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Come funziona il TMO? Il rapporto con l’arbitro, il margine di intervento e la preparazione della partita con Matteo Liperini

Arbitri News |

Il TMO (Television Match Official) è ormai diventato un elemento chiave del rugby moderno ed è un sostegno fondamentale all’arbitro, soprattutto quando si tratta di dettagli che possono cambiare la partita: un contatto con la testa, un avanti prima della linea di meta, un fallo pericoloso da valutare. Matteo Liperini, arbitro e soprattutto TMO di tante partite importanti, ha raccontato nei dettagli come funziona il contatto costante con l’arbitro prima, durante e dopo il match, come si prepara una partita e come si interviene nel modo migliore su una decisione dubbia. In questo Sei Nazioni Liperini sarà TMO in Inghilterra-Irlanda (con Andrea Piardi arbitro e Gianluca Gnecchi assistente) e sarà al bunker, un ruolo che nel giro di due anni è già diventato un altro elemento chiave del rugby internazionale: Scozia-Inghilterra e Francia-Inghilterra.

Quando può intervenire il TMO?

“Il TMO segue un protocollo World Rugby ben specifico, che definisce le aree di gioco in cui può o non può entrare. In linea generale il TMO interviene in due situazioni fondamentali: l’antigioco – colpi alla testa, gioco violento o pericoloso, falli contro lo spirito del gioco che in inglese vengono definiti ‘cynical’ – e le situazioni di meta, in cui si interviene per verificare se una marcatura è stata segnata, se c’è un grounding, se c’è stato un fallo in attacco o un in avanti. Ovviamente nel protocollo ci sono tante piccole sfaccettature, ma il TMO interviene principalmente in queste due situazioni. Negli ultimi anni questo protocollo si è evoluto: ad esempio, per verificare se c’era stato un in avanti in una situazione di meta si poteva intervenire fino a 3 fasi prima della marcatura, adesso invece la finestra di ingresso del TMO è molto più ampia ed è legata all’inizio della fase di possesso che ha portato alla meta. Per esempio: se una squadra ha la palla, commette un in avanti ma continua a giocare, anche per 15 fasi, e poi segna, il TMO può intervenire. Se una squadra perde il pallone in avanti, continua a giocare, poi perde il possesso e dopo un’altra azione lo riconquista e segna, a quel punto il TMO non può intervenire, perché c’è stato un passaggio di possesso con l’avversario. Inoltre, adesso il TMO può intervenire anche nelle situazioni in cui bisogna valutare se un placcaggio è stato completato o meno”.

Com’è il rapporto tra arbitro e TMO? Ci si interfaccia già prima della partita?

“Allora, il rapporto TMO-arbitro è fondamentale e lo testimonia, per esempio, il rapporto che io ho personalmente con Andrea Piardi. È un rapporto che si crea man mano, acquisendo esperienza ed empatia: quando andiamo in campo con Andrea troviamo quella sintonia per cui io so sempre cosa lui vuole da me e lui sa cosa io voglio da lui, sappiamo cosa aspettarci l’uno dall’altro e sappiamo quando dobbiamo stare zitti e quando intervenire. È una cosa che si crea con il tempo e con tanto lavoro dietro, con l’esperienza e con le partite. Il lavoro di preparazione pre-partita è lo stesso con tutti i direttori di gara: verifichiamo principalmente le situazioni di gioco più probabili, simuliamo dei processi in modo da poter arrivare alla stessa decisione. Ad esempio, guardiamo un’azione e ci chiediamo ‘per me è rosso, per te?’. E poi si lavora sul processo: cosa consideriamo antigioco, su cosa devo intervenire, su cosa vuoi che invece non intervenga. Si lavora così: clip dopo clip. Ovviamente nel caso di Andrea partiamo già da una conoscenza fuori dal campo e da una sintonia creata negli anni, con un arbitro nuovo invece questa sintonia bisogna crearla: il ruolo del TMO è legato alle cosiddette “live call”, le chiamate live durante la partita, e con un arbitro nuovo devi capire se vuole un certo tipo di chiamata, se vuole un mio intervento in un determinato momento della partita, su come vuole affrontare la formal review, ovvero il momento in cui l’arbitro e gli assistenti vanno allo schermo a verificare una situazione”.

Quando è il TMO a decidere di intervenire e quando invece è l’arbitro a chiamarlo?

“Io posso entrare a chiamare l’arbitro ogni volta che dal video vedo qualcosa che l’arbitro non ha visto, ovviamente sempre riferita alle situazioni in cui il TMO può intervenire, come dicevamo prima. Per esempio: l’arbitro vede il pallone a terra e assegna la meta, io dal video, col frame by frame, vedo che la meta non c’è perché c’è un in avanti prima o perché c’è un piede in touche o per qualsiasi altra situazione irregolare, e a quel punto intervengo. L’arbitro invece può chiamare me quando già in campo ha un dubbio: per esempio vede due giocatori che corrono verso l’area di meta, cadono insieme e non è riuscito a capire chi ha schiacciato. A quel punto l’arbitro ferma il gioco, viene da me e dice: ‘Non ho visto chi ha schiacciato e se è meta, guardiamola insieme’”

Come funziona la revisione sul campo?

“Una volta che si arriva a vedere le immagini sullo schermo il processo di ‘formal review’ inizia sempre con la visione delle immagini a velocità normale. Noi al TMO dobbiamo fare attenzione a non esagerare col rallentatore, perché il frame by frame è il peggior nemico dell’arbitro e tante situazioni vengono snaturate quando si guardano fotogramma per fotogramma. Per questo il processo TMO inizia sempre con il ‘live speed’, poi eventualmente si rallenta, si cambiano gli angoli, ma prima di prendere una decisione l’azione va rivista sempre un’ultima volta a velocità reale”.

Qual è il “limite” che il TMO si pone nel provare a far cambiare idea all’arbitro, se ritiene che sia giusto farlo?

“Personalmente entro sempre ogni qualvolta che per me – dal video – la decisione presa dall’arbitro è chiaramente sbagliata. Ovviamente riferendomi solo alle già citate situazioni in cui possiamo intervenire, quindi antigioco e segnatura di una meta. Durante la ‘formal review’ c’è un confronto: per esempio l’arbitro può dire ‘per me non c’è contatto con la testa’, e io posso dirgli ‘no, guarda, c’è chiaramente un contatto con la testa. Guarda questo angolo’. Chiaramente è importante ricordare che la decisione finale spetta sempre e comunque all’arbitro: io posso ‘sfidarlo’ tra virgolette, ma è giusto che alla fine decida lui”.

In questo Sei Nazioni farai anche due partite da bunker: come funziona questo nuovo ruolo?

“Il bunker è un secondo TMO, spesso – anche dal punto di vista del posizionamento – si trova spalla a spalla con il primo TMO, pur avendo i propri schermi. Il lavoro principale del bunker consiste nel verificare se un cartellino giallo può rimanere tale o se invece la gravità del fallo è tale da richiedere un cartellino rosso da 20 minuti. Una volta estratto il giallo e fatto il segnale del bunker, noi abbiamo 8 minuti di tempo per decidere. Il bunker non ha alcun tipo di contatto diretto con l’arbitro, ma solo con il TMO”.

Anche in questo caso, qual è il margine di intervento del bunker?

“World Rugby ci fornisce dei playbook, dei processi e delle scalette definite da seguire. Seguendo i fatti bisognerebbe arrivare automaticamente alla decisione finale. Si va per punti. Ad esempio, se c’è un possibile ‘croc roll’, che è uno degli interventi più rivisti, si parte chiedendoci se c’è un ‘twist’, quindi il movimento del croc roll: se la risposta è ‘sì’ allora ci si chiede se è fatto con velocità e con forza, se la risposta è sì ci si chiede poi se il giocatore cade sulle gambe. Questi tre punti portano al cartellino rosso da 20 minuti, se invece manca qualcosa si rimane sul giallo. Come bunker abbiamo a disposizione 8 minuti, con tutte le camere disponibili per rivedere i replay e analizzare i fatti per arrivare alla decisione migliore”.

Il bunker può solo elevare il giallo a rosso da 20 minuti o può assegnare anche rossi permanenti?

“No, il bunker può solo fare l’upgrade da cartellino giallo a rosso da 20 minuti. Non può assegnare cartellini rossi permanenti”

Come si sviluppa il rapporto arbitro–TMO dopo la partita?

“C’è tantissimo confronto. Sia l’arbitro che il TMO rivedono le loro partite, identificano determinate situazioni da analizzare e poi ci confrontiamo insieme su cosa poteva essere fatto meglio e cosa invece abbiamo fatto bene. Personalmente faccio tantissimo lavoro dopo le partite, è un modo anche per migliorare il rapporto e la sintonia con l’arbitro in vista di occasioni future in cui lavoreremo di nuovo insieme. Anche per questo, con arbitri come Andrea Piardi con cui lavoro molto spesso ormai ci conosciamo come le nostre tasche. Anche quando discutiamo, questa discussione è comunque un motivo di crescita, perché l’arbitro può far vedere al TMO alcuni punti di vista diversi e viceversa”.