Le Club House sono quel luogo dove una partita di rugby diventa rito collettivo, gioia o delusione condivisa. Un tempo sospeso che riparte a cadenzare l’esistenza dopo ottanta minuti in cui un gruppo di persone s’identifica in una maglia, quella azzurra, e spinge con il pensiero quindici ragazzi, molti dei quali in quei luoghi sono cresciuti con il pane e salamella tra le mani.
La Club House del Rugby Rovato non fa eccezione: tutti insieme soffrono, esultano e a fine partita analizzano la sconfitta o celebrano la vittoria dell’Italia. Sempre insieme. Perché nel rugby, da queste parti, anche il tifo è un fatto di squadra e quando gioca la Nazionale è l’occasione per ricordare e ricordarsi che tutto ha un senso nel vedere ‘i gnari’ giocare ai più alti livelli.
A raccontarlo è Sandro Frassine, responsabile della club house e coordinatore dei volontari: «Sono legato al Rugby Rovato da circa trent’anni. Non sono un ex giocatore, sono un genitore. Mi sono affezionato al club e ho iniziato a dare una mano, rimanendo affascinato da questo ambiente familiare».
Un ambiente che vive grazie a un gruppo di volontari che anima quotidianamente la club house, con il supporto crescente anche dei giocatori stessi. «I giocatori fanno gruppo in campo – spiega Frassine – dirigenti, volontari e genitori lo fanno fuori dal campo. Ed è qui che si costruiscono i legami e l’identità del club».
La storia della Club House accompagna la crescita della società. Lo ricorda Giuseppe Lanzi, dirigente del Rugby Rovato: «Un punto di ritrovo e di aggregazione. Nel rugby significa avere una marcia in più. Noi siamo fortunati perché abbiamo volontari che la fanno funzionare».
Dalle prime strutture con un solo campo in erba, fino all’ampliamento con il secondo campo e il sintetico, la Club House è stata una naturale prosecuzione di questo percorso. «Ho vissuto tutte le fasi della crescita – racconta Lanzi – prima da giocatore e poi da dirigente. Questa club house è stata testimone di momenti importanti: è qui che ci si ritrova dopo le sconfitte ed è qui che si festeggiano le vittorie».
Momenti che restano nella memoria collettiva del club, come la storica festa promozione ai tempi della Leonessa, culminata con l’ingresso nel Top Ten: «Qualcosa di indimenticabile», sottolinea Lanzi.
E poi c’è chi la Club House la vive anche attraverso i profumi e i sapori. Come Adriano Campana, cuoco “per passione”, anzi cuciniere, come ama definirsi: «Ho iniziato a giocare a rugby al liceo, poi mi sono allontanato per lavoro. Sono tornato dopo vent’anni con i miei figli e, quasi per caso, mi sono ritrovato a cucinare qui».
Non un professionista, ma un volontario che mette passione in ogni piatto. «La club house è il luogo dove nascono e si cementano amicizie. La vita può portarti lontano, puoi farti perdere di vista, ma poi ci si ritrova qui e sembra che il tempo non sia mai passato».
Tra un piatto che cambia menu e un aneddoto che fa ancora ridere – come quella volta in cui un genitore rimase chiuso in bagno proprio alla vigilia di una trasferta – la Club House del Rugby Rovato continua a essere un rito collettivo. Un luogo dove il rugby non si gioca soltanto, ma si condivide. Dentro e fuori dal campo.
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