva: “Non eravamo solo aggressivi. Eravamo anche e soprattutto lucidi, perché nonostante fosse un match molto ruvido siamo sempre rimasti solidi, anche quando facevamo degli errori. Abbiamo gestito bene il vantaggio, senza fronzoli ma senza mai cedere nulla”.

Quel calcetto

L’ultimo e definitivo punto di rottura della partita vede protagonista ancora Alessandro Troncon: calcetto dalla base che manda nel pallone Logan, che regala una rimessa laterale agli Azzurri, in vantaggio 27-13 a 4 minuti dalla fine. Ne nasce un vero e proprio assalto, con l’Italia che pianta le tende nei cinque metri avversari e la Scozia cede di schianto, fino alla meta di De Carli che chiude definitivamente la questione. Finì 34-20, fu un trionfo: “Forse prima di iniziare il Sei Nazioni, al di fuori di noi, in pochi avrebbero creduto che avremmo potuto battere i campioni in carica, ma noi ci credevamo e lo abbiamo dimostrato nell’arco di tutta la partita. Sapevamo quali erano i nostri punti forti e su cosa avremmo potuto fare leva per portare la partita dalla nostra parte. Volevamo vincere e lo abbiamo fatto: nel primo tempo ci siamo resi conto che potevamo farcela, e nel secondo lo abbiamo fatto davvero” racconta Troncon.