L’Inghilterra, la prima volta all’Olimpico, la neve: c’erano tutti i presupposti per una partita fuori dal comune. E così è stato. Stavolta il risultato non ha sorriso all’Italia: gli inglesi hanno rimontato nella ripresa dopo un grande primo tempo degli Azzurri, vincendo 19-15, ma di quella partita rimangono tante immagini. Una tra tutte, la corsa di Tommaso Benvenuti verso il centro dei pali per la meta del vantaggio. Purtroppo non bastò, perché a volte le Sliding Doors girano dall’altra parte, ma rimane un momento storico: “Abbiamo avuto subito l’impressione che sarebbe stata una partita diversa dalle altre: ci siamo svegliati il sabato mattina ed era tutto bianco, innevato. C’era anche un po’ di incertezza sulle possibilità di giocare effettivamente la partita, perché comunque c’era veramente tanta neve. Ci fu anche un passaparola particolare, perché c’erano i cellulari ma di certo non ancora i gruppi WhatsApp (ride, ndr) e ricordo che il ragazzo della logistica, Alberto, che andava a preparare lo spogliatoio, trovò il campo completamente ricoperto. E quindi da lì partì il passaparola: cosa succede? Si gioca o non si gioca? Insomma, una situazione particolare ma che in realtà ci ha aiutati a stemperare la tensione, anche perché comunque l’esordio all’Olimpico non è una cosa da poco, in più venivamo da una partita complicata in Francia, e quindi avere meno pressione ci ha dato un vantaggio. E voglio soprattutto ricordare il lavoro immane fatto da tutte le persone impegnate quel giorno allo stadio, che fecero sì che si potesse giocare quella partita” racconta Benvenuti.
L’intercetto
Il match, anche forse a causa delle condizioni climatiche, è molto bloccato. L’Inghilterra va sul 6-0 con due piazzati di un giovanissimo Owen Farrell, ma l’Italia tiene colpo su colpo e rimane attaccata alla partita, con caparbietà e maturità: “Eravamo comunque un gruppo coeso, da una parte c’eravamo noi giovani innesti, ma dall’altro c’era comunque l’ossatura storica, a partire da capitan Parisse, poi Castro, Lo Cicero, Masi e tanti altri. Quindi avevamo la consapevolezza che potevamo fare bene, e poi sicuramente vedevamo il passaggio all’Olimpico come un ‘premio’ per i risultati ottenuti negli anni precedenti, poi con lo stadio pieno era ancora tutto più bello”. Nel finale di primo tempo l’Italia piazza il primo colpo. L’azione parte proprio da un calcetto di Benvenuti, l’Inghilterra pasticcia e Venditti è come sempre il più veloce di tutti ad approfittare di queste situazioni: “Penso sia stato il momento in cui abbiamo davvero dimostrato di potercela giocare. Ricordo questo calcio e Giamba che sfrutta la situazione e segna”. E poi, nemmeno il tempo di rimettere il pallone in campo, arriva l’intercetto, quello che fa esplodere l’Olimpico e fa sognare gli Azzurri, che passano in vantaggio 12-6: “Ho ancora una foto appesa a casa, ricordo bene il prima e il dopo. Poi nel momento in cui corri invece non pensi a molto, avevo solo un obiettivo: non perdere quel pallone ghiacciato, correre e arrivare in mezzo ai pali prima degli altri”.
Consapevolezza
Una meta che poteva cambiare quella partita, ma che sicuramente ha cambiato la storia di Tommy Benvenuti: “In quel momento non ci pensi, anche perché sei totalmente concentrato sulla partita, e poi subito dopo abbiamo vissuto la delusione della sconfitta in un match che potevamo portare a casa. L’importanza di quella meta l’ho compresa molto dopo: quando sei in camera, vedi qualche video, qualche notizia sui giornali, e capisci che hai giocato all’Olimpico, che hai segnato una meta che comunque sanciva la nostra superiorità in quel momento della partita”.
Rimpianti
Si sa, le partite sono fatte di Sliding Doors, di momenti, di porte che girano e cambiano il destino di una giornata, di un torneo, di una vita. Quel giorno, purtroppo, il match è girato dalla parte dell’Inghilterra, nonostante l’immediato piazzato di Burton per il 15-6 avesse ulteriormente fatto sognare i tifosi. Tutti ricordano la famosa meta di Hodgson (15-13) che segna dopo aver stoppato un calcio di liberazione di Masi, ma per Benvenuti non è stato quello il momento decisivo del match, ma tutto il secondo tempo in cui gli Azzurri non sono riusciti a fare la differenza: “La ripresa è stata più complicata. Siamo rimasti attaccati nel punteggio fino alla fine, ma è come se, a un certo punto, la partita ci fosse sfuggita di mano. Probabilmente a quella squadra mancava un po’ di abitudine a vincere e, soprattutto, a chiudere le partite. Oggi la Nazionale è molto più brava in questo, perché i giocatori sono abituati a gestire partite importantissime anche con i club, con continuità e con sistemi consolidati. A noi, invece, mancava forse quell’esperienza nella gestione dei momenti finali, nel controllo della partita. È vero che eravamo già in Celtic League e giocavamo comunque partite internazionali tutte le settimane, ma nei primi anni eravamo un po’ indietro rispetto a oggi. Ora è tutto diverso”. Alla fine Owen Farrell completa la rimonta con altri due piazzati e l’Inghilterra vince 19-15, e quella meta di Benvenuti che poteva diventare storica rimane “solo” una bellissima illusione: “Riguardando quella partita, non penso che una meta possa cambiare una carriera. Sono piuttosto le prestazioni, una dopo l’altra, a fare la differenza nel lungo periodo. E sono contento di quello che ho fatto nella mia carriera. Come squadra, però, a fine partita c’era tantissimo rammarico. Avevamo la sensazione di aver buttato un’occasione enorme, un’occasione d’oro. Non ci era mai capitato di arrivare così vicini all’Inghilterra, e non ci è più capitato in seguito, almeno per quanto riguarda il risultato. L’abbiamo sentita vicina, quella partita, e ci si è sgretolata fra le mani: ha fatto male”.
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