L’Italia è pronta a iniziare il suo cammino nel Sei Nazioni femminile 2026, con un gruppo rinnovato e tante novità. Dopo il raduno di gennaio e la conclusione dei campionati con i club, le Azzurre si sono ritrovate per dare il via a un nuovo ciclo, tra nuovi ingressi, giocatrici rientrate dall’estero e un sistema di gioco da rimodellare. Tra le protagoniste c’è Vittoria Ostuni Minuzzi, reduce da una stagione da capitana con il Valsugana neo-campione d’Italia e pronta a portare la sua esperienza anche in maglia azzurra: “Ci siamo ritrovate dopo il raduno di gennaio, quindi era passato un pochino di tempo. Sappiamo di dover lavorare tanto e di essere solo all’inizio del torneo, quindi stiamo piano piano costruendo le basi per questi due mesi di percorso. È bello anche ritrovare le ragazze che giocano all’estero e che non potevano essere con noi al raduno di gennaio, con le quali continueremo a costruire insieme allo staff”.
A proposito di nuove proposte. Quella dell’Italia è una rosa piena di possibili esordienti: mai come quest’anno sono così tante. Questo garantisce freschezza, ma richiede anche dei tempi di adattamento maggiori?
“Sicuramente garantisce delle novità importanti. Come ha dichiarato il nostro staff, vogliamo iniziare un nuovo ciclo dopo lo scorso mondiale, sia perché alcune giocatrici hanno scelto di smettere sia perché altre non sono state convocate per scelte tecniche. Ci sono quindi molte esordienti in diversi ruoli. Io sono molto contenta che il gruppo si allarghi, perché ognuna porta qualcosa di nuovo: nuove sfide, nuove proposte. A livello di gioco dobbiamo riconnetterci e le nuove arrivate stanno lavorando duro per imparare alcuni movimenti e alcune richieste dello staff, entrando sempre di più nel dettaglio tecnico. Bisogna ricordare sempre che se queste ragazze sono qui c’è un motivo, per ognuna di loro, e sono convinta che continuando a lavorare come gruppo riusciremo a costruire qualcosa. È solo l’inizio e stiamo costruendo le basi, con calma, mattoncino su mattoncino”.
Quindi non vi siete poste obiettivi di risultato in questo Sei Nazioni?
“Obiettivi di risultato no: non guardiamo alla partita vinta o persa. Ci concentriamo sull’esprimere il miglior gioco possibile, in base ai principi che abbiamo scelto. I nostri risultati saranno legati alla capacità di esprimere il modello di gioco che vogliamo. Chiaramente se dovessimo riuscire a mettere in campo tutto quello che prepariamo, il risultato sarà una conseguenza della prestazione. Se rispetteremo tutti i nostri principi di gioco anche i risultati finali saranno positivi”.
L’esordio è a Grenoble contro la Francia, un test durissimo per una squadra che sta ricostruendo un nuovo ciclo…
“Sì, partiamo subito con una grandissima sfida, ma a noi le sfide piacciono: affrontare un avversario molto forte, che si è dimostrato all’altezza anche allo scorso mondiale arrivando in semifinale, è uno stimolo in più. Ci metterà in difficoltà, ma ci farà anche capire dove dobbiamo lavorare, evidenziando eventuali punti di debolezza in vista delle partite più alla nostra portata”.
Arrivi da uno scudetto vinto da capitana con il Valsugana, quanto ti ha arricchita questa esperienza?
“Tantissimo. Dopo tanti anni al Valsugana riuscire a fare un passo in più e acquisire questo tipo di leadership è un bel traguardo. Sono molto contenta della fiducia che mi hanno dato gli allenatori, perché non era scontato. Ho preso molto seriamente questo ruolo e la mia squadra mi ha aiutato tanto. Siamo un gruppo con grande esperienza, con più di dieci nazionali: guidarlo non è semplice, ma è stato un anno incredibile, tra staff e giocatrici. E la vittoria è stata la ciliegina sulla torta. Questo ruolo mi ha aiutata a comunicare di più, dentro e fuori dal campo: è stata una doppia sfida. Vengo da un anno molto positivo e spero di riportarlo anche in questo torneo. A livello internazionale è più difficile esprimersi come si vorrebbe: la pressione è maggiore e le occasioni diminuiscono. Bisogna essere molto brave a sfruttarle, e non è sempre facile farlo in ogni partita con la maglia azzurra. Spero di mantenere gli standard e aggiungere ogni anno un po’ di esperienza in più”.
Hai lavorato anche sul piede in questa stagione?
“Sì, lo sto allenando da un paio di anni, da quando abbiamo iniziato a lavorare con Corrado Pilat. In campionato hai più occasioni per provare cose nuove, mentre a livello internazionale ci sono meno opportunità e soprattutto c’è molta più pressione. La sfida è proprio questa: riuscire a mantenere la stessa efficacia nell’esecuzione anche a livello internazionale, e come detto, a noi le sfide piacciono molto”.
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