Cork, Lille e Newport: tre città completamente diverse, tre stadi completamente diversi, ma che a loro modo hanno scritto un pezzo di storia dello sport, e non solo. Come da tradizione, gli anni pari sono quelli delle tre partite in trasferta per l’Italia under 20, che affronterà l’Irlanda a Virgin Media Park di Cork (conosciuto da sempre come Musgrave Park), la Francia allo Stadium Lille Metropole di Lille (ex Stadium Nord) e il Galles al Rodney Parade di Newport. Tre stadi che racchiudono un’infinità di storie, che a volte vanno ben oltre il rugby.
Cork: la torba in tempi di guerra, le sedie di Lansdowne Road e gli All Blacks
La prima idea di Musgrave Park (oggi Virgin Media Park) nasce nel 1938, quando il Munster Branch acquistò questo pezzo di terra a Ballyphehane, un sobborgo di Cork. Soffiavano già venti di guerra, ma nel giro di due anni la Federazione Irlandese (IRFU) riuscì comunque a mettere insieme un piccolo padiglione con due campi. E su quei campi si giocò fin da subito, con l’inaugurazione del 10 novembre 1940 con il match tra il “Munster Branch President’s XV” e il “Branch Honorary Secretary XV”. Chiaramente, però, in quei tempi di rugby non se ne poteva parlare più di tanto, e infatti durante la Seconda Guerra Mondiale il campo posteriore di Musgrave Park fu utilizzato come deposito di torba, un combustibile fondamentale in quegli anni durissimi.
Terminata la guerra, arrivò il momento di rendere Musgrave Park uno stadio vero e proprio, e per farlo furono utilizzate le vecchie sedie in legno del West Stand di Lansdowne Road. Una sorta di “passaggio di consegne”, considerando che in questo stadio – così piccolo e così ricco di storia – sarebbero state scritte pagine indelebili di questo sport. Proprio a Musgrave Park Munster divenne la prima provincia irlandese a battere una grande squadra dell’Emisfero Sud, superando 11-8 l’Australia il 25 gennaio 1967. Il capitano di quel Munster non era uno qualunque: era Tom Kiernan, che 11 anni dopo, da allenatore, si tolse una soddisfazione ancora più grande, battere gli All Blacks nell’altra “casa” della Red Army, Thomond Park. Gli stessi All Blacks che 5 anni prima, nel 1973, si erano salvati per il rotto della cuffia proprio a Musgrave Park, in una partita incredibile pareggiata 3-3 e ripresa per i capelli soltanto con un piazzato a tempo scaduto. Oggi il Virgin Media Park (per un periodo anche Irish Independent Park) è la casa di Munster, dei Dolphin, del Sundays Well e dell’Irlanda under 20, che affronterà proprio a Cork l’Italia, in uno stadio dal fascino unico.
Lille: rugby, calcio, atletica e… Pavarotti e i Pink Floyd
Da Lille è passato davvero il mondo, e non è un’iperbole. Dal rugby al calcio passando per l’atletica, fino a un pezzo di storia della musica mondiale, da Luciano Pavarotti ai Pink Floyd. Del resto, il Lille Metropole (o Stadium Nord, agli inizi) nasce come impianto multifunzionale nel 1976. Il rugby ci arriva dopo, ma lo fa nel modo più rappresentativo: con la Rugby World Cup e con gli All Blacks, che in quello stadio eliminarono il Canada nei quarti di finale del 1991. Da lì in poi, il Lille Metropole ha sempre accolto il grande rugby: nel 1992 arrivarono gli Springboks a sfidare i French Barbarians, e lo Stade Français ci ha giocato alcune partite di grande peso, come la semifinale di Heineken Cup del 2001 contro Munster. Dal 2004 e fino al completamento dello Stade Pierre-Mauroy, nel 2012, è stato anche casa del LOSC Lille di calcio.
Dal Lille Metropole non sono passati solo i grandi campioni dello sport, ma hanno suonato e cantato anche delle leggende della musica: nel 1988 i Pink Floyd riempirono l’allora Stadium Nord durante il tour di A Momentary Lapse of Reason Tour, per certi versi uno dei più particolari, visto che fu il primo dopo l’addio del bassista e cantante Roger Waters, ma fu anche la prima tournee dopo ben 7 anni. Era infatti dal tour di “The Wall” (1981) che i Pink Floyd non facevano concerti. Al Lille Metropole hanno cantato anche il cantante e attore francese Johnny Hallyday, tra gli artisti più amati di sempre in Francia, e il leggendario Luciano Pavarotti nel 2002.
Rodney Parade: la prima in notturna, il memoriale ai caduti e i 31.000 per gli Springboks
Rodney Parade, storico impianto dei Dragons a Newport, entrò nella storia già nel 1879 (era nato solo 2 anni prima) quando fu il primo stadio del Galles a ospitare una partita in notturna, grazie a un sistema di illuminazione a gas. Sotto queste luci così particolari, e un po’ tremolanti, si sfidarono Newport e Cardiff in un contesto che ai tempi sembrava quasi fantascienza. Rodney Parade era nato nel 1877 su un terreno concesso dal visconte di Tredegar al Newport Athletic Club: si giocava a rugby, ma anche a cricket, in una Newport che stava crescendo come città industriale e portuale. E arrivò anche la Nazionale Gallese, che tra il 1884 e il 1912 giocò sei volte a Rodney Parade, prima di prendere come riferimento principale l’Arms Park di Cardiff. A Newport, comunque, sono passati anche gli Springboks (con un’affluenza record di 31.000 spettatori nel 1952, col Sudafrica che vinse 12-6 contro Newport) e gli All Blacks, battuti proprio dalla squadra di casa per 3-0 nel 1963, una delle vittorie più incredibili e indimenticabili della storia del rugby gallese.
Rodney Parade, però, non è solo sport. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Newport Athletic Club volle lasciare un segno permanente dei propri caduti: tra il 1923 e il 1924 vennero inaugurati i Memorial Gates, all’ingresso dello stadio. Un vero e proprio portale attraverso cui tifosi e giocatori continuano a passare da oltre un secolo. Nel 2020 questi cancelli sono stati ufficialmente riconosciuti come edificio tutelato (Grade II), a conferma del valore storico e civile del luogo. Oggi Rodney Parade è più compatto e piccolo, ma continua a rimanere un luogo in cui si può percepire ad ogni passo un pezzo di storia del rugby, e forse del mondo.
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