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Progetto Migranti

Il Rugby con i suoi valori di SPORTIVITA’, SOSTEGNO e RISPETTO promuove l’integrazione  attraverso iniziative che contribuiscono alla partecipazione attiva e alla coesione sociale. Il “Progetto Migranti” ha lo scopo di promuovere l’integrazione di coloro che sono stati costretti a fuggire dai propri paesi colpiti da Crisi Umanitarie, spesso vittime di abusi e persecuzioni. I richiedenti asilo parlano lingue differenti, hanno perso tutto e sono spesso completamente soli. Grazie al Rugby essi entrano a far parte della stessa squadra, diventano un gruppo e imparano a comunicare tra di loro.  

Attraverso apposite modifiche normative, l’Organo di governo della Federazione è intervenuto sulle regole di partecipazione alle attività federali, rimuovendo quelle limitazioni che non avrebbero permesso loro di partecipare a pieno titolo ai Campionati Federali ufficiali o all’attività Amatoriale.

Tra i punti salienti della Normativa, il superamento delle limitazioni imposte alle società regolari in tema di schieramento di extracomunitari, dell’obbligatorietà per i campionati giovanili e l’esonero della tassa di tesseramento.

Le squadre che partecipano al progetto, tra le quali la squadra delle Tre Rose Rugby composta quasi interamente da richiedenti asilo e che ha dato inizio al progetto, possono giocare a pieno titolo nei Campionati ufficiali, dando vita per tutte le società partecipanti ad un’esperienza virtuosa di scambio di storie e culture, realizzando pienamente un vero processo di integrazione.

Sport, Inclusione e Passione: una giornata speciale per il Rugby italiano

Lo Stadio Luigi Ferraris di Genova, il 16 novembre in occasione della partita tra Italia e Georgia, è stato il cuore pulsante di una giornata indimenticabile di rugby, integrazione e passione: infatti il tifo per gli Azzurri è stato arricchito dalla presenza di alcune realtà straordinarie: Primavera Rugby di Roma , Le Tre Rose Nere di Casale Monferrato e CUS Piemonte Orientale, presenti con i loro atleti e i rappresentanti dei progetti sociali della FIR: Rugby e Disabilità e Rugby e Migranti. La Primavera Rugby di Roma è stata una delle protagoniste della giornata. Il club, che ha visto i primi passi del capitano azzurro Michele Lamaro, è da oltre un decennio un punto di riferimento per l’integrazione sportiva di ragazzi e ragazze con disturbo dello spettro autistico grazie al suo Progetto Rugby e Autismo. Nato nel 2012 con appena quattro partecipanti, il progetto oggi coinvolge circa 65 atleti e atlete che ogni sabato si allenano con entusiasmo, dimostrando che il rugby è molto più di uno sport: è un’occasione per superare barriere e costruire legami autentici. Il progetto della Primavera Rugby non si ferma ai confini del campo da gioco. Proprio nel weekend della partita, i ragazzi e le ragazze del progetto hanno vissuto un’esperienza unica con una trasferta a Genova, iniziata con la visita all’Acquario e proseguita con una passeggiata nel centro storico. Il momento culminante è stato il tifo per la Nazionale sugli spalti del Ferraris. Accanto alla Primavera Rugby, un’altra realtà ha catturato l’attenzione: Le Tre Rose Rugby di Casale Monferrato. Questo club rappresenta un modello unico nel panorama italiano: una squadra composta principalmente da richiedenti asilo provenienti dall’Africa. Nata nel 2014, Le Tre Rose è un esempio di come lo sport possa diventare un ponte tra culture diverse, abbattendo diffidenze e promuovendo l’integrazione. Attraverso il rugby, questi ragazzi trovano una nuova famiglia e un messaggio di accoglienza che si riflette in ogni loro partita. Anche il CUS Piemonte Orientale era presente con una piccola delegazione, rappresentando il suo progetto Moschettieri Mixed Ability, un’iniziativa nata per includere atleti con disabilità e normodotati.La giornata è iniziata con un momento speciale: tutti i partecipanti ai progetti si sono riuniti per una foto collettiva che ha immortalato il loro entusiasmo e la loro unità. Poi, è stato il momento di fondersi tra la folla, prendere posto sugli spalti e cantare a squarciagola l’Inno di Mameli. Quando gli Azzurri hanno conquistato la vittoria per 20 a 17, l’esultanza è stata condivisa da tutti, dimostrando ancora una volta che il rugby è molto più di uno sport: è un linguaggio universale di inclusione e speranza.

Impegno Sociale | 20/11/2024

Le Tre Rose Nere: una “Comunità in Campo” che abbatte le barriere

Il rugby non è solo uno sport, ma un potente strumento di inclusione e cambiamento sociale. Lo dimostra il progetto “Comunità in Campo”, parte della campagna nazionale #unaltrapartita, promossa da Acri e Assifero in occasione della Giornata Europea delle Fondazioni. Questa iniziativa ha coinvolto, dal 23 settembre al 1° ottobre, oltre 130 eventi in tutta Italia, per portare al centro dell’attenzione il valore dello sport per tutti: giovani, anziani, persone con disabilità, migranti e detenuti.Tra le realtà protagoniste del progetto, spicca la squadra delle Tre Rose Nere, riconosciuta da tempo da FIR come una realtà di riconosciuto valore sociale e sportivo. La FIR ha dimostrato con i fatti come lo sport debba essere un diritto per tutti, riconoscendo a questi atleti migranti lo status di “atleti di formazione italiana”, nonostante le loro origini extracomunitarie. Per la Federazione, questi ragazzi non sono semplicemente extracomunitari, ma parte integrante del tessuto sociale e sportivo italiano.Le Tre Rose Nere sono un progetto unico in Italia. Nata come squadra multiculturale, è oggi un simbolo di inclusione, capace di unire giovani italiani e migranti intorno ai valori del rugby: rispetto, lavoro di squadra e resilienza. Durante “Comunità in Campo”, la squadra ha organizzato attività sul campo, coinvolgendo ragazzi di oltre dieci nazionalità diverse e dimostrando che lo sport può abbattere ogni barriera, da quelle linguistiche a quelle culturali.Gli eventi del progetto “Comunità in Campo” hanno portato una ventata di energia nelle varie comunità locali, soprattutto quella cuneese, coinvolgendo famiglie, scuole e volontari in attività che mettono al centro i valori dello sport. Inoltre, grazie alla donazione di un pulmino da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, le Tre Rose Nere potranno raggiungere ancora più ragazzi, anche quelli che vivono in aree isolate o svantaggiate. La campagna #unaltrapartita arriva in un momento cruciale per il nostro Paese, ad un anno dall’inserimento dello sport nella Costituzione italiana come diritto fondamentale per il benessere psicofisico e la coesione sociale. Tuttavia, il quadro italiano non è propriamente positivo: secondo i dati Istat solo il 34,5% della popolazione pratica sport, e l’Italia è al primo posto al mondo per sedentarietà tra i minori. Inoltre, le donne, i giovani e le persone con disabilità sono spesso tagliati fuori dal mondo sportivo.In questo contesto, iniziative come quella della campagna nazionale #unaltrapartita e delle Tre Rose Nere dimostrano che il cambiamento è possibile. Attraverso il rugby, si costruisce una cultura dello sport inclusivo che combatte le disuguaglianze e crea opportunità per tutti.Il progetto “Comunità in Campo” non si limita al rugby. Come parte della campagna nazionale, ha coinvolto anche le principali reti associative dello sport inclusivo, tra cui Aics, Csen, Opes, Sport for Inclusion e Uisp, con il patrocinio di Rai per la Sostenibilità ESG e la mediapartnership di Rai Sport. È un impegno collettivo, sostenuto da oltre 120mila organizzazioni sportive, che ogni giorno lavorano per garantire che lo sport sia una pratica accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali e fisiche.Le Tre Rose Nere, fiore all’occhiello del progetto rugby migranti della FIR, rappresentano molto più di una squadra di rugby: sono un simbolo di speranza e integrazione in un Paese che ha ancora molta strada da fare per abbattere le disuguaglianze. Grazie a progetti come “Comunità in Campo”, il rugby continua a dimostrare che non è solo uno sport, ma un modo per costruire una società più giusta e inclusiva.

Impegno Sociale | 07/10/2024

Pubblicato il Report ‘L’impatto di Mondovale Responsabile 2023’

La Responsabilità Sociale (CSR) è alla base delle strategie di sviluppo del movimento rugbistico, in ragione dell’impatto generato dai nostri valori nella società civile. Consapevoli di rappresentare un veicolo educativo per le persone che si avvicinano alla palla ovale, si promuovono scelte in grado di tenere insieme le attività sportive con la dimensione etica, sociale e ambientale ritenendo imprescindibile il connubio tra la pratica sportiva e i principi di cittadinanza della società civile. Aderendo al modello di Sport quale attore per lo sviluppo sociale promosso dall’Agenda 2030: “Anche lo sport è un attore importante per lo sviluppo sostenibile. Riconosciamo il crescente contributo dello sport per la realizzazione dello sviluppo e della pace attraverso la promozione di tolleranza e rispetto e attraverso i contributi per l’emancipazione delle donne e dei giovani, degli individui e delle comunità, così come per gli obiettivi in materia di inclusione sociale, educazione e sanità”. [Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile], si adottano scelte socialmente responsabili che rispondano alle aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti i portatori di interesse per il conseguimento di uno sviluppo sostenibile in rispetto delle generazioni di domani. Rispondendo alle numerose richieste di coinvolgimento in progettazioni sociali che provengono da parte del mondo civile (Organizzazioni no profit, Onlus, Enti e Ministeri) il rugby diventa strumento di un cambiamento culturale che ha l’ambizione di formare cittadini migliori. “Mondo Ovale Responsabile” è il contenitore della Federazione nel quale si muovono tutte le progettualità che, in coerenza con i valori del rugby e con i principi di equità, promuovono e sviluppano un gioco inclusivo aperto a tutti e a tutte. È stato redatto, a cura del settore Strategia e Responsabilità Sociale, il primo report ‘l’impatto di Mondovale Responsabile 2023’ che valorizza le azioni e i progetti di CSR della FIR e dei suoi Club che hanno generato per il movimento rugbistico italiano nel 2023 un valore economico pari a 1.485.247€. Per leggere e scaricare il report clicca QUI.

Bandi Europei e Nazionali | 16/09/2024

IL PERCORSO PER IVAN NEMER CON “IL RAZZISMO E’ UNA BRUTTA STORIA”: UNA SCUOLA PRATICA DI ANTIRAZZISM

  Il background è noto: a Natale 2022 il pilone della Benetton Rugby e dell’Italia Ivan Nemer, 25 anni, regala al compagno di squadra Cherif Traorè una banana marcia in occasione della pesca a sorpresa di squadra, l’episodio viene reso pubblico e Nemer riceve una squalifica di sei mesi per razzismo.  Successivamente, la Federazione Italiana Rugby, in piena condivisione con la Franchigia di appartenenza dell’atleta, decide di intraprendere un lavoro più profondo insieme a Ivan Nemer, e coinvolge Il Razzismo è una brutta storia, associazione promossa dal Gruppo Feltrinelli per combattere razzismo e discriminazioni, nel proporre un percorso di formazione e sensibilizzazione antirazzista con il giocatore in prima linea. Perché regalare una banana marcia a una persona afrodiscendente è un gesto razzista? Perché se colonialismo e schiavitù fanno parte del passato un simbolo come la banana ferisce ancora oggi? Esiste un’eredità coloniale che si può ritrovare nella contemporaneità? Come si manifesta il razzismo in italia nel 2023 e come è possibile comprenderlo e decostruirlo? Cosa possono fare Nemer e tutta la comunità del rugby per trasformare quanto avvenuto in un’occasione di crescita per tutti? Dall’esigenza di rispondere insieme a queste domande è nato il percorso che ha coinvolto Nemer, insieme a un team di Razzismo Brutta Storia e FIR, in una riflessione da un lato su quanto è avvenuto e dall’altro su cosa significhi razzismo e antirazzismo in Italia oggi, attraverso momenti conoscitivi tra marzo e maggio 2023 e attività pratiche con realtà del network dell’associazione che lavorano in diverse aree d’Italia. Una prima formazione a marzo a Verona con autrici e autori della rivista Antirazine – Voci dal movimento antirazzista in Italia ha permesso di ragionare di razzismo come sistema e non come fenomeno interpersonale – quali leggi oggi in Italia favoriscono il perpetuarsi di una disuguaglianza? – e al contempo mettere a fuoco le emozioni e il trauma che suscita l’esperienza della discriminazione in chi la subisce.  Un pomeriggio con la squadra di Rugby Le Tre Rose Nere composta da richiedenti asilo prevalentemente da Paesi dell’Africa Subsahariana a Casale Monferrato ha consentito di ragionare sugli ostacoli alla cosiddetta ‘integrazione’ e sull’importante ruolo dello sport come dimensione di socialità che permette anche di trovare sostegno e supporto nelle difficoltà.  Tre giorni di lavoro in Piemonte al confine con la Francia, nel rifugio solidale di Oulx per persone migranti in transito e nel polo logistico di Bussoleno  – gestiti dalla Fondazione Talità Kum di don Luigi Chiampo e da numerose associazioni e volontari da tutta Italia – hanno aperto spazio a riflessioni sulla dimensione europea della ‘gestione della migrazione’, sulle sue contraddizioni e sui rischi che tante persone assumono non potendo migrare attraverso canali regolari. QUI per il foto album di tutte le tappe. Quattro appuntamenti a Padova con le associazioni sportive meticce e solidali Polisportiva San Precario e ADS Quadrato Meticcio e loro utenti di età compresa tra i 6 e i 30 anni hanno generato momenti di gioco e discussione su goliardia, disuguaglianze interne alle città, svantaggi dovuti all’intreccio tra le proprie origini e la posizione che si occupa nella società, diritto allo sport.  Infine un incontro con una classe prima dell’istituto professionale industriale Bernardi, frequentata da una maggioranza di ragazzi non autoctoni, si è concentrato sulle ragioni storiche che hanno portato alla costruzione del razzismo e su come si manifesti oggi, toccando tematiche quali il piano del linguaggio e il racial profiling. Da una banana, dunque, simbolo della deumanizzazione operata durante il colonialismo per giustificare la privazione della libertà, la violenza e lo sfruttamento, all’eredità concreta che quel sistema ha lasciato oggi in termini di diverso accesso ed esercizio dei diritti universali.  L’esperienza – che ha impegnato Nemer in prima persona, accompagnato nel suo cammino dal team composto da Razzismo Brutta Storia e da FIR – la referente Giulia Frova, la collaboratrice Emma Borsani e il sociologo afrovenezuelano e attivista antirazzista Gustavo Garcia, insieme alla referente della responsabilità sociale FIR Daniela De Angelis – è stata forte e positiva per tutte le persone coinvolte e proseguirà con un coinvolgimento a luglio di tutta la squadra.  Questa piccola e intensa ‘scuola pratica di antirazzismo’ rappresenta una preziosa opportunità di riflessione per tutta la comunità rugbistica che, responsabilmente, sviluppa il proprio sport nell’alveo di valori sempre più aderenti e coerenti con i bisogni e le istanze della società civile.    

Impegno Sociale | 08/06/2023

PROGETTO MIGRANTI, LE LETTERE DE LE TRE ROSE DURANTE L’IMPEGNO DA VOLONTARI

  Il Rugby con i suoi valori di sportività, sostegno e rispetto promuove l’integrazione sociale. Il Progetto Migranti ha lo scopo di promuovere, attraverso il Rugby, l’integrazione di coloro che sono stati costretti a fuggire dal proprio paese, dopo aver perso i propri familiari ed essere stati vittima di abusi e persecuzioni. La FIR attraverso deroghe alle regole Federali, che normalmente limitano la presenza di giocatori stranieri nelle squadre, assegna a tutti i richiedenti asilo la formazione Italiana permettendo, quindi, l’esistenza ufficiale di squadre composte soltanto da richiedenti asilo o squadre miste, ovvero formate da richiedenti asilo e atleti italiani. I richiedenti asilo parlano lingue differenti, hanno perso tutto e sono spesso completamente soli. Grazie al Rugby essi entrano a far parte della stessa squadra, diventano un gruppo e imparano a comunicare tra di loro. Il Rugby offre loro speranza e li aiuta a sentirsi parte della comunità. Infatti, il progetto ha anche l’obiettivo di abbattere i pregiudizi contro i richiedenti asilo. La conoscenza dell’altro abbatte la paura. La popolazione locale, allarmata dall’arrivo dei migranti impara a conoscerli attraverso il Rugby. Grazie alle deroghe concesse dalla FIR, le squadre che partecipano al progetto possono giocare il Campionato di serie C2, avendo così l’opportunità di allenarsi per un obiettivo concreto. Il campionato offre alle altre squadre partecipanti l’opportunità di venire a contatto con i migranti, con le loro storie e la loro cultura. Se non conosci il Rugby, pensi che se hai la palla tra le mani puoi fare punto da solo, ma nel momento in cui capisci che puoi andare a meta soltanto con il sostegno degli altri, allora l’integrazione arriva automaticamente.  (altro…)

Impegno Sociale | 20/06/2020

[VIDEO] LE TRE ROSE, L’ESEMPIO DI MAXIME MBANDA’ E L’IMPEGNO PER I MALATI COVID

  Roma – De “Le Tre Rose”, la squadra di Casale Monferrato in provincia di Alessandria formata in larga parte da richiedenti asilo nel nostro Paese, la comunità del rugby italiano conosce numerosi aspetti. E’ stato il Club guidato da Paolo Pensa, nelle passate stagioni, a creare le condizioni per la nascita del Progetto Migranti, una delle numerose iniziative di CSR supportate attivamente dalla Federazione Italiana Rugby, ispirando la nascita di altre realtà analoghe sino ad indurre l’organo di governo del rugby italiano a modifiche regolamentari per la partecipazione a pieno titolo all’attività nazionale. Come tutte le Società d’Italia, anche Le Tre Rose sono state costrette a interrompere l’attività sportiva durante il lockdown per coronavirus, ma questo non ha impedito a molti degli atleti tesserati per il Club piemontese – seguendo l’ispirazione del flanker azzurro Maxime Mbandà, divenuto negli anni amico e ambasciatore del Club  – di attivarsi al servizio della comunità del Monferrato. Con la collaborazione della Società, sono molti i tesserati de Le Tre Rose impegnati nel servizio civile o in altre attività di supporto al territorio ad essere scesi in campo durante la pandemia da Covid-19: Mohamed Jobe e Abdoul Gafarou sono due degli atleti de Le Tre Rose che ci hanno voluto raccontare, insieme a Paolo Pensa, come il rugby ha cambiato la propria vita e come li abbia aiutati nella scelta di impegnarsi come volontari. Li abbiamo intervistati per la nostra rubrica “Mondo ovale responsabile” che, in questi due mesi, ci ha raccontato alcune iniziative di responsabilità sociale dei nostri Club e dei nostri tesserati.       “Le Tre Rose Rugby ringraziano Samanta Duca e DUCA’S per il supporto alla propria attività”      

Impegno Sociale | 11/05/2020