Guinness PRO14


GUINNESS PRO14, SI RIPARTE IL 21 AGOSTO PDF Stampa E-mail
Campionati
Mercoledì 22 Luglio 2020 07:07

 

 
inpho 01355490-1024x685A TREVISO BENETTON RUGBY v ZEBRE RC IN DIRETTA DAZN ORE 20
Dublino - A seguito delle consultazioni intercorse con Club e franchigie partecipanti e con le emittenti proprietarie dei diritti, il Guinness Pro14 ha ufficializzato il calendario e gli orari per la ripresa  del torneo.
 
Un calendario abbreviato vedrà il Guinness Pro14 2019/20 disputare ancora due turni di stagione regolare, le semifinali e la Finale lungo un periodo di quattro weekend consecutivi. 
 
A inaugurare il ritorno in campo, venerdì 21 agosto, sarà il derby italiano tra Benetton Rugby e Zebre Rugby Club a Monigo, in diretta DAZN alle ore 20 locali mentre sabato 22 offrirà una serie di sfide interne tra scozzesi, gallesi e irlandesi. A concludere il weekend della ripresa, domenica 23, con il derby gallese tra Ospreys e Dragons e quello irlandese tra Connacht e Ulster a Dublino. 
 
Ad oggi, non sono state ancora definite le date per i derby sudafricani di Guinness Pro14 tra Cheetahs e Southern Kings. In considerazione dell’evoluzione del COVID-19 in Sudafrica, le due squadre sono tornate ad allenarsi senza contatto solo questa settimana. Guinness Pro14 mantiene un costante contatto con la federazione sudafricana ed i Club per identificare date appropriate al ritorno in campo quando possibile.
 
Il Direttore del Torneo David Jordan ha dichiarato: “Sino ad oggi siamo stati incoraggiati dagli sviluppi che hanno permesso a tutte le nostre squadre di riprendere gli allenamenti. Grazie agli sforzi dei nostri Club e delle nostre federazioni, la volontà dei governi nazionali e il supporto dei nostri broadcaster abbiamo un calendario da seguire. Tutti gli stakeholder del nostro sport si sono dovuti adattare a lavorare sotto le restrizioni e nelle difficoltà imposte dalla pandemia e la loro risposta è stata sorprendente a ogni livello. Con la conferma di questo calendario siamo pronti a ripartire in sicurezza e dare un bentornato al rugby dopo un lungo periodo lontani dal nostro sport”. 
 
Di seguito il calendario del Guinness Pro14 per la fase conclusiva della Stagione 2019/20: 

XIV giornata - tutti gli incontri in diretta DAZN
Venerdì 21 agosto, ore 20
Benetton Rugby v Zebre Rugby Club

Sabato 22 agosto, ore 16.00
Scarlets v Cardiff Blues
ore 18.15
Edinburgh v Glasgow Warriors
ore 20.35
Leinster v Munster

Domenica 23 agosto, ore 15.15
Ospreys v Dragons
Ore 17.30
Connacht v Ulster

______________________

XV giornata - tutti gli incontri in diretta DAZN
Venerdì 28 agosto, ore 20.35
Glasgow Warriors v Edinburgh Rugby

Sabato 29 agosto, ore 18.15
Dragons v Scarlets
ore 20.35
Ulster v Leinster

Domenica 30 agosto, ore 16
Munster v Connacht
ore 18.00
Cardiff Blues v Ospreys
ore 20.00
Zebre Rugby Club v Benetton Rugby

Semifinali nel weekend del 4-6 settembre
Finale sabato 12 settembre

Guinness Pro14 valuterà le più recenti informazioni disponibili nei territori delle squadre qualificate per le fasi finali prima di definire una sede per le fasi ad eliminazione diretta. 

Per quanto attiene la conferma della disputa delle gare su suolo italiano, questa potrà avvenire solo ed esclusivamente in osservanza delle normative vigenti al momento della calendarizzazione prevista. 

 
DEAN BUDD: “AL BENETTON RUGBY MI SONO SENTITO A CASA, GRAZIE DI TUTTO” PDF Stampa E-mail
Campionati
Venerdì 19 Giugno 2020 12:15

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Approda a Treviso nel 2012 a 26 anni, catapultato direttamente dal Giappone. Il seconda e terza linea Dean Budd ha collezionato 115 presenze e 14 mete in maglia Benetton Rugby, tanto da divenire il capitano dei biancoverdi per due stagioni (2017-2018 e 2018-2019). Budd a Monigo sarà sempre ricordato come un pilastro della storia recente dei Leoni e otto anni dopo il suo arrivo in Italia ha deciso di ritirarsi.

Dean, giungi a Treviso nel 2012 dal Sol Levante. Come è stato l’approdo al Benetton Rugby?
«Nel 2011 stavo giocando in Giappone con Hottie Louw, un giocatore che ha militato al Benetton Rugby ed è un mio amico. È stata dura perché in Giappone lì il rugby, la cultura, lo stile di vita e le persone sono fantastiche, ma è molto diverso rispetto a qui in Italia. Lui mi ha messo in contatto con Franco Smith, poi sono venuto qua e mi hanno dato un bel benvenuto, abbracciandomi e facendomi sentire subito a casa».

Puoi raccontare come sono stati questi otto anni in biancoverde?
«Alla fine, gli otto anni posso dire che sono stati bellissimi. Sono state delle montagne russe, alcuni punti bassi come livello di performance, come accade dappertutto, e poi gli ultimi tre, quattro anni con Kieran abbiamo trovato veramente il nostro livello di performance, quel professionismo che mancava e la società è messa veramente bene adesso».

Quanto è stato difficile decidere di ritirarsi?
«È stato molto difficile prendere la decisione di ritirarmi. Treviso era casa mia, dopo otto anni qui, ma adesso non so cosa mi aspetterà. Mi sento triste nell’andare via, la mancanza degli amici, della società, del rugby più che altro. Anche lo spritz – sorride – non c’è in Nuova Zelanda. L’altro giorno siamo stati in montagna a bere prosecco e a mangiare bene, è tanto bella la vita qui».

Hai disputato più di 100 gare con i Leoni e sei anche stato capitano. I tifosi biancoverdi ti ricorderanno sempre con affetto.
«È stato un onore giocare più di 100 partite con il Benetton Rugby. È sempre stato il mio obiettivo da quando sono arrivato diventare capitano, è un onore che non dimenticherò mai. Essere il primo fuori dagli spogliatoi a Monigo, sentire il “Leoni” dei tifosi sono cose che rimangono con me per tutta la vita».

Sei anche stato capitano dell’Italrugby.
«Essere il capitano dell’Italia è stato un altro passo che non mi aspettavo, è ancora più bello giocare a quel livello. Ricordo quando ero andato via dalla Nuova Zelanda che ero contento di non giocare mai rugby internazionale. Ma avere l’onore di indossare la maglia dell’Italia, di essere capitano di un gruppo di ragazzi straordinario è stato bellissimo».

Quanto è stato importante l’ambiente trevigiano in questi otto anni?
«La città di Treviso, l’ambiente che c’è qui per il rugby, come mi hanno trattato quando andavo in giro, “Ciao Budd come stai?”, basta un saluto e ti fa sentire veramente a casa. Sono cose che non trovi ovunque, sono veramente uniche».

Hai quindi solidificato un grande rapporto con i tifosi biancoverdi.
«I tifosi sono straordinari qui. Arrivare in Ghirada, trovare cinque, sei persone, Umberto, Roberto e gli altri ogni giorno. Quando piove, col sole, se c’è la tempesta, ci sono sempre al nostro fianco. Quando alcuni giorni non vanno bene tutte le cose, ci sono sempre loro alle nostre spalle. Non dico che danno sempre i consigli che vuoi sentirti dire, ma sono onesti e c’è bisogno anche di questo, non solo una pacca sulla spalla, ma bisogna sentire ogni tanto la prospettiva dei tifosi. Qua a Treviso l’ho trovata».

Qual è la partita che non dimenticherai mai in maglia Benetton Rugby?
«Il ricordo più bello per me è la partita a Ravenhill. Era un periodo difficile, ero in scadenza di contratto, abbiamo giocato contro Ulster e ho segnato tre mete. Una tripletta che succedeva per la seconda volta nella mia vita, ma la prima qui al Benetton e mi ricordo proprio quando ho marcato l’ultima meta nell’angolo per il pareggio della partita. Mi sono sentito proprio a casa in quel momento, l’abbraccio dei compagni di squadra, i sorrisi a 32 denti, mi ricordo come fosse successo ieri».

I momenti più belli vissuti fuori dal campo?
«I ricordi più belli fuori dal campo sono quelli di una mezz’ora, un’ora o anche un’ora mezza dopo un allenamento duro che siamo tutti in spogliatoio parlando di niente e di tutto, risolvevamo ogni nostro problema. Sono questi i momenti più belli, quando sei stanco morto in inverno e sei con i tuoi amici. Le amicizie, proprio le amicizie».

Cosa ti mancherà del rugby giocato?
«Mi mancherà il sabato qua a Treviso, quando giochiamo alle 14.30. Mi sveglio la mattina, mi carico, faccio una passeggiata sotto il sole, torno a casa e gioco un po’ alla playstation per iniziare a concentrarmi. Poi quelle due ore prima della partita, la musica a casa che ti fa concentrare ancora di più. Dopo il tragitto in macchina da casa a Monigo, si vedono i parcheggi pieni, la gente per strada. Dal parcheggio la camminata verso lo stadio ed entrare in spogliatoio. Avevo la routine di salutare ogni persona, ogni giocatore, ogni membro dello staff. Appoggiare la borsa, indossare la maglia, prenderla in mano, guardarla e apprezzarla per un momento, poi la indossi, esci dallo spogliatoio con i ragazzi alle spalle. Sono cose difficili da spiegare, è una sensazione bellissima. Dopo inizia la guerra in campo, dai tutto e quando abbiamo vinto, come sta succedendo spesso negli ultimi anni, è la cosa più bella. Poi quando perdiamo, sapere di avere dato l’anima e il cuore, tutto, ci dà comunque soddisfazione».

Cosa vedi nel tuo futuro?
«È difficile poter dare una risposta sul mio futuro al momento. In giro per il mondo c’è veramente un caos, ci sono limitazioni e non so bene cosa posso fare. Ho sempre avuto nei miei piani quello di fare una vacanza per tutto il mondo, andare a trovare tutti i miei amici, con chi ho giocato, chi ho conosciuto nel mio viaggio di rugby. Per il momento penso che tornerò in Nuova Zelanda, passerò un po’ di tempo libero con la mia famiglia, visto che devo recuperare dopo questi otto anni, e poi deciderò cosa fare».

Puoi mandare un ultimo saluto alla grande famiglia del Benetton Rugby?
«Alla società, allo staff, ai miei compagni di squadra, a tutti i miei amici qua a Treviso e più che altro ai tifosi biancoverdi che sono sempre stati con noi, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me in questo percorso di otto anni e vi lascio con un cuore pieno e con tanti bei ricordi, grazie mille».

GUARDA L'INTERVISTA ESCLUSIVA

 
ALESSANDRO ZANNI: “SONO STATI UNDICI ANNI INCREDIBILI ED EMOZIONANTI” PDF Stampa E-mail
Campionati
Mercoledì 17 Giugno 2020 10:03

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A 36 anni Alessandro Zanni ha deciso di ritirarsi. Il seconda e terza linea friulano che è diventato una leggenda biancoverde disputando dal 2009 ad oggi 136 presenze in maglia Benetton Rugby, condite da 11 mete. Nel suo curriculum anche 119 caps in maglia Italrugby, per un flanker e un seconda linea tra i migliori in tutta Europa negli ultimi 15 anni. Zanni detiene la memoria storica dell’esperienza dei Leoni nella lega celtica, dato che faceva parte del XV titolare del Benetton Rugby che a Monigo il 4 settembre 2010 ha debuttato nell’allora Magners League. Una continuità di rendimento pazzesca ha caratterizzato le prestazioni di Zanni nell’ultimo decennio, lui che ha anche posseduto i galloni di capitano dei biancoverdi nella stagione 2015/2016 e nell’annata 2016/2017 coadiuvato da Alberto Sgarbi. Alessandro entrerà a far parte dello staff dei preparatori fisici della prima squadra ricoprendo il ruolo di assistente. Gradi di preparatore fisico che Zanni avrà anche nelle giovanili biancoverdi.

Alessandro, alla fine è arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo. Supponiamo sia stata una decisione difficile…
«Sicuramente quando una carriera finisce è un momento molto duro e difficile perché ti rendi conto che la più grande passione che hai, che è praticare il rugby, dall’oggi al domani non ci sarà più. Io ho iniziato a giocare a rugby nel 1991, sono passati un bel po’ di anni. Pensare da un giorno all’altro di non poter più scendere in campo con i compagni a praticare lo sport che amo è sicuramente una sensazione che mi mette in difficoltà, però l’età avanza ed è giusto fare una scelta per poi proseguire nella propria vita senza questo aspetto che è il rugby».

Sei arrivato al Benetton Rugby nel 2009, a 25 anni. In biancoverde hai vissuto più di dieci anni di carriera. Come sono stati dagli inizi fino ad oggi?
«Sono arrivato al Benetton Rugby nel 2009 con altri compagni da Calvisano. Il primo anno abbiamo subito vinto lo Scudetto, la Coppa Italia e la Supercoppa. È stata una sensazione incredibile perché arrivare in un ambiente nuovo con una tradizione importante come quella del Benetton Rugby è stato sicuramente bello. Sono stati undici anni incredibili, in cui ci sono stati momenti positivi, momenti negativi in cui la squadra si è trovata in difficoltà e i risultati non arrivavano. Però credo che le sensazioni che mi ha lasciato il campo e tutte le partite che ho affrontato insieme ai miei attuali e vecchi compagni mi hanno fatto crescere come persona e mi lasceranno qualcosa dentro per tutto il resto della mia vita».

Quali sono le sensazioni più belle attraversate?
«Momenti belli in questi undici anni ce ne sono tanti. Sicuramente la vittoria dello Scudetto contro Viadana a Padova nel 2010, la prima vittoria in Celtic League contro gli Scarlets, era anche la nostra prima partita in questa competizione e fu qualcosa di speciale. Arrivavamo all’appuntamento non sapendo bene cosa ci aspettasse perché venivamo dal Top10 che non era qualitativamente paragonabile a quello che poi avremmo dovuto affrontare. Eravamo con la voglia di giocare, ma anche ansiosi di vedere a che livello saremmo stati. Credo che quella vittoria ci abbia dato molta fiducia perché da lì, quell’anno, soprattutto in casa, facemmo delle grandi partite. Altri momenti splendidi ce ne sono tanti. La vittoria col Perpignan in Heineken Cup, allora erano i campioni in carica. La vittoria contro Leinster di due anni fa è stata la prima vittoria di una franchigia italiana sul loro campo. Anche l’accesso ai playoff dell’anno scorso è stato un qualcosa di storico. Forse solo noi dello staff e del gruppo di giocatori ci speravamo a inizio anno, però magari i tifosi e gli addetti ai lavori non si aspettavano questo exploit. Arrivare a un obiettivo che ci eravamo prefissati, competere al massimo fino alla partita contro Munster è stato qualcosa di straordinario».

Hai disputato oltre 100 presenze con i Leoni di cui sei stato capitano. Resterai un simbolo nella storia del Benetton Rugby. Cosa ti fa provare?
«Ho giocato più di 100 presenze con la maglia del Benetton, è stato un qualcosa di incredibile se ripenso al passato e alla mia carriera. Ogni partita che ho giocato in maglia biancoverde mi ha dato delle emozioni incredibili e delle sensazioni che porterò con me per sempre. Ho avuto la fortuna per un periodo di essere anche il capitano e di essere il leader di questa squadra e anche se non fu un momento particolarmente positivo, perché privo di risultati e vittorie, lo ricorderò sempre con piacere, perché è stato un periodo che mi ha fatto crescere come persona e come giocatore. Sono emozioni incredibili che conserverò per sempre e fra qualche anno quando mi guarderò indietro sicuramente rivivrò e ripenserò a dei bellissimi momenti».

Sei una leggenda anche per l’Italrugby, avendo registrato oltre 100 caps in nazionale.
«Ho fatto 119 presenze con la maglia della nazionale italiana, anche qua un traguardo importante. Se ripenso al mio primo cap a Prato contro Tonga, all’epoca non avrei mai pensato di poter raggiungere un simile traguardo. La maglia della nazionale è il sogno di ogni giocatore che vive per il rugby, di ogni ragazzino, da quando hai 10 anni fino a quando esordisci in prima squadra. Il fatto di averla potuta indossare con così tanta continuità è un motivo di orgoglio. Anche qui ci sono momenti bellissimi che porterò per sempre dentro, la vittoria contro la Francia nel Sei Nazioni, la vittoria contro l’Irlanda, il mio primo cap e ovviamente anche dei momenti negativi. Però tutto questo è un bagaglio importante che mi servirà nel prosieguo della mia carriera».

Quanto sono stati importanti la città di Treviso, Monigo e l’organizzazione del Benetton Rugby durante questi anni?
«L’ambiente di Treviso, dei tifosi, della società, di tutti gli addetti ai lavori è stato fondamentale per la mia crescita professionale perché Treviso è una città che vive e respira di rugby. Tanti cittadini sono appassionati e si è anche visto negli ultimi anni, dove in un Monigo stracolmo sono venuti numerosi a vedere le partite del Benetton Rugby. Sicuramente è stato un qualcosa di importante, abbiamo un centro splendido che è la Ghirada in cui si possono svolgere in maniera importante tutte le tipologie di allenamento, la palestra e le attività sui campi. Credo che questo abbia dato un grosso contributo alla crescita della squadra e ovviamente allo sviluppo della medesima».

La partita che non dimenticherai mai?
«Una partita che ricordo con piacere e gioia è stata quella contro Connacht nel 2016 perché abbiamo vinto all’ultimo minuto con un calcio di Jayden Hayward da quasi centrocampo e li abbiamo sorpassati praticamente a tempo scaduto. La ricordo perché venivamo da un bruttissimo periodo in cui avevamo subito delle sconfitte in successione e quella partita fu una sorta di liberazione. A fine gara vedere la gioia dei compagni di squadra, contenti di aver ottenuto un risultato, festeggiare dopo aver sofferto così tanto e dopo così tante sconfitte fu qualcosa di veramente liberatorio».

Per te inizia una nuova avventura, dato che diventerai preparatore fisico del Benetton Rugby. Come ti approccerai a questa nuova esperienza?
«Dall’anno prossimo inizierò una nuova avventura con lo staff dei preparatori del Benetton Rugby. Sono molto contento di questa opportunità perché è un ambiente in cui da questo punto di vista posso crescere molto. Lavorerò con persone competenti e che sono di livello internazionale, quindi sono ansioso di iniziare e di dare una mano, dare il mio contributo il più possibile. Ormai la preparazione atletica nel rugby è un qualcosa di fondamentale che va curato nei minimi dettagli, c’è molta attenzione da questo punto di vista perché il rugby è uno sport sempre più in evoluzione e da un punto di vista fisico richiede che i giocatori siano preparati al 100% sul campo, al massimo del loro potenziale fisico. È un’avventura, una scommessa ma sono pronto ad affrontarla con entusiasmo perché è un qualcosa che mi piace e che mi ha sempre affascinato nel periodo in cui ero giocatore».

Vuoi mandare un saluto finale?
«Volevo ringraziare tutti quelli che hanno gravitato intorno a questa squadra, al Benetton Rugby nel corso degli anni, da quando ho avuto la fortuna di trasferirmi qua a Treviso. Dai tifosi a tutte le persone che lavorano per la società perché il contributo di ciascuno di loro è importante per la crescita della squadra, affinché si possano raggiungere i risultati che abbiamo ottenuto l’anno scorso».

 


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