PRIMO TORNEO DI RUGBY NEL CARCERE DI PORTO AZZURRO PDF Stampa E-mail
Impegno Sociale
Lunedì 06 Maggio 2019 12:15

porto azzurro

 

13 aprile, Casa di reclusione "Pasquale De Santis", Porto Azzurro

Un cielo azzurro e il bellissimo mare che circonda l’isola accolgono un numeroso gruppo di persone che non sono arrivate a Porto Azzurro per visitare l’Elba in una piacevole giornata primaverile, ma per partecipare al Primo Torneo di Rugby nel carcere ‘Pasquale De Santis’ all’interno del Forte San Giacomo.

Dopo i consueti controlli all’ingresso la comitiva entra nella fortezza spagnola che ospita il carcere e si dirige al campo da calcio che i detenuti utilizzano anche per l’attività del rugby. Si respira un’aria serena, la struttura è vecchia ma il clima è disteso e i detenuti sembrano convivere tranquillamente con la polizia penitenziaria. Gli atleti del carcere sono già sul campo e con grande attenzione preparano il terreno di gioco disegnando le linee; qualcuno inizia il riscaldamento e non vede l’ora di iniziare.

Gli ospiti salutano gli atleti detenuti: ci sono i ragazzi dell’Etruria Rugby Piombino con il loro Presidente, Giacomo Grandi; quelli del Grosseto Rugby Club, accompagnati dal Consigliere Alessandro Zampieri, che sfideranno la squadra del carcere; c’è Stefano Maganzi, referente del progetto nella casa di reclusione di Porto Azzurro: Arienno Marconi, presidente dell’Amatori Toscana, società che da anni porta il rugby nelle carceri toscane.

 

L’attività del rugby in carcere, iniziata da appassionati di rugby che hanno deciso di entrare nelle strutture penitenziarie italiane per contribuire alla rieducazione dei detenuti attraverso i valori del rugby, è diventata un progetto della Federazione Italiana Rugby – “Rugby Oltre le Sbarre” – che per promuoverla ha sottoscritto un protocollo con il DAP, e sta cercando di diffonderla, con il prezioso contributo di club ed allenatori, in altre strutture penitenziarie.

Il progetto “Rugby Oltre le Sbarre” è arricchito dalla partecipazione di due squadre, la Drola di Torino e la Dozza di Bologna, al campionato federale di serie C2, che – non potendo ovviamente mai uscire – ogni settimana accolgono le altre squadre iscritte al campionato all’interno degli istituti penitenziari. La Drola e la Dozza, insieme alla squadra dei Bisonti di Rebibbia, hanno vinto il Bando “Inclusione sociale attraverso lo sport” promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio per lo sport, presentando un progetto, in collaborazione con la FIR, finalizzato al perseguimento della loro attività di campionato e alla disseminazione del progetto “Rugby Oltre le Sbarre” su tutto il territorio nazionale.

Il Torneo nel carcere di Porto Azzurro, che vuole essere il primo di una lunga serie, è un importante traguardo per il progetto “Rugby Oltre le Sbarre”, ed è per questo che non potevano non assistervi il Presidente del Comitato Regionale FIR Toscana, Riccardo Bonaccorsi, il Delegato Provinciale FIR di Livorno, Wilmar Saluz, il Consigliere Federale FIR che si occupa del progetto, Stefano Cantoni, e la referente della Responsabilità Sociale FIR, Daniela De Angelis.

Il gruppo si completa con Mirio Giannellini che con grande entusiasmo è pronto ad arbitrare il Torneo; con l’educatore del carcere Davide Pilato che nel suo giorno libero è, invece, pronto a scattare foto mostrando una grande dedizione verso il suo lavoro; e ovviamente con Marcello Serra, allenatore, duro ma dagli occhi gentili, della squadra del carcere di Porto Azzurro che si fa chiamare “Game Over”. 

Le tre squadre dopo essersi preparate insieme nello spogliatoio scendono in campo pronte al kick off. Prima di iniziare il Presidente FIR Toscana Bonaccorsi raggruppa tutti gli atleti del Torneo ai quali rivolge un sentito discorso sull’importanza del progetto e delle giornate come quella di oggi. Egli crede profondamente in questo progetto ed incita i ragazzi a dare il massimo sul campo, a fare squadra e, soprattutto, a divertirsi. Si gioca rugby a sette e qualche atleta detenuto gioca nella squadra dell’Etruria e del Grosseto perché l’importante non è la competizione tra le singole squadre ma divertirsi giocando tutti insieme, senza distinzione tra chi è dentro e chi può uscire, almeno durante le ore dedicate al rugby.

Gli ospiti rimasti a bordo campo osservano le partite ed è facile dimenticare di essere all’interno di un carcere quando si vedono dei ragazzi ridere e scherzare giocando a rugby; qualche detenuto che è uscito dalla propria cella per assistere al torneo incita gli amici che stanno dando tutto sul campo; qualche altro conversa con i membri della squadra che in quel momento non sta giocando.

Marcello dirige i Game Over con grande familiarità, li incita quando fanno bene, li rimprovera quando sbagliano, e si percepisce il grande rispetto reciproco che lega i detenuti atleti con una persona che ogni settimana gli dedica del tempo, li aiuta a migliorare nel gioco del rugby ma anche nella vita, diventando ogni giorno di più una guida e un punto di riferimento.

Il Torneo si conclude con la vittoria dell’Etruria Rugby Piombino, ma gli atleti del Game Over hanno ancora tanta voglia di giocare e chiedono di fare un’altra partita. Arriva il momento della premiazione, e l’Etruria alza la coppa, anche se il premio è qualcosa di più importante: una giornata di sano divertimento, senza barriere, senza pregiudizi.

Prima di salutare i Game Over non può ovviamente mancare il terzo tempo: i detenuti atleti preparano con molta cura un rinfresco per tutti e in un clima di festa le squadre e gli ospiti salutano i ragazzi che non possono uscire, ma che per qualche ora sono andati oltre le sbarre grazie ad una palla ovale che sembra strana e anormale, può fare paura perché non la si conosce, però se hai il coraggio di provarla puoi scoprire che è piena di imprevedibili rimbalzi, come la vita. 

 

 
 

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