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Club House – Rugby Carpi

dalla base News |

La club house del Rugby Carpi è il luogo dove il terzo tempo continua anche quando non si è appena scesi dal campo. È lo spazio in cui generazioni diverse si siedono allo stesso tavolo: chi ha iniziato quando ancora non c’era un campo vero e proprio, chi oggi veste la maglia dell’U18, chi accompagna i figli e finisce per sentirsi parte integrante della squadra. Ed è qui che il rugby si vive insieme, soprattutto quando gioca la Nazionale.

Per Gianfranco Mazzi, genitore, consigliere e anima della club house del Rugby Carpi il significato è chiarissimo: «La club house è fondamentale per la vita di una società rugbistica. È il luogo del terzo tempo, ma può diventare molto di più: uno spazio di ritrovo, di amicizia, di unione». Durante l’anno è il cuore della vita sociale del club. Ma c’è un momento in cui tutto si amplifica: quando sugli schermi scorrono le partite del Sei Nazioni.

In quei pomeriggi la club house si trasforma. Le sedie si avvicinano, i tavoli si riempiono, qualcuno controlla che dalla cucina esca qualcosa di caldo. Poi, all’improvviso: «Ragazzi, inizia l’inno!» E il brusio lascia spazio a un silenzio carico di emozione.

Quando scende in campo la Nazionale italiana di rugby, non esistono categorie o ruoli: dirigenti, giocatori di Serie C, ragazzi dell’U18, genitori, volontari. Tutti insieme, una sola voce.

Tommaso Zanni, giocatore del Rugby Carpi, lo racconta così: «Il terzo tempo è quello che tutti aspettano dopo una partita. È il momento vivo, dove si parla, ci si scambiano opinioni. Se il rugby vive di placcaggio, la club house è l’anima del terzo tempo.»

E quando il Sei Nazioni si guarda insieme, quello spirito si rinnova. Si soffre per un placcaggio mancato, si esplode per una meta, si applaude anche nella sconfitta. I più piccoli osservano i grandi, imparano quando cantare, quando alzarsi in piedi, quando rispettare il silenzio dell’avversario.

Gianfranco Mazzi sorride ricordando un episodio: «Una volta, durante una partita dell’Italia particolarmente combattuta, alla meta decisiva si è rovesciato un tavolo per l’esultanza. Bicchieri ovunque, sedie spostate… ma nessuno si è lamentato. Ci siamo messi a ridere e abbiamo sistemato tutto insieme. È questo lo spirito.» E poi aggiunge: «All’inizio non avevamo una vera club house. Dovevamo portare tutto da casa: griglie, cibo, tavoli. Ma la voglia di stare insieme non è mai mancata.»

Tommaso Zanni completa il pensiero: «Quando non c’era una club house fisica, la club house eravamo noi. Ovunque ci riunivamo diventava la nostra casa. Guardare il Sei Nazioni in club house non è solo seguire una competizione internazionale. È un rito che viviamo insieme. È trasmettere valori, raccontare storie, sentirsi parte di qualcosa che va oltre il campo. Perché se il rugby è fatto di mischie e placcaggi, la club house è fatta di condivisione”. Ed è lì, davanti alla Nazionale, che la passione diventa davvero famiglia.