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Italia, Marin: “La meta all’Inghilterra rimarrà per sempre dentro di me. E in questo Sei Nazioni sono cresciuto tanto”

Italia Nazionali News |

Quando al 71’ di Italia-Inghilterra Leonardo Marin riceve palla da Menoncello, autore della solita strepitosa imbucata, e vola in meta per il vantaggio azzurro, tutto l’Olimpico capisce che sta per succedere qualcosa di magico. E lo sapeva anche lo stesso Marin, uno dei protagonisti di un Sei Nazioni storico: “Quando Tommy è partito e poi mi ha dato il pallone non ho pensato a niente, ero totalmente concentrato sull’azione. Quando mi sono rialzato dopo aver segnato, però, ho sentito il boato dell’Olimpico, i miei compagni addosso che esultavano, quella è stata un’emozione incredibile. Di solito non esulto molto, cerco sempre di rimanere totalmente concentrato sulla partita, ma l’emozione c’è stata. Poi quando è finita, invece, mi sono finalmente lasciato andare, rimarrà per sempre un ricordo bellissimo”.

Questo è il Sei Nazioni in cui stai giocando con maggiore continuità. È un po’ il torneo della tua definitiva maturazione?

“Forse sì, possiamo dire così. È il Sei Nazioni in cui sto giocando di più insieme a quello del 2022, dove iniziai da estremo e poi giocai le ultime tre partite da centro, ma avevo compiuto 20 anni a febbraio, ero molto giovane e non ero probabilmente ancora maturo, soprattutto per il ruolo di centro. Adesso mi sento cresciuto: ho lavorato tanto e mi sono allenato duramente per arrivare fin qui”.

Hai trovato la tua definitiva sistemazione a centro, anche se comunque anche in questo Sei Nazioni hai giocato estremo.

“Sono arrivato a stabilizzarmi in un ruolo ed è quello che volevo fare da tanto tempo, ma sarò sempre disponibile per qualsiasi cosa di cui la squadra o lo staff abbiano bisogno. Quando Gonzalo mi ha proposto di giocare estremo la prima partita ero contento e ho detto di essere pronto, era un’opportunità importante per me e come sempre ho cercato di dare il massimo per la squadra. Il Sei Nazioni è qualcosa di speciale, e giocare per questa maglia è unico, totalmente diverso da tutto il resto: qualsiasi opportunità di giocare va colta. Ovviamente, come detto, mi piace l’idea di stabilizzarmi in un ruolo, in questo caso il primo centro, ma resto sempre pronto e sono sempre felice di giocare, in qualsiasi posizione”.

Sei entrato nel momento più caldo di Italia-Inghilterra, quando gli inglesi sembravano poter prendere in mano il match e invece c’è stata una grande risposta da parte vostra. Come l’hai vissuto?

“Quando sono entrato ho cercato di guardare il meno possibile il tabellone del punteggio, concentrandomi solo sulla prestazione e su quello che dovevo fare, senza pensare a niente che non riguardasse il gioco. Poi è chiaro, quando con i calci di Paolo abbiamo cominciato ad avvicinarci sempre di più tutti sapevamo che a quel punto avremmo potuto vincere. Ma era la partita che ci aspettavamo, sapevamo che sarebbe stato un match combattuto fino all’ultimo. Chiaramente possiamo fare meglio dal punto di vista della prestazione, dobbiamo fare meglio, però sicuramente questa partita e quella meta rimarranno per sempre nella mia mente”.

L’Italia chiude il Sei Nazioni in Galles, in una partita dove fin dall’inizio del torneo gli Azzurri sono considerati favoriti. Come si gestisce questo tipo di aspettativa?

“Sicuramente è diverso, perché di solito siamo sempre considerati gli ‘underdog’, ma dobbiamo ricordare prima di tutto che il Galles è cresciuto molto e viene da due prestazioni importanti contro Scozia e Irlanda, e poi tutto passerà come sempre dalla nostra prestazione in campo. Rispetto alle partite precedenti potremmo avere più possesso: questo significa che dovremo essere bravi a gestire delle situazioni in cui terremo il pallone per più fasi e sfruttare le occasioni che riusciremo a costruire, lavorando tanto sulla qualità dei passaggi. Sicuramente sarà una partita caratterizzata da grande pressione, perché comunque il Galles farà di tutto per provare a vincere e – come detto – è una squadra molto cresciuta rispetto all’inizio del torneo, quindi sarà una sfida dura”.

Tornando un po’ indietro, puoi giocare in tutti i ruoli dal 10 al 15: c’è stato un momento in cui ti sei reso conto di essere diventato un utility back o è stato un cambiamento graduale?

“È stato tutto molto graduale. Da piccolo giocavo un po’ centro e un po’ estremo, poi c’è stato un periodo in cui mi sono stabilizzato soprattutto all’apertura, ma ho sempre detto di sì a qualsiasi impiego e a qualsiasi ruolo. Adesso mi trovo bene a fare il centro, quello che devo fare è continuare a lavorare per migliorare, soprattutto in difesa: difendere da centro è diverso, e l’aspetto difensivo è fondamentale in questo ruolo, e va approcciato in maniera diversa rispetto a quando si gioca apertura o estremo. Sto lavorando anche per migliorare fisicamente. Con Tommaso Menoncello e Nacho Brex parliamo e ci confrontiamo”.