Inghilterra-Irlanda sarà una partita speciale per il movimento italiano: per la prima volta, ci saranno tre arbitri italiani nel team di una partita del Sei Nazioni. Andrea Piardi come arbitro, Gianluca Gnecchi come assistente e Matteo Liperini al TMO. La ciliegina sulla torta di un percorso che ha portato gli arbitri italiani ad essere sempre più presenti nel panorama internazionale, come dimostra lo stesso Sei Nazioni che ha visto Piardi, Gnecchi (come assistenti) e Liperini (al bunker) impegnati già nella seconda giornata in Scozia-Inghilterra. Liperini sarà al bunker anche nella sfida più attesa dell’ultima giornata: Francia-Inghilterra. “È davvero una grande soddisfazione, siamo estremamente contenti di poter formare un team di 3 arbitri italiani su 4: una cosa che qualche anno fa non avremmo mai pensato. È la dimostrazione di un movimento che lavora e che grazie al lavoro sta ottenendo questi risultati” racconta Andrea Piardi, ormai pienamente consolidato ad alti livelli e all’ennesima partita importante della sua carriera.
Come si è arrivati a questo traguardo così importante
“Come detto, questo risultato è frutto di un percorso che parte da lontano. Credo che l’arrivo dell’ex capo degli arbitri di World Rugby, Alain Rolland, come consulente arbitrale abbia permesso di cambiare alcune cose. C’è stata poi una grande attenzione da parte della Federazione verso gli arbitri. E tutto questo ha permesso di poter lavorare con maggiori competenze e con grande serenità, e questo fa sì che prima o poi i risultati arrivino, com’è successo”.
Anche perché, al di là del Sei Nazioni, c’è anche una presenza costante da parte degli arbitri italiani in URC e nelle coppe europee…
“Esatto. Questo fa capire che non si lavora solo sul singolo nome, ma è tutto un sistema che lavora ed è credibile a livello internazionale, e questo ci permette di avere tante persone nei tornei di alto livello come l’URC, la Champions Cup e la Challenge Cup. Tutto però nasce prima dall’Italia, dalla capacità di far crescere i ragazzi e farli arrivare fino ai massimi livelli nazionali come la Serie A Elite, per poi fare il ‘salto’ internazionale. Quando tutto il sistema lavora bene poi i risultati arrivano, e lo dimostrano le tante presenze degli italiani nelle partite all’estero, non solo io, Gianluca Gnecchi e Matteo Liperini ma anche Federico Vedovelli e Clara Munarini”.
A livello personale, è ormai il terzo anno in cui dirigi con costanza grandi partite. Come ti fa sentire?
“Sono stati due anni davvero intensi e soddisfacenti dal punto di vista professionale. È stato un sogno: la prima partita al Sei Nazioni, poi gli All Blacks, poi i test match e ancora in Sei Nazioni, fino ad arrivare a una partita dei Lions e poi ancora agli All Blacks con l’Inghilterra. È stato un percorso che mi ha arricchito dal punto di vista professionale, ed è bellissimo”.
Tra queste partite, qual è quella che ti ha lasciato qualcosa di speciale?
“Molto difficile scegliere, devo dirne almeno due che per me sono sullo stesso piano. La prima è sicuramente l’esordio al Sei Nazioni in Irlanda-Galles, perché era la prima volta di un arbitro italiano e perché comunque arrivare da primo arbitro in un torneo così importante ti dà un mix di emozioni davvero forte. La seconda è Australia-Lions, perché il tour dei Lions dal punto di vista delle emozioni, del contesto e della tensione è qualcosa di unico nel panorama mondiale. Per quanto partite come Inghilterra-All Blacks siano importanti, quando giocano i Lions si percepisce proprio qualcosa di diverso, anche se magari per chi non vive il mondo anglosassone è un po’ più difficile da comprendere. Quando entri nel mondo dei Lions respiri la loro tradizione, la loro cultura, e allo stesso modo ti rendi conto di quanto per la squadra che li affronta – in questo caso l’Australia – sia importante giocare contro di loro e provare a batterli. Poi ho avuto anche la fortuna di arbitrare la partita più importante della serie, perché alla fine il secondo match è quello che decide il destino di tutto il tour: o una squadra vince la serie, com’è successo ai Lions, o si va sull’1-1 e quindi la partita finale diventa poi decisiva. Mentre ero in campo avevo la consapevolezza di far parte di qualcosa di storico, ed è stato indimenticabile”.
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