Nel percorso di sviluppo dei giovani la Nazionale Under 20 e l’Accademia Nazionale “Ivan Francescato” rappresentano due progetti distinti ma complementari. La prima è il contesto competitivo internazionale in cui verificare il potenziale dei giocatori, mentre l’Accademia è il percorso di formazione individuale che accompagna i ragazzi nella crescita verso l’alto livello, ed è un progetto ancora più a lungo termine, come spiegato dal capo allenatore Andrea Di Giandomenico, che ha fatto il punto sul progetto tecnico, sul percorso di sviluppo dei giocatori e sul ruolo del sistema accademico nella preparazione dei ragazzi alla transizione verso il rugby seniores.
Coach, partiamo dall’under 20. Qual è il progetto tecnico e di crescita che state sviluppando in queste settimane?
“Partendo dal punto di vista tecnico, stiamo cercando di sviluppare un gioco d’attacco che lasci grande spazio alle capacità decisionali dei giocatori, con un sistema che prevede meno situazioni chiuse. L’obiettivo è rendere i ragazzi protagonisti nell’individuazione e nello sfruttamento degli spazi, nell’ottica di ciò che rappresenta per noi l’under 20: un momento di verifica del potenziale dei ragazzi e un percorso che deve accompagnarli nel modo più completo possibile verso lo step successivo, cioè la transizione verso il rugby professionale o comunque verso il più alto livello possibile. Bisogna considerare che questo è l’ultimo anno in cui i ragazzi giocano con i pari età, poi si passa a confrontarsi con i grandi. Per questo è importante dare loro tutti gli strumenti necessari per affrontare quello che sarà il loro futuro. Più che concentrarci su una specifica struttura, l’obiettivo è metterli nelle condizioni di sapersi adattare a tutti i tipi di organizzazione, con una forte centralità della responsabilità individuale e anche collettiva”.
In queste settimane si è vista un’Italia sempre in crescita dal punto di vista delle prestazioni, anche se i risultati non sono sempre stati positivi. Qual è l’equilibrio tra crescita e risultati che state cercando?
“È l’occasione per chiarire prima di tutto una cosa: parlare di crescita non significa che il risultato non sia importante, assolutamente. Siamo alla ricerca dei risultati, perché anche imparare a vincere fa parte della formazione. E imparare a vincere non significa soltanto prevalere nel risultato finale di una partita, ma riuscire a vincere nelle varie zone del campo: nella conquista, nella battaglia territoriale, in tutti gli aspetti. L’obiettivo è lavorare sulla prestazione per vincere tutte le singole sfide che si verificano negli 80’, in modo da ottenere il risultato finale. Non c’è dubbio che fino a questo momento alcune prestazioni ci abbiano portato rammarico: la partita d’esordio contro la Scozia ci ha delusi sotto tutti i punti di vista, l’approccio non è stato adeguato e abbiamo condiviso tutti che quel tipo di prestazione non fosse accettabile. Ma anche nella negatività della performance abbiamo visto che in alcune situazioni – in cui la decisione finale non è stata la più efficace – avevamo già dimostrato di poter essere efficaci con il tipo di gioco che proponiamo. La partita contro l’Irlanda ci ha invece causato rammarico perché potevamo portarla a casa, e anche contro la Francia, in condizioni climatiche davvero impegnative, siamo rimasti in partita: al 50’ eravamo 17-17, poi abbiamo concesso alla Francia alcune opportunità, e quella francese è sicuramente una squadra alla quale non si possono concedere occasioni gratuite. Per tornare al punto principale: dobbiamo imparare a vincere tutte le singole sfide, perché è quello che poi ci porta al risultato finale. E non c’è dubbio che i progressi siano evidenti: l’atteggiamento dei giocatori è molto positivo, si battono, non si tirano indietro, restano concentrati e cercano di sviluppare sempre di più le aree su cui dobbiamo migliorare. Ripeto, siamo soddisfatti del lavoro che stiamo facendo, anche se chiaramente la mancanza di risultati è una cosa che non ci fa piacere”.
Il gruppo dell’under 20 è formato in buona parte da ragazzi provenienti dall’Accademia Ivan Francescato. Com’è strutturato il progetto e com’è legato alla Nazionale under 20?
“Intanto è importante ricordare che i centri di formazione e l’Accademia Nazionale sono progetti e percorsi specifici, sicuramente legati al progetto under 20, ma non sono la stessa cosa. L’Accademia Nazionale e, di conseguenza, anche i centri di formazione sono percorsi individuali che hanno l’obiettivo di sviluppare i giocatori. Dal punto di vista fisico, per esempio, riusciamo a offrire un lavoro di qualità e questo è un aspetto che i ragazzi portano avanti collettivamente. Tuttavia si tratta comunque di percorsi individuali di sviluppo del giocatore, che sono collegati alla squadra under 20 ma non si esauriscono in quel contesto. Il percorso dell’under 20 avrà il suo compimento con la Coppa del Mondo, è quindi un percorso di uno o massimo due anni, ed è – come dicevo – una verifica del potenziale. Il lavoro delle Accademie invece è un percorso più ampio di formazione e sviluppo dei giocatori, che punta a dare loro gli strumenti necessari per affrontare al meglio sia il progetto under 20 sia la fase successiva, cioè la transizione verso il più alto livello possibile o comunque verso un percorso sempre più professionale”.
Qual è l’obiettivo principale del lavoro svolto nell’Accademia? Com’è strutturato il lavoro?
“Il focus è aumentare le competenze dei giocatori in tutti gli ambiti della prestazione sportiva, che è una prestazione integrata: c’è l’aspetto fisico, c’è l’aspetto tecnico e c’è l’aspetto mentale. L’obiettivo è incrementare tutte e tre queste aree che compongono la prestazione di un giocatore all’interno dello sport. I ragazzi alloggiano all’Ostello della Gioventù di Parma, che è adiacente al campo delle Zebre, nella Cittadella del rugby. Ovviamente tra i ragazzi c’è chi frequenta la scuola e chi l’Università, quindi portano avanti parallelamente anche il loro percorso di formazione personale. Per quanto riguarda l’attività sportiva ci alleniamo tutti i giorni dal lunedì al venerdì tutte le settimane, a partire dal primo settembre. Durante il Sei Nazioni invece i ragazzi dell’Accademia che vengono convocati si allenano con l’under 20, mentre quelli non convocati giocano con i loro club di appartenenza. Inoltre, la squadra dell’Accademia ha disputato anche le partite della fase a gironi di Coppa Italia 2025-26”.
Dal punto di vista del minutaggio, il fatto che non giochino tutti i fine settimana può rappresentare un impedimento o è parte del percorso?
“Ovviamente tutto è migliorabile e le opportunità di giocare sono importanti, ma deve essere chiaro che questo è un percorso diverso: si tratta di un anno dedicato alla formazione individuale del giocatore, una formazione che gli permetterà poi di affrontare nel modo migliore le tappe successive del proprio sviluppo. Sulla creazione di ulteriori opportunità di gioco si può discutere, ma non credo che sia il punto centrale della questione: quello dell’Accademia è un progetto a lungo termine, magari quest’anno i ragazzi non giocano sempre, ma quest’anno serve a dare loro gli strumenti per farlo di più e meglio in futuro, e riteniamo sia un percorso efficace per lo sviluppo dei giocatori. Dai dati che abbiamo il minutaggio medio dei giocatori selezionati per la Nazionale U20 risulta comunque superiore a quello della scorsa stagione in cui non era operativa l’Accademia; e alla fine del percorso i giocatori avranno disputato tredici partite internazionali da aggiungere a quelle delle Coppa Italia”.
Guardando al futuro, fra tre o quattro anni cosa vi renderà soddisfatti di questo percorso accademico?
“La soddisfazione sarà legata alla qualità che trasferiremo al movimento e quanti giocatori riusciranno ad inserirsi in questo movimento in modo efficace: che sia la Nazionale Maggiore, le franchigie, la Serie A Elite o gli altri campionato nazionali. L’obiettivo è infatti alzare il livello di tutto il movimento, che sia la Serie A, l’Elite o le franchigie”.
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