Verona – Il sogno di chi amava soltanto giocare con i suoi amici che, nell’arco di pochi anni, ha rischiato di trasformarsi in qualcosa di più complicato. In mezzo il rugby, la voglia di continuare e il supporto costante della famiglia a dare sicurezza.
Samuele Locatelli, classe 2001 e 25 anni il prossimo 30 luglio. All’età di 5 anni ha incontrato la palla ovale a casa sua, a Lecco. Sei anni più tardi una conoscenza di cui avrebbe fatto volentieri a meno: il diabete di tipo 1. Un malattia autoimmune cronica di cui Samuele non ha alcun timore o problema a parlarne, anzi: condividere la sua esperienza può aiutare altre persone a proseguire il proprio cammino verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati, sportivi o meno che siano.
Cresciuto nel Rugby Lecco, un trascorso al CDFP di Milano per poi tornare nuovamente nella società dove ha mosso i primi passi. Il passaggio poi al Viadana, squadra dove ha iniziato a consolidare la propria carriera arrivando a giocarsi due finali Scudetto e ottenendo il riconoscimento come miglior giocatore della Serie A Elite nella stagione 2023/24. Nella stagione successiva un primo assaggio di URC con le Zebre per poi entrare stabilmente nella rosa della franchigia emiliana all’inizio della stagione corrente.
La sua tenacia, mista alle buone prestazioni, lo hanno portato ad avere l’attenzione dello staff tecnico della Nazionale Italiana Maschile che lo ha convocato per il raduno di Verona e in preparazione alla partita contro la Scozia valida per l’esordio al Guinness Sei Nazioni, il torneo di Rugby più antico al mondo.
Non un punto di arrivo, sia chiaro. Ma una chiamata che lo spinge a fare ancora di più e che evidenzia come al mondo di oggi, con le giuste precauzioni, si può fare sport ad alto livello con questo tipo di patologia: “Anche Henry Slade, trequarti dell’Inghilterra, ha il diabete di tipo 1 e ha giocato una serie di partite con una delle Nazionali più competitive in circolazione. I primi tempi sono stati complicati, ma con l’avanzare degli anni le tecnologie si sono evolute e ti aiutano a monitorare al meglio il tutto. Con l’abitudine poi riesci a gestire sempre meglio la situazione” commenta Locatelli.
“Bisogna tenere sotto controllo una serie di valori, come ad esempio l’ipoglicemia. Potrebbe succedere in partita, ma lo staff medico ha sempre una sorta di astuccio dedicato alle mie esigenze. Sulla nutrizione cerco di essere quanto più attento possibile seguendo un piano alimentare basico ma preciso”.
A chi dovesse trovarsi nella sua stessa situazione, Samuele non ha dubbi sui consigli: “Non fermarsi e continuare ad inseguire i propri sogni. Non deve essere un ostacolo: si tratta di una piccola difficoltà in più da affrontare e con le giuste precauzioni si può oltrepassare. Suggerisco di vederla, pian piano con il tempo, come una “nuova normalità”. Sono sempre stato aperto a parlare di questo argomento e sono contento, eventualmente, di poter aiutare con la mia esperienza chiunque si trovi nella mia situazione. Non si tratta di nulla di sbagliato: va affrontato nel miglior modo possibile”.
Sulla sua prima esperienza nei raduni della Nazionale Italiana ha dichiarato: “E’ un ambiente bellissimo, in primis dal punto di vista umano. A parte alcuni compagni delle Zebre, che già conoscevo, ho trovato persone super disponibili che ti mettono a tuo agio e cercano di farti lavorare serenamente. La cura del dettaglio mi ha impressionato in ogni settore: dal punto di vista tecnico, la preparazione fisica, il supporto del nutrizionista e dello staff medico per i miei bisogni e tutto quello che riguarda l’extra campo con una programmazione minuziosa che tiene conto anche di supporto, consigli e una attenzione costante al giocatore a 360 gradi”.
Il tutto, senza dimenticare le sue passioni come la musica: “Ascolto un po’ di tutto, non riesco a stare senza. Di recente mi sono appassionato anche alla cucina. Sono onesto, non ho molta manualità. E’ una passione tramandata da mia madre: ci sto provando” ha concluso Samuele.
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