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Come si prepara una partita? Il lavoro atletico, tecnico e mentale di un arbitro: le risposte di Paolo Bonanno

Vale per i giocatori, ma vale anche per gli arbitri: la partita si prepara – e forse si decide – molto prima di quegli 80 minuti. Il lavoro della settimana è ciò che permette a ogni arbitro di arrivare pronto al match, come racconta Paolo Bonanno, giovane arbitro di 20 anni di Catania, appartenente al settore arbitrale della Serie B. Nel suo percorso ha già diretto gare di Serie C, Under 18 nazionale, Under 16 e Under 14, e ha raccontato come si conciliano preparazione atletica, studio della partita e Università. La preparazione atletica Una delle priorità è chiaramente la preparazione atletica e il lavoro sulla condizione fisica: “Durante la settimana io almeno mi alleno quattro o cinque volte a settimana, a seconda del livello di fatica della partita della domenica. Capita che in alcune giornate, soprattutto nei campi più pesanti, le gambe ne risentano di più, e in quel caso faccio un giorno di riposo in più. Altrimenti mi alleno dal lunedì al venerdì, il sabato riposo e la domenica vado in campo. Generalmente c’è una prima parte di lavoro muscolare e una seconda di cardio, che forse è la più importante: si varia dal classico tapis roulant al rowing, tipico del crossfit. Principalmente mi alleno in palestra, ma almeno una volta alla settimana cerco di andare al campo in cui dovrò arbitrare per fare delle valutazioni. E poi è importante sfruttare tutte le occasioni che capitano: ho la fortuna di avere ottimi rapporti con tutte le squadre qui in Sicilia, quindi capita che mi chiedano di venire ad arbitrare qualche amichevole, e per noi arbitri è molto importante per poter lavorare con i giocatori in campo. Una cosa che consiglio soprattutto agli esordienti è quella di lavorare con persone più grandi, che hanno più esperienza. Personalmente ho lavorato tantissimo con il mio formatore, l’arbitro Danilo Parisi, che ha esordito da poco in Serie A Elite: seguire i suoi movimenti, stargli dietro proprio in campo, permette di emularlo, perché vederlo in video non è la stessa cosa. Devi capire da vicino cosa fa, perché si posiziona da una parte piuttosto che dall’altra, perché prende quella decisione. Il campo si deve tastare. Non possiamo solamente correre, correre, correre e poi arrivare in campo un po’ spiazzati. Però quelle sono cose che vengono sia con lo studio teorico, quindi dai video, sia con l’applicazione pratica, soprattutto grazie ai formatori, e sia dalla volontà nostra personale di allenarci il più possibile”. Lo studio delle partite Oltre all’allenamento, un ruolo centrale è occupato dalla preparazione tecnica. Come spiega Bonanno, la conoscenza delle squadre è fondamentale: “Quando arbitro nella mia regione le squadre ormai le conosco tutte, quindi è anche più facile prepararsi perché la parte di studio al video richiede meno tempo. Quando invece devo dirigere squadre che non ho mai arbitrato, soprattutto se lo so un po’ di tempo prima, la parte di studio può richiedere anche 4-5 giorni con una media di un paio d’ore al giorno. Si guardano le partite delle due squadre, il modo in cui giocano, le infrazioni che commettono più spesso, in modo da arrivare alla domenica preparati e lavorare sulla prevenzione fin dal briefing pre-partita. Ad esempio, se vedo che magari una squadra è più predisposta, in mischia avanzante, a far uscire l’otto piuttosto che fare una giocata con i tre quarti, io già so in anticipo, grazie allo studio, dove posizionarmi per non interferire nel gioco e avere la visuale migliore per intervenire all’evenienza". La differenza d’età Uno degli aspetti più delicati per un arbitro così giovane è il confronto con giocatori molto più grandi ed esperti, come accaduto in Serie C: "Arbitrare in Serie C, dove ho esordito a 18 anni, è stato particolare: puoi trovarti ad arbitrare persone di 40 anni. Da questo punto di vista, inizialmente, non era facile imporre le proprie decisioni, ma dobbiamo farlo comunque: quando siamo in campo ci dobbiamo imporre, soprattutto nei campionati regionali in cui non abbiamo degli assistenti che magari possono confermare o ribaltare quello che noi abbiamo visto. Il fattore chiave è essere chiaro con i giocatori in campo, avere sempre in mano la partita e far capire ai giocatori di essere in controllo del match, questo lo percepiscono e li tranquillizza molto. Quindi, prima di tutto, per me è importante fare prevenzione. Perché se c’è un calcio e i giocatori, magari stanchi – perché comunque parliamo di un campionato amatoriale – dimenticano di dover tornare indietro rispetto a chi ha calciato la palla, facendo prevenzione, dicendo 'numero due, torna indietro’ fai capire che sei ‘dentro’ la partita, e se anche dovessi fischiargli un fuorigioco alla fine, sarà consapevole del fatto che prima gliel’avevo segnalato, e quindi non si agiterà nel momento in cui gli assegno un calcio di punizione contro. La chiave secondo me è questa: chiarezza nella prevenzione, chiarezza dei segnali”. Arbitraggio, studio e lavoro Il rugby di base è fatto di passione, ma anche di tanti impegni al di fuori del rugby, che si tratti di studio o lavoro. Nel caso di Bonanno c’è l’Università, che deve convivere in qualche modo con il rugby: "È un aspetto su cui ho dovuto lavorare abbastanza. Sono all’inizio del secondo anno di una laurea triennale in Economia Aziendale. Il primo semestre dello scorso anno è stato un po’ difficile, perché ho fatto fatica a far convivere tutto, invece adesso ho trovato il mio equilibrio e sto andando bene anche in Università. Ho anche la fortuna di aver trovato una palestra molto ben fornita a 50 metri dalla mia Università, ed è un grande vantaggio. È importante costruirsi una routine: preparare la sera prima tutto il materiale, sia accademico e sportivo, per poter fare quelle 6-8 ore di lezione al giorno, mangiare un paio d’ore prima di andare in palestra, allenarsi, tornare a casa e rivedere gli appunti della giornata”.

Arbitri | 26/02/2026

Andrea Piardi: “Tre arbitri italiani nella stessa partita è un traguardo incredibile, ma è frutto del lavoro del movimento”

Inghilterra-Irlanda sarà una partita speciale per il movimento italiano: per la prima volta, ci saranno tre arbitri italiani nel team di una partita del Sei Nazioni. Andrea Piardi come arbitro, Gianluca Gnecchi come assistente e Matteo Liperini al TMO. La ciliegina sulla torta di un percorso che ha portato gli arbitri italiani ad essere sempre più presenti nel panorama internazionale, come dimostra lo stesso Sei Nazioni che ha visto Piardi, Gnecchi (come assistenti) e Liperini (al bunker) impegnati già nella seconda giornata in Scozia-Inghilterra. Liperini sarà al bunker anche nella sfida più attesa dell’ultima giornata: Francia-Inghilterra. “È davvero una grande soddisfazione, siamo estremamente contenti di poter formare un team di 3 arbitri italiani su 4: una cosa che qualche anno fa non avremmo mai pensato. È la dimostrazione di un movimento che lavora e che grazie al lavoro sta ottenendo questi risultati” racconta Andrea Piardi, ormai pienamente consolidato ad alti livelli e all’ennesima partita importante della sua carriera. Come si è arrivati a questo traguardo così importante “Come detto, questo risultato è frutto di un percorso che parte da lontano. Credo che l’arrivo dell’ex capo degli arbitri di World Rugby, Alain Rolland, come consulente arbitrale abbia permesso di cambiare alcune cose. C’è stata poi una grande attenzione da parte della Federazione verso gli arbitri. E tutto questo ha permesso di poter lavorare con maggiori competenze e con grande serenità, e questo fa sì che prima o poi i risultati arrivino, com’è successo”. Anche perché, al di là del Sei Nazioni, c’è anche una presenza costante da parte degli arbitri italiani in URC e nelle coppe europee… “Esatto. Questo fa capire che non si lavora solo sul singolo nome, ma è tutto un sistema che lavora ed è credibile a livello internazionale, e questo ci permette di avere tante persone nei tornei di alto livello come l’URC, la Champions Cup e la Challenge Cup. Tutto però nasce prima dall’Italia, dalla capacità di far crescere i ragazzi e farli arrivare fino ai massimi livelli nazionali come la Serie A Elite, per poi fare il ‘salto’ internazionale. Quando tutto il sistema lavora bene poi i risultati arrivano, e lo dimostrano le tante presenze degli italiani nelle partite all’estero, non solo io, Gianluca Gnecchi e Matteo Liperini ma anche Federico Vedovelli e Clara Munarini”. A livello personale, è ormai il terzo anno in cui dirigi con costanza grandi partite. Come ti fa sentire? “Sono stati due anni davvero intensi e soddisfacenti dal punto di vista professionale. È stato un sogno: la prima partita al Sei Nazioni, poi gli All Blacks, poi i test match e ancora in Sei Nazioni, fino ad arrivare a una partita dei Lions e poi ancora agli All Blacks con l’Inghilterra. È stato un percorso che mi ha arricchito dal punto di vista professionale, ed è bellissimo”. Tra queste partite, qual è quella che ti ha lasciato qualcosa di speciale? “Molto difficile scegliere, devo dirne almeno due che per me sono sullo stesso piano. La prima è sicuramente l’esordio al Sei Nazioni in Irlanda-Galles, perché era la prima volta di un arbitro italiano e perché comunque arrivare da primo arbitro in un torneo così importante ti dà un mix di emozioni davvero forte. La seconda è Australia-Lions, perché il tour dei Lions dal punto di vista delle emozioni, del contesto e della tensione è qualcosa di unico nel panorama mondiale. Per quanto partite come Inghilterra-All Blacks siano importanti, quando giocano i Lions si percepisce proprio qualcosa di diverso, anche se magari per chi non vive il mondo anglosassone è un po’ più difficile da comprendere. Quando entri nel mondo dei Lions respiri la loro tradizione, la loro cultura, e allo stesso modo ti rendi conto di quanto per la squadra che li affronta – in questo caso l’Australia – sia importante giocare contro di loro e provare a batterli. Poi ho avuto anche la fortuna di arbitrare la partita più importante della serie, perché alla fine il secondo match è quello che decide il destino di tutto il tour: o una squadra vince la serie, com’è successo ai Lions, o si va sull’1-1 e quindi la partita finale diventa poi decisiva. Mentre ero in campo avevo la consapevolezza di far parte di qualcosa di storico, ed è stato indimenticabile”.

Arbitri | 17/02/2026

Le donne e il fischietto: un lungo cammino durato 40 anni

Domani la scozzese Hollie Davidson dirigerà l’incontro Irlanda–Italia. Si tratta della prima designazione di una donna alla direzione arbitrale di una gara del Sei Nazioni, un passaggio significativo nel percorso di sviluppo e progressiva inclusione del movimento femminile, frutto di un processo avviato nel tempo e consolidatosi attraverso diverse esperienze. Le rivoluzioni sono spesso silenziose; altre volte sono figlie di gesti e decisioni apparentemente insignificanti, che si rivelano cruciali solo con il passare del tempo. Un po’ come accaduto in Italia, dove la storia delle donne con il fischietto in versione ovale inizia con un atto di ribellione e di sfida. “Erano i primi anni ’80 e il movimento femminile non era nemmeno un’ipotesi – ci racconta Iolanda Baratto, giocatrice, allenatrice e tra le prime donne arbitro –. Le bambine e le ragazze giocavano sotto l’egida della UISP e le nostre partite erano arbitrate da persone di buona volontà. Un giorno, però, venne un vero arbitro di rugby, che fu squalificato proprio per aver ‘fischiato’ una partita tra donne”. Nell’Italia della Milano da Bere, del secondo boom economico e a quarant’anni dalla prima volta delle donne alle urne, nonostante le rivoluzioni culturali degli anni ’60 e ’70, le contraddizioni del Belpaese erano molte. Non a caso il delitto d’onore fu abolito solo nel 1981 e anche nello sport i pregiudizi non mancavano. Per superarli, la speranza era affidarsi a persone dalla visione moderna e lungimirante. E così a correre in soccorso delle ragazze che a Treviso volevano giocare a rugby fu Natalino Cadamuro: fondatore della Tarvisium, arbitro internazionale e figura autorevole del movimento. Proprio con il fischietto e le braghe corte, Cadamuro si presentò a una delle partite delle giovani pioniere del rugby femminile. “Fu una provocazione – dice Baratto – dopo la squalifica del direttore di gara che ci aveva arbitrato, Cadamuro sfidò apertamente quella parte della federazione che faceva più resistenze. Altro non voleva che essere squalificato per sollevare un polverone. Non accadde”. Una goccia nell’oceano che però spinse Iolanda Baratto ad avvicinarsi al mondo arbitrale. “Mi infortunai, avevo 22 anni. Cadamuro mi invitò a fare il corso nel 1986, ma ci fu un’altra delusione: mi fu proibito di sostenere l’esame finale. A quel punto Cadamuro si recò a Roma per chiedere spiegazioni: tornò vittorioso. Da lì a poco il Consiglio federale autorizzò la deroga e dalla stagione 1987/’88 iniziai ad arbitrare”. Qualche mese prima, un po’ più a sud, un’altra donna superava diffidenze e preconcetti: Maria Teresa Fregola, studentessa dell’ISEF che nel tempo libero lavorava come educatrice nei centri estivi. “È lì che conosco il mondo del rugby, grazie ad alcuni ragazzi del Cus Ferrara che venivano a insegnare questo sport ai bambini – ci racconta Maria Teresa Fregola – Mi appassiono e inizio a giocare, ad allenare e finisco anche per fare l’arbitro”. Anche in questo caso furono decisive la lungimiranza e l’apertura mentale di Mario Spotti, all’epoca presidente del Comitato emiliano, e di Erio Salmi, che in regione guidava il settore arbitrale, per dare un’accelerata all’ingresso di una donna in un mondo, fino a quel momento, a trazione maschile. “Andai a Orvieto, dove allora si tenevano i corsi per diventare arbitro. Il mio primo tesseramento come allieva è del settembre 1986 – ricorda Maria Teresa Fregola – e ricordo perfettamente la sera in cui mi fecero trovare la camera dove avrei dovuto dormire completamente smontata: un trattamento riservato a ogni “matricola”, dal quale non fui risparmiata. Lo ricordo con piacere perché ebbi la possibilità di capire che in quel gruppo c’ero entrata superando i pregiudizi: ero un arbitro, e prescindeva dal fatto che fossi una donna”

Arbitri | 13/02/2026

Raduno di metà stagione per gli arbitri di Serie A Élite maschile

Bologna ha ospitato il raduno di metà stagione degli arbitri della Serie A Élite maschile, un appuntamento strategico inserito nella pausa del Sei Nazioni e pensato per fare il punto sul lavoro svolto nei primi mesi di campionato, guardando con attenzione alla seconda parte della stagione. Ad aprire i lavori è stato Riccardo Bonaccorsi, Coordinatore della Commissione Nazionale Arbitri, che ha sottolineato il valore del confronto continuo e della formazione come elementi imprescindibili per garantire il massimo livello di supporto arbitrale al campionato italiano. Il programma della giornata ha alternato momenti di approfondimento tecnico, quiz di regolamento e analisi di clip video, con l’obiettivo di condividere interpretazioni, uniformare criteri e rafforzare la coerenza decisionale sul campo. In questo contesto si sono inseriti gli interventi di Marius Mitrea, responsabile dell’Alto Livello arbitrale, e di Alain Rolland, referee coach, che hanno guidato i lavori focalizzandosi sugli aspetti tecnici e interpretativi emersi nel corso della prima parte di stagione, anche in relazione agli standard internazionali. A seguire, Matteo Liperini, responsabile della Serie A Élite maschile, ha fornito un quadro complessivo sull’andamento del campionato, evidenziando i principali temi emersi sui campi e le aree di attenzione in vista della fase decisiva della stagione. Particolarmente apprezzati gli interventi dedicati alla preparazione dell’arbitro a 360 gradi. Andrea Piardi ha illustrato ai colleghi le modalità di preparazione mentale che precedono un match, con un focus specifico sulle gare ad alta intensità e sull’importanza della gestione emotiva e della concentrazione nelle fasi chiave dell’incontro. A seguire, Federico Vedovelli ha approfondito gli aspetti legati alla preparazione fisica, evidenziando come il lavoro preliminare alla gara sia determinante per sostenere ritmo, lucidità e qualità decisionale per tutta la durata del match. Al raduno hanno preso parte anche i TMO, la cui presenza è stata ribadita come parte fondante e integrante del team arbitrale, in un’ottica di collaborazione strutturata e di crescita condivisa. Il raduno di Bologna ha rappresentato un momento di sintesi e rilancio nel cuore della stagione: un’occasione per capitalizzare l’esperienza maturata sui campi nella prima parte del campionato e per allineare ulteriormente competenze, interpretazioni e metodologie di lavoro, con l’obiettivo comune di garantire il miglior livello arbitrale possibile alla Serie A Élite maschile nella fase decisiva della stagione.

Arbitri | 11/02/2026

Come funziona il TMO? Il rapporto con l’arbitro, il margine di intervento e la preparazione della partita con Matteo Liperini

Il TMO (Television Match Official) è ormai diventato un elemento chiave del rugby moderno ed è un sostegno fondamentale all’arbitro, soprattutto quando si tratta di dettagli che possono cambiare la partita: un contatto con la testa, un avanti prima della linea di meta, un fallo pericoloso da valutare. Matteo Liperini, arbitro e soprattutto TMO di tante partite importanti, ha raccontato nei dettagli come funziona il contatto costante con l’arbitro prima, durante e dopo il match, come si prepara una partita e come si interviene nel modo migliore su una decisione dubbia. In questo Sei Nazioni Liperini sarà TMO in Inghilterra-Irlanda (con Andrea Piardi arbitro e Gianluca Gnecchi assistente) e sarà al bunker, un ruolo che nel giro di due anni è già diventato un altro elemento chiave del rugby internazionale, in Scozia-Inghilterra e Francia-Inghilterra. Quando può intervenire il TMO? “Il TMO segue un protocollo World Rugby ben specifico, che definisce le aree di gioco in cui può o non può entrare. In linea generale il TMO interviene in due situazioni fondamentali: l’antigioco – colpi alla testa, gioco violento o pericoloso, falli contro lo spirito del gioco che in inglese vengono definiti ‘cynical’ – e le situazioni di meta, in cui si interviene per verificare se una marcatura è stata segnata, se c’è un grounding, se c’è stato un fallo in attacco o un in avanti. Ovviamente nel protocollo ci sono tante piccole sfaccettature, ma il TMO interviene principalmente in queste due situazioni. Negli ultimi anni questo protocollo si è evoluto: ad esempio, per verificare se c’era stato un in avanti in una situazione di meta si poteva intervenire fino a 3 fasi prima della marcatura, adesso invece la finestra di ingresso del TMO è molto più ampia ed è legata all’inizio della fase di possesso che ha portato alla meta. Per esempio: se una squadra ha la palla, commette un in avanti ma continua a giocare, anche per 15 fasi, e poi segna, il TMO può intervenire. Se una squadra perde il pallone in avanti, continua a giocare, poi perde il possesso e dopo un’altra azione lo riconquista e segna, a quel punto il TMO non può intervenire, perché c’è stato un passaggio di possesso con l’avversario. Inoltre, adesso il TMO può intervenire anche nelle situazioni in cui bisogna valutare se un placcaggio è stato completato o meno”. Com’è il rapporto tra arbitro e TMO? Ci si interfaccia già prima della partita? "Allora, il rapporto TMO-arbitro è fondamentale e lo testimonia, per esempio, il rapporto che io ho personalmente con Andrea Piardi. È un rapporto che si crea man mano, acquisendo esperienza ed empatia: quando andiamo in campo con Andrea troviamo quella sintonia per cui io so sempre cosa lui vuole da me e lui sa cosa io voglio da lui, sappiamo cosa aspettarci l’uno dall’altro e sappiamo quando dobbiamo stare zitti e quando intervenire. È una cosa che si crea con il tempo e con tanto lavoro dietro, con l’esperienza e con le partite. Il lavoro di preparazione pre-partita è lo stesso con tutti i direttori di gara: verifichiamo principalmente le situazioni di gioco più probabili, simuliamo dei processi in modo da poter arrivare alla stessa decisione. Ad esempio, guardiamo un’azione e ci chiediamo ‘per me è rosso, per te?’. E poi si lavora sul processo: cosa consideriamo antigioco, su cosa devo intervenire, su cosa vuoi che invece non intervenga. Si lavora così: clip dopo clip. Ovviamente nel caso di Andrea partiamo già da una conoscenza fuori dal campo e da una sintonia creata negli anni, con un arbitro nuovo invece questa sintonia bisogna crearla: il ruolo del TMO è legato alle cosiddette “live call”, le chiamate live durante la partita, e con un arbitro nuovo devi capire se vuole un certo tipo di chiamata, se vuole un mio intervento in un determinato momento della partita, su come vuole affrontare la formal review, ovvero il momento in cui l’arbitro e gli assistenti vanno allo schermo a verificare una situazione”. Quando è il TMO a decidere di intervenire e quando invece è l’arbitro a chiamarlo? "Io posso entrare a chiamare l’arbitro ogni volta che dal video vedo qualcosa che l’arbitro non ha visto, ovviamente sempre riferita alle situazioni in cui il TMO può intervenire, come dicevamo prima. Per esempio: l’arbitro vede il pallone a terra e assegna la meta, io dal video, col frame by frame, vedo che la meta non c’è perché c’è un in avanti prima o perché c’è un piede in touche o per qualsiasi altra situazione irregolare, e a quel punto intervengo. L’arbitro invece può chiamare me quando già in campo ha un dubbio: per esempio vede due giocatori che corrono verso l’area di meta, cadono insieme e non è riuscito a capire chi ha schiacciato. A quel punto l’arbitro ferma il gioco, viene da me e dice: ‘Non ho visto chi ha schiacciato e se è meta, guardiamola insieme’” Come funziona la revisione sul campo? “Una volta che si arriva a vedere le immagini sullo schermo il processo di ‘formal review’ inizia sempre con la visione delle immagini a velocità normale. Noi al TMO dobbiamo fare attenzione a non esagerare col rallentatore, perché il frame by frame è il peggior nemico dell’arbitro e tante situazioni vengono snaturate quando si guardano fotogramma per fotogramma. Per questo il processo TMO inizia sempre con il ‘live speed’, poi eventualmente si rallenta, si cambiano gli angoli, ma prima di prendere una decisione l’azione va rivista sempre un’ultima volta a velocità reale”. Qual è il “limite” che il TMO si pone nel provare a far cambiare idea all’arbitro, se ritiene che sia giusto farlo? "Personalmente entro sempre ogni qualvolta che per me – dal video – la decisione presa dall’arbitro è chiaramente sbagliata. Ovviamente riferendomi solo alle già citate situazioni in cui possiamo intervenire, quindi antigioco e segnatura di una meta. Durante la ‘formal review’ c’è un confronto: per esempio l’arbitro può dire ‘per me non c’è contatto con la testa’, e io posso dirgli ‘no, guarda, c’è chiaramente un contatto con la testa. Guarda questo angolo’. Chiaramente è importante ricordare che la decisione finale spetta sempre e comunque all’arbitro: io posso ‘sfidarlo’ tra virgolette, ma è giusto che alla fine decida lui”. In questo Sei Nazioni farai anche due partite da bunker: come funziona questo nuovo ruolo? "Il bunker è un secondo TMO, spesso – anche dal punto di vista del posizionamento – si trova spalla a spalla con il primo TMO, pur avendo i propri schermi. Il lavoro principale del bunker consiste nel verificare se un cartellino giallo può rimanere tale o se invece la gravità del fallo è tale da richiedere un cartellino rosso da 20 minuti. Una volta estratto il giallo e fatto il segnale del bunker, noi abbiamo 8 minuti di tempo per decidere. Il bunker non ha alcun tipo di contatto diretto con l’arbitro, ma solo con il TMO”. Anche in questo caso, qual è il margine di intervento del bunker? "World Rugby ci fornisce dei playbook, dei processi e delle scalette definite da seguire. Seguendo i fatti bisognerebbe arrivare automaticamente alla decisione finale. Si va per punti. Ad esempio, se c’è un possibile ‘croc roll’, che è uno degli interventi più rivisti, si parte chiedendoci se c’è un ‘twist’, quindi il movimento del croc roll: se la risposta è ‘sì’ allora ci si chiede se è fatto con velocità e con forza, se la risposta è sì ci si chiede poi se il giocatore cade sulle gambe. Questi tre punti portano al cartellino rosso da 20 minuti, se invece manca qualcosa si rimane sul giallo. Come bunker abbiamo a disposizione 8 minuti, con tutte le camere disponibili per rivedere i replay e analizzare i fatti per arrivare alla decisione migliore”. Il bunker può solo elevare il giallo a rosso da 20 minuti o può assegnare anche rossi permanenti? "No, il bunker può solo fare l’upgrade da cartellino giallo a rosso da 20 minuti. Non può assegnare cartellini rossi permanenti" Come si sviluppa il rapporto arbitro–TMO dopo la partita? "C’è tantissimo confronto. Sia l’arbitro che il TMO rivedono le loro partite, identificano determinate situazioni da analizzare e poi ci confrontiamo insieme su cosa poteva essere fatto meglio e cosa invece abbiamo fatto bene. Personalmente faccio tantissimo lavoro dopo le partite, è un modo anche per migliorare il rapporto e la sintonia con l’arbitro in vista di occasioni future in cui lavoreremo di nuovo insieme. Anche per questo, con arbitri come Andrea Piardi con cui lavoro molto spesso ormai ci conosciamo come le nostre tasche. Anche quando discutiamo, questa discussione è comunque un motivo di crescita, perché l’arbitro può far vedere al TMO alcuni punti di vista diversi e viceversa”.

Arbitri | 05/02/2026

Rugby Europe: Carlo Damasco nominato Referee Manager

Carlo Damasco è il nuovo Referee Manager di Rugby Europe: la nomina è stata ufficializzata oggi dall’organismo internazionale. L'arbitro italiano entra a far parte di Rugby Europe con una reputazione internazionale di primo piano, fortemente voluto dalla Federazione Italiana Rugby (FIR), dove per oltre un decennio è stato una figura centrale nello sviluppo arbitrale e nei percorsi di alto rendimento. La FIR nel sostenere la sua candidatura ha sottolineato quanto Carlo Damasco sia uno dei più affermati profili arbitrali italiani, evidenziandone la leadership, l’eccellenza tecnica e il profondo impegno nei valori del gioco. In qualità di arbitro internazionale d’élite, Carlo Damasco ha partecipato a due Coppe del Mondo di Rugby — RWC 2007 in Francia e RWC 2011 in Nuova Zelanda — oltre ad aver avuto incarichi nel Sei Nazioni, nel Tri Nations, in importanti Test Match e nelle principali competizioni europee per club. Al di là della carriera sul campo, è Educatore e Formatore World Rugby, ampiamente stimato per la sua capacità di tradurre gli standard di prestazione d’élite in strutture sostenibili di sviluppo arbitrale.Damasco proseguirà e rafforzerà le solide basi costruite da Joël Dume. Con oltre 200 arbitri coinvolti nelle competizioni di Rugby Europe e numerosi workshop di formazione arbitrale organizzati ogni stagione, il lavoro di Joël è stato determinante nel definire le strutture, i percorsi e gli standard arbitrali di cui Rugby Europe beneficia oggi. L’avventura del fischietto italiano inizierà con effetto immediato e sarà già coinvolto nel prossimo fine settimana alle finali della Rugby Europe Super Cup ad Amsterdam, segnando l’avvio del suo lavoro con gli ufficiali di gara e i team delle competizioni di Rugby Europe. Non ha nascosto il suo entusiasmo Carlo Damasco che ha sottolineato: “Sono profondamente onorato di assumere questo ruolo presso Rugby Europe e ringrazio tutti coloro che, in Italia e a livello europeo - dal Presidente Duodo al Consiglio Federale ed a tutta la CNA - hanno sostenuto la mia candidatura, la prima di un italiano in una posizione strategica per il settore arbitrale nel nostro continente. Il mio impegno è pienamente rivolto a garantire la continuità dell’eccellente lavoro già in essere, al contempo supportando i direttori di gara europei sia nelle nazioni emergenti che in quelle maggiormente strutturate. Creare percorsi di sviluppo chiaro e preparare gli ufficiali di gara ad esprimersi con fiducia al più alto livello sarà al cuore del mio lavoro. Contribuire alla gestione dei direttori di gara di quarantanove Paesi, ciascuno con una propria cultura rugbistica, rappresenta una sfida impegnativa ma allo stesso tempo estremamente stimolante, in cui non vedo l’ora di impegnarmi” Soddisfazione è stata espressa anche da Riccardo Bonaccorsi, coordinatore della CNA: “La nomina di Carlo Damasco è motivo di orgoglio per tutto il movimento e rappresenta un ulteriore riconoscimento all’autorevolezza del settore arbitrarle italiano da parte dei vertici degli organismi internazionali. La CNA e la Fir hanno sostenuto con convinzione Carlo Damasco e, a nome di tutto il Consiglio, non posso che formulare i miei auguri e un in bocca al lupo per il lavoro che andrà a svolgere”.

Arbitri | 22/01/2026

Sei Nazioni U20, designati gli arbitri per le sfide del 2026: un team tutto francese per l’esordio degli Azzurrini

Six Nations ha reso note le composizioni delle squadre arbitrali che dirigeranno le gare del Torneo U20. Nella lista dei direttori di gara e degli assistenti sono presenti anche gli italiani Alberto Favaro e Franco Rosella, che avevano già partecipato al World Rugby U20 Championship Italia 2025, Clara Munarini, assistente, tra le altre, della finale della Rugby World Cup 2025 tra le nazionali femminili di Inghilterra e Canada, e Giuseppe Vivarini, come TMO. Per quanto riguarda le gare dell’Italia, l’esordio a Monigo contro la Scozia sarà diretto da un team interamente francese, composto dall’arbitro Kevin Bralley, con Urruzmendi e Santamaria come assistenti, e Castaignede al TMO. Nello stesso turno, Favaro e Munarini saranno gli assistenti del sudafricano Christopher Alisson in Francia v Irlanda con Vivarini TMO. Le designazioni per le gare dell’Italia nel Sei Nazioni U20 2026 6 febbraio 2026 - Italia v ScoziaArbitro: Kevin Bralley (FFR)Assistenti: Evan Urruzmendi (FFR); Thibault Santamaria (FFR)TMO: Julien Castaignede (FFR)13 febbraio 2026 - Irlanda v ItaliaArbitro: Ben Connor (WRU)Assistenti: Carwyn Sion (WRU); Lucas Yendle (WRU)TMO: Aled Griffiths (WRU)21 febbraio 2026 - Francia v ItaliaArbitro: Saba Makharadze (GRU)Assistenti: Saba Abulashvili (GRU); Mariam Goguadze (GRU)TMO Soso Japaridze (GRU) 6 marzo 2026 - Italia v InghilterraArbitro: Gonzalo DeAchaval (UAR)Assistenti: Ru Cambell (SRU); Jonny MacKenzie (SRU)TMO: Paulo Duarte (FPR) 15 marzo 2026 - Galles v ItaliaArbitro: Gonzalo DeAchava (UAR)Assistenti: Jamie Parr (RFU); Henry Pearson (RFU)TMO: Paulo Duarte (FPR) Le designazioni degli arbitri italiani nel Sei Nazioni U20 2026 7 febbraio 2026 - Francia v IrlandaArbitro: Christopher Allison (SARU)Assistenti Alberto Favaro (FIR); Clara Munarini (FIR)TMO: Giuseppe Vivarini (FIR) 15 marzo 2026 - Irlanda v ScoziaArbitro: David Vosalevu (FRU)Assistenti: Alberto Favaro (FIR); Franco Rosella (FIR)TMO: Giuseppe Vivarini (FIR)

Arbitri | 18/12/2025

FIR, AIA, FIPAV, FIP e FIGH insieme per un confronto interdisciplinare

Presso la sede della Federazione Italiana Rugby (FIR) si è svolto un incontro che ha riunito i vertici arbitrali nazionali di AIA, FIR, FIPAV, FIP e FIGH. Per la prima volta, i rappresentanti arbitrali delle principali discipline sportive hanno condiviso una visione comune sulle sfide attuali e sulle prospettive future della funzione arbitrale, avviando un coordinamento inter-federale dedicato al rilancio strutturale del settore. Durante il vertice sono state individuate le direttrici strategiche su cui concentrare l’azione congiunta. Tra queste, la realizzazione di una campagna nazionale volta a promuovere i valori dell’arbitraggio — integrità, imparzialità, coraggio decisionale e rispetto delle regole — per rafforzare l’immagine pubblica dell’arbitro e riconoscerne il ruolo fondamentale per il corretto svolgimento delle competizioni sportive. Un’attenzione particolare è stata riservata al tema del reclutamento, con l’introduzione di percorsi di avvicinamento più accessibili e omogenei tra le diverse discipline, programmi di mentoring condivisi e possibili forme di interscambio formativo. È stata inoltre sostenuta la proposta di istituire la qualifica di “studente sportivo-arbitro”, volta a favorire la conciliazione tra impegni scolastici e attività arbitrale. Le Federazioni hanno discusso anche la necessità di una formazione unificata che valorizzi sia gli aspetti tecnici sia quelli legati alla crescita personale dell’arbitro, come la gestione dello stress, la comunicazione efficace, la leadership e la responsabilità in campo. Parallelamente, è stato ribadito l’impegno comune nel contrasto alla crescente violenza nei confronti degli ufficiali di gara, attraverso iniziative educative, protocolli condivisi di prevenzione e la creazione di un sistema di monitoraggio inter-federale per valutare con maggiore accuratezza le dimensioni del fenomeno. Un altro punto centrale del confronto ha riguardato il rapporto con le istituzioni, con l’obiettivo di presentarsi con una voce unitaria nel promuovere strumenti normativi più adeguati, maggiori risorse e specifiche misure di tutela, anche in materia di sicurezza sui campi di gioco. Al termine dell’incontro sono stati istituiti gruppi di lavoro dedicati e definito un primo calendario operativo. Nelle prossime settimane inizierà un percorso di confronto istituzionale e verrà estesa l’adesione ad altri Comitati Arbitrali di ulteriori Federazioni, con l’intento di dare avvio al più ampio progetto congiunto mai realizzato in Italia a sostegno della figura arbitrale. “Siamo particolarmente orgogliosi che questo primo storico confronto si sia svolto presso la Federazione Italiana Rugby. Il fatto che le nostre sedi ospitino l’avvio di un coordinamento inter-federale testimonia quanto i valori che da sempre caratterizzano il rugby — rispetto, lealtà, responsabilità — siano riconosciuti e condivisi anche oltre i confini del nostro sport – ha sottolineato il presidente FIR Andrea Duodo –. L’arbitro non è soltanto un garante tecnico della competizione, ma rappresenta un autentico presidio di educazione civica. Attraverso l’applicazione imparziale delle regole, l’arbitro contribuisce a trasmettere ai giovani il valore del rispetto delle norme, svolgendo un ruolo formativo che va ben oltre il campo di gioco. Il futuro dell’arbitraggio richiede unità, progettualità e un impegno comune. Sono certo che il lavoro congiunto tra le Federazioni contribuirà a rafforzare il ruolo dell’arbitro in tutto il panorama sportivo nazionale, garantendo maggiore tutela, formazione e valorizzazione di una figura indispensabile per le nostre comunità sportive”.

Arbitri | 17/12/2025

Le designazioni degli arbitri italiani per la finestra internazionale a novembre

Roma – Nelle designazioni arbitrali di World Rugby per la prossima finestra internazionale ci sarà una folta rappresentanza di arbitri italiani impegnati sul terreno di gioco. Gianluca Gnecchi sarà il direttore della sfida tra Irlanda e Giappone in calendario l’8 novembre con la squadra irlandese che tornerà ad essere guidata da Andy Farrell. A completare la designazione arbitrale saranno presenti Andrea Piardi e Federico Vedovelli come assistenti e Matteo Liperini come TMO. Una settimana più tardi, nel tempio del rugby di Twickenham, Andrea Piardi dirigerà il match tra Inghilterra e Nuova Zelanda il 15 novembre con Gianluca Gnecchi designato come secondo assistente. Nel panel arbitrale presenti per la finestra internazionale di novembre ampia presenza di arbitri italiani designati come assistenti e anche nel ruolo di FRPO. Queste le designazioni relative agli arbitri italiani: Scozia v USA – 01.11.25 AA1 Gianluca Gnecchi Inghilterra v Australia – 01.11.25 FRPO: Matteo Liperini Irlanda v Giappone – 08.11.25 Arb. Gianluca Gnecchi AA1 Andrea Piardi, AA2 Federico Vedovelli TMO Matteo Liperini Inghilterra v Nuova Zelanda – 15.11.25 Arb. Andrea Piardi AA2 Gianluca Gnecchi Georgia v Canada – 15.11.25 AA1 Federico Vedovelli, AA2 Filippo Russo Portogallo v Hong Kong – 15.11.25 TMO Matteo Liperini Galles v Nuova Zelanda – 22.11.25 AA1 Andrea Piardi, AA2 Gianluca Gnecchi FPRO: Matteo Liperini Spagna v Fiji – 22.11.25 AA1 Federico Vedovelli Portogallo v Canada – 22.11.25 AA2 Filippo Russo Inghilterra v Argentina – 23.11.25 FPRO: Matteo Liperini

Arbitri | 14/10/2025

Gli arbitri diventano protagonisti: nuove iniziative Fir–Lega italiana rugby per raccontare il gioco attraverso i loro occhi

Dichiarazioni prepartita e il ritorno di “Zona TMO” per avvicinare il pubblico al mondo arbitrale. Per la prima volta nella storia dello sport italiano, gli arbitri del massimo campionato di rugby, la Serie A Élite maschile, si presenteranno davanti ai microfoni prima di ogni gara per condividere dichiarazioni, opinioni ed emozioni legate al proprio ruolo.Un’iniziativa innovativa e unica nel suo genere, nata dalla collaborazione tra la Commissione Nazionale Arbitri (CNA), la Federazione Italiana Rugby e la Lega Italiana Rugby, con l’obiettivo di valorizzare una componente fondamentale di ogni partita: la squadra arbitrale.Attraverso brevi interventi prepartita, i direttori di gara offriranno agli appassionati e ai nuovi spettatori uno sguardo inedito sulle responsabilità, la preparazione e la tensione che precedono ogni match di alto livello. Di volta in volta, i “fischietti” italiani illustreranno anche i ruoli e le funzioni dei vari membri della squadra arbitrale, dall’addetto al TMO fino al quinto uomo, contribuendo a diffondere una cultura sportiva più consapevole e trasparente.Questa apertura si inserisce in un percorso più ampio che comprende anche il ritorno di “Zona TMO”, la rubrica digitale nata anchessa dalla collaborazione tra Lega Italiana Rugby, FIR e CNA, dedicata ad approfondire e spiegare il Gioco attraverso le voci e gli occhi degli arbitri.Dopo il successo della scorsa stagione, la rubrica tornerà mercoledì prossimo sui canali ufficiali della Lega Italiana Rugby, con nuovi episodi settimanali tratti dal campionato di Serie A Élite Maschile.Attraverso immagini e audio reali, “Zona TMO” offrirà agli appassionati l'opportunità di entrare nel vivo del processo decisionale arbitrale, ascoltando le comunicazioni tra la terna e la moviola di supporto, per comprendere a fondo la logica e l'applicazione del regolamento.Un modo diretto, trasparente e coinvolgente per avvicinare sempre di più tifosi e addetti ai lavori al cuore tecnico e valoriale del rugby.«È un percorso graduale – ha sottolineato Riccardo Bonaccorsi, Coordinatore della Commissione Nazionale Arbitri FIR – che mira a rendere il settore arbitrale sempre più proiettato verso l’esterno, perseguendo un cambiamento culturale verso la figura dell'arbitro. Siamo molto soddisfatti del riscontro che “Zona TMO” ha avuto nella scorsa stagione: ha mostrato quanto interesse e curiosità ci siano attorno alle decisioni arbitrali e al funzionamento del TMO. L’opportunità di poterci presentare al grande pubblico, anche attraverso la vetrina televisiva e digitale, potrà accelerare questo processo di crescita, trasparenza e consapevolezza».Con queste due iniziative congiunte, FIR, Lega Italiana Rugby e CNA compiono un passo importante verso una nuova comunicazione sportiva, in cui anche la figura dell’arbitro diventa protagonista e interlocutore diretto con il pubblico, contribuendo a rafforzare il valore educativo, tecnico e culturale del rugby italiano.

Arbitri | 14/10/2025